Recensione – “La sposa inglese” di Anita Sessa

In vista del nuovo romanzo di Anita Sessa, edito da Dri Editore, “A libro aperto” vi ripropone “La Sposa Inglese”. Non solo spero di farvi cosa gradita, soprattutto spero di farvi il favore, ricordandovi che fino a domani, questo romanzo e il nuovo contemporaneo “Parole”, li prenderete a meno di quattro euro! Un regalo per il week-end! ❤

Sinossi

Londra 1818.

Giunta nella capitale per la sua prima stagione, Lady Edith Courtenay, figlia di un ricco marchese, finisce nel mirino di un pretendente dalle poco limpide intenzioni. A trarla in salvo, con la proposta di un matrimonio di convenienza, è Archibald Lennox, Duca di Richmond e figlio di un vecchio amico di famiglia.
L’unione, nata con l’unico scopo di mettere al sicuro Edith, nonché le rispettive proprietà degli sposi, sfocia ben presto in una profonda attrazione. Ma proprio quando lo strano rapporto tra i coniugi arriva ad un punto di svolta, tutto è destinato a mutare.
Sullo sfondo dei paesaggi selvaggi della Scozia, terra d’origine del Duca, appariranno dal nulla un’amante dai capelli rossi e oscuri personaggi del passato, che metteranno in pericolo la vita di Archibald, il quale sarà costretto a partire alla volta del Devonshire per cercare di salvare una persona cara.
Edith nel frattempo si ritroverà faccia a faccia con la morte.

Titolo: “La Sposa Inglese”
Autore: Anita Sessa
Editore: Dri Editore
Genere: Romance Regency
Formati disponibili: ebook 2.99, cartaceo 12.99

Il Natale del 1817, vede la residenza di Courtenay House in fermento. All’aria resa frizzante per i preparativi  della vigilia, si aggiungono i pensieri legati al  debutto in società delle giovani Lady della famiglia.  Il marchese Lord Courtenay e il visconte Rutley sono ormai pronti a preparare quella “dote” atta al conseguimento del matrimonio delle loro figlie.

“Lady Margareth, alta e bionda, era sicuramente la più spigliata delle tre. Lady Charlotte, mingherlina e dai capelli castani (…) . E poi c’era Lady Edith, diversa dalla sorella e dalla cugina”

L’entusiasmo delle Lady madri è alle stelle, risultando quell’occasione quasi una prova generale. Ma quell’atmosfera sembra non contagiare tutte le donne, alla stessa maniera. La più reticente è anche la più anticonvenzionale delle tre giovani: Edith. La sua aspirazione maggiore è quella di viaggiare, ma ciò non si confà ad una signorina del suo rango. Ma, pensandoci bene, la Stagione le permetterebbe di lasciare per un po’ la tranquillità del Devonshire per perdersi nell’andirivieni delle carrozze della City…

“…si chiese cosa ci fosse di tanto speciale in un ordinario susseguirsi di alberi ricoperti da un lieve stato di neve. Qualcosa doveva pur esserci, perché gli occhi verdi di lady Edith erano accesi di una luce diversa, affascinante e malinconica allo stesso tempo, tormentati da qualcosa di indefinibile”

Pensieri che si susseguono in quella giovane testolina, che si mescolano a quello più grande: la speranza di non trovare un pretendente. Guadagnare un’altra stagione significherebbe godere di un ulteriore anno di libertà, lontano da quelle restrizioni sociali che le metterebbero un laccio al collo con la scritta Matrimonio, che non è altro che un contratto di convenienza tra due parti… un genitore ricco e un aspirante marito altrettanto ricco!
Intanto a Northam, due figure appartenenti alla stessa famiglia, si stanno avvicinando dopo un viaggio lungo un anno.
Lady Lisbet Lennox, forte di un’antica amicizia, torna a far visita insieme a suo nipote Archibald, ai marchesi di Courtenay. Il giovane duca di Richmond non passa di certo inosservato, vista la sua signorile bellezza, e dotato di quel sorriso così enigmatico. Gli apprezzamenti delle signorine sono inevitabili, solo Edith riesce a cogliere quel lato taciturno, passando oltre…
Anche il Duca non sembra troppo incuriosito a soffermarsi  tra le grazie femminili, il suo unico interesse è volto al suo patrimonio e al bene di quegli affari che troppo presto sono gravati sulle sue giovani spalle. Ma i conti non portano di fronte ad eventi inaspettati…

“Lord John Cecil, Marchese di Exeter. (…) E’ un vero piacere fare la vostra conoscenza, Lady Courtenay. La fama della vostra bellezza vi precede”

Ciò che Edith tanto sperava, viene spazzato via da uno sguardo e due sorrisi. In fondo, dovendo per forza maritarsi, Cecil rappresenta il male minore… E quel corteggiamento pressante e sfacciato, presto si rivelerà corrisposto, creando  e fomentando sentimenti contrastanti in Archibald… che gli faranno drizzare le antenne, pronto a captare anche il più sordido inganno.
Un susseguirsi di eventi del tutto inaspettati si verranno a creare sospinti dalla forza della gelosia e da quell’istinto di protezione che solo la vicinanza di Edith gli riesce a tirar fuori. Allora?? Non dicevamo che la dote era già pronta da un po’?…
Un sentimento consapevole contro uno nascente! Quella forte attrazione che anticipa e che confermerà quel legame indissolubile che giorno dopo giorno, insieme,  stanno costruendo. Tutto potrebbe essere perfetto se un problema, non estirpato alla radice in un passato troppo lontano, tornerà alla luce con effetti catastrofici… portandosi anche una cascata rossa di…
Presagi di morte, odore di sangue e sete di vendetta… si mescoleranno a quelle lacrime che ormai sembrano aver spento ogni barlume di speranza….

“Due giovani dal cuore puro, belli e perfetti l’uno per l’altra. Prima o poi, con tutta probabilità, se ne sarebbero resi conto anche loro.”

Ma se una giustizia divina esiste, ma soprattutto se l’amore può tutto… Non vi resta che prendere la prima carrozza diretta in Scozia e verificare con i vostri occhi.

Ormai credo sia chiaro di quanto il romanzo storico, il regency nello specifico, sia diventato per me “il genere” in assoluto. Ogni volta è come assaporare quel cioccolatino dall’aspetto invitante, senza sapere di cosa è farcito. E’ poi mi stupisco perché ognuno è diverso dall’altro, esteriormente e interiormente. E diverse sono le “reazioni” che può generare, le percezioni son diverse per ogni soggetto che l’“assapora”… Ma quel che conta, è il piacere di  immergersi in un’epoca che non mi appartiene e fingere di esserci stata. La bravura sta nel narratore, in base a quanto e come  racconta, all’entità dei battiti che riesce a far scatenare al lettore, eclissandolo sulla scena. Di cuore, mi vien da dire, che in questo genere non sono mai rimasta delusa ed ho trovato sempre le giuste competenze. Cambia la “dialettica”, lo stile tra un’autrice e l’altra, ma già ascoltare “Vostra Signoria”… Eccomi, sono partita per quel viaggio, che con voi ora voglio approfondire.

 Non è la prima volta che la Dri Editore, punta su un’autrice già affermata, è le porge il guanto di sfida. Di quale sfida parlo? Cimentarsi con un regency quando questo non è proprio un cavallo di battaglia. Anita Sessa, non solo ha accettato quel guanto, ma se l’è infilato e l’ha calzato alla perfezione, uscendone a pieni voti.
Come solitamente accade, la narrazione è affidata a chi ne sa un po’ di più. Ve lo ricordate il mio “narratore so tutto io”? (Non pensate che onniscente sia un po’ démodé?) . A qualcuno è sembrato che in questo romanzo abbia preso troppo il sopravvento, lasciando poco spazio ai discorsi dei personaggi. Per me, che adoro perdermi nel racconto, è proprio tutto quel chiacchiericcio che mi fa spaziare con la fantasia creandomi un mondo parallelo… ho trovato il tutto semplicemente sublime. La scrittura è priva di quei fronzoli che potrebbero rallentarne la lettura e proprio per questo è impossibile spostare gli occhi e distrarsi anche solo un momento. La mia ragione – quelle poche volte che funziona – mi ha fatto spegnere la luce a tre passi dalla fine, che tradotti in tempo, mi avrebbero fatto stare con gli occhi chiusi a lavoro…. Un’ora che rimandata al pomeriggio successivo, mi ha ripagata di quel tempo in stand-by, dandomi un finale desiderato dai risvolti impensati.

Il romanzo non mostra segni di cedimento e titubanza. L’autrice sembra sentirsi a suo agio in quel tempo a lei sconosciuto. Forte di quella ricerca che sicuramente l’ha aiutata a muovere i giusti passi, ci presenta tutti i suoi personaggi coerentemente con il periodo regency. Partendo dal vestiario, alla dialettica… a quelle tanto “sofferte” convenzioni sociali. Quella voglia di libertà che ben caratterizza Edith, si sposa alla perfezione con l’indole e la cultura del suo sposo Archibald. Spesso viene messa in risalto l’eterna rivalità tra inglesi e scozzesi, avvalendosi di un registro più informale e soprattutto più ironico.

“Io e voi non potremmo essere più diversi. Sono inglese fin nel midollo. E voi siete uno scozzese”
“Dimmi che finalmente hai lasciato perdere tutte le tue convinzioni da ricca moglie inglese e ti sei convertita agli usi e costumi della Scozia”

Ecco che con  esempi elementari, scopriamo come altri  punti fondamentali per un regency vengono rispettati alla perfezione.
Ma poi vogliamo parlare di quelle emozioni infinite, che si respirano ogni istante e in maniera più convincente andando avanti con la lettura? Il loro primo bacio e le sensazioni sulla pelle, mai si potranno cancellare.

 Mi rendo conto, come sempre, che non vi ho raccontato abbastanza. Tutto ciò per non togliervi il gusto della lettura e di godere appieno proprio di quelle emozioni che vi susciterà. Non è solo una storia appassionata, delicata, a tratti “avventurosa” e ricca di pathos. Edith e Archi (scusate l’eccessiva confidenza 😉 !), ci insegnano che bisogna lottare per le proprie idee, non bisogna infrangere i propri sogni e il proprio credo. Ma soprattutto ci ricorda che per amore, anche contro ogni ragione, spesso potremmo essere disposti a tutto… anche rischiando la nostra vita!

“Già il primo bacio meritava il massimo dei voti…”

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