Blog Tour – FIRST LADY di Susan Elizabeth Phillips – Recensione

BLOG TOUR: RECENSIONE – “FIRST LADY” di Susan Elizabeth Phillips

E’ l’ultima tappa di questo meraviglioso Blog Tour. Sara P. Grey, per “A libro aperto”, vi parlerà di First Lady di Susan Elizabeth Phillips, edito da Leggereditore.

Sinossi

Come fa la donna più famosa del mondo a nascondersi in bella vista? La bella e giovane vedova del presidente degli Stati Uniti pensava di essersi sbarazzata della Casa Bianca, ma le circostanze l’hanno costretta a rivestire i panni di first lady. Non per molto, comunque, perché ha deciso di fuggire, anche se solo per pochi giorni, per poter condurre la vita di una persona comune. Tutto ciò di cui ha bisogno è un travestimento perfetto… e l’ha appena trovato.

Un’intera nazione la sta cercando, ma la first lady è nell’ultimo posto in cui qualcuno si aspetterebbe di trovarla: è in compagnia di un uomo, uno straniero insopportabilmente riservato e pacatamente seducente il cui charm, il bell’aspetto e il fascino sensuale stanno risvegliando la donna che è in lei e insieme a due adorabili bambine orfane che hanno bisogno di una famiglia. In un viaggio che li vede attraversare il cuore degli States inseguendo il sogno americano, una folle avventura intessuta di amore, romanticismo e gloriosa rinascita.

  • Titolo: First Lady
  • Autore: Susan Elizabeth Phillips
  • Editore: Leggereditore
  • Data pubblicazione: 20 settembre 2019
  • Pagine: 400
  • Prezzo: 6.99

E-book gentilmente offerto dalla CE

Lasciatemi cominciare questa recensione con una frase scandalosamente popolare, che probabilmente avrete sentito ripetere più di qualche migliaio di volte, ormai: la SEP è una certezza. Ebbene, oltre che scandalosamente popolare, è vera, e ora vi spiego perché: la Phillips conquista e, quando lo fa, non fa prigionieri. Come? Le situazioni che crea: per quanto assurde e campate in aria, a tratti assolutamente improbabili, riesce a renderle credibili, o almeno a farci sognare che, un giorno, le stesse cose possano accadere a noi. È una delle poche in grado di farti credere plausibile che la First Lady (vedova) riesca a evadere dalla Casa Bianca e girare per mezza America senza che nessuno la riconosca. Roba che riesce solo alle eroine dei cartoni animati, quando si trasformano in paladine della giustizia e nessuno mai le smaschera.

I personaggi: talmente ben caratterizzati, anche se non eccessivamente approfonditi, che escono dalla pagina e ti entrano nel cuore. Personalmente, i primi a cui mi sono affezionata di più sono state proprio la scontrosa Lucy e Butt (che, per chi non lo sapesse, in inglese significa culo. Un giochino che diverte i protagonisti – e noi lettori con loro – per buona parte del libro). Cos’hanno di particolare questi due coprotagoniste rompiscatole per piacere più di Nealy e Mat? Che sono vere. Ti sembra di avercele nella stessa stanza. Per tre quarti di libro vorresti liberartene, ma la loro presenza scomoda ti entra dentro e le loro fragilità ti aprono come un coltello, appena te le fanno vedere. Ho pianto con loro, e io non piango quasi mai. Ma quando lo faccio è il mio campanello d’allarme, e significa che il libro è buono. Molto buono. C’è una scena a un certo punto… non faccio spoiler, ma vi dico solo che dopo quella è impossibile non affezionarsi e non soffrire con loro, quando soffrono, o gioire, quando sono felici.

L’ambientazione: per un’esterofila come me, godermi l’ambientazione All American è come avere la ciliegina sulla torta. Mettiamoci pure che i protagonisti si ritrovano in un assurdo viaggio stile “road 66”, tutto stradine secondarie e USA allo stato brado, e il gioco è fatto. Impossibile resistere alla qualità dell’aria che si “respira” fra queste pagine, o alle macchiette di personaggi che la strana famiglia incontra durante i propri spostamenti. La coppia di anziani in viaggio in camper? Così meravigliosi che mi è dispiaciuto salutarli, alla fine del libro. Gli agenti dell’FBI che rincorrono la first lady e cercano di scovarla? Degni di Mulder e Scully.

La storia d’amore: Susan Elizabeth Phillips è maestra nel creare quelle storie d’amore un po’ così, che ti fanno disperare e sperare al tempo stesso, ridere e piangere una pagina dopo l’altra, c’è poco da fare. Le storie d’amore che racconta sono vere, vissute, o meglio verosimili, e secondo me è questo che alla fine ti fa sognare. Non di sesso alle prime pagine – bim bum bam, la vedo, mi innamoro, fine – ma quel lento innamorarsi, il faticoso cercare compromessi ed equilibri che prima non sarebbero mai sembrati possibili. Dimenticatevi le assurdità da trame inconsistenti e scambi surreali, la Phillips è geniale con lo slow burn… costruisce la storia d’amore con semplici tocchi magistrali, e ti ci ritrovi invischiata assieme ai protagonisti senza neanche accorgertene.

Il lieto fine. Serve davvero che vi descriva il modo in cui tutta la storia è cucita per arrivare all’immancabile lieto fine? Serve che vi dica che il colpo di genio risiede nel farcelo pregustare e poi negarcelo, e trascinarci con gli occhi pieni di lacrime ancora per quella sudata, sofferta manciata di pagine che ci separano dalla grande dichiarazione d’Amore – con la A stramaiuscola, sì – e FINALMENTE l’epilogo che meritiamo? Non serve, no.

Vi lascio con la frase più bella, secondo me, che mi si è infilata nel cuore passando attraverso gli occhi:

Il suo petto si gonfiò di orgoglio. Gran parte delle famiglie nascevano quando lo spermatozoo incontrava l’ovulo, ma la sua era stata assemblata in modo meno convenzionale, con sangue rosso, blu e nero. Se le famiglie avessero avuto un pedigree, il suo avrebbe potuto essere classificato unitamente come meticcio americano.”

A voi lascio il piacere di scoprire di più su come si è “creata” questa straordinaria “famiglia”….

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