Cara Autrice ti scrivo… FABIANA REDIVO

Sempre un momento emozionante ospitare una nuova autrice. A lei mi lega un affetto particolare ed è tra le penne storiche della Dri Editore. La parola a Fabiana Redivo.

Dopo “Una ribelle per Lord Hughes” e “La vendetta di Lord Hughes”, Fabiana Redivo torna con uno spin-off, “Onore e Riscatto”. Nessun Lord, niente di meno che un pirata. Conosciamo meglio l’autrice, i suoi più recenti personaggi… e tutto ciò che vorrà condividere con noi! Mettetevi comodi…

Ciao Fabiana e benvenuta nel piccolo Mondo di A libro aperto. Un posto dove si respira carta e assaporano parole. Ma dimmi, quando è stata la prima volta che hai dato vita alle tue fantasie su un foglio?

Ciao Maika e grazie per avermi invitata. Come ho incominciato? Ah, guarda… ho cominciato a scrivere a causa di un’indigestione e ho pubblicato per colpa di un panino. Che ridi? (perché so che in questo momento stai ridendo) È vero! Nel lontano 1995 (eh, vegliarda io…) mio marito e io facemmo un viaggio straordinario in Sardegna. Una delle ultime sere mangiammo in un agriturismo e il cuoco aveva superato se stesso. Anche noi. Solo che non beviamo vino e senza liquidi “robusti” per aiutare la digestione, non ti dico cos’è stato… Comunque cibo ottimo. Più che ottimo. La nottata un po’ meno. Feci un sogno stranissimo, vedevo una fortezza inespugnabile circondata dal mare su tre lati. Sugli spalti la mia amica Andreina (con cui condividevo la passione per il fantasy) con un fagotto tra le braccia, mio marito sulla tolda di una nave ad affrontare la tempesta e sulla terraferma eserciti che combattevano ferocemente. Fuoco, terremoti, bufere di vento. Un casino (si può dire casino? perché ci sta). Niente, raccontai il sogno alla mia amica Andreina e lei mi spinse a scriverci su una storia. E siccome sono logorroica, ho scritto una storia da duemilacinquecento pagine (sei volumi). Il protagonista è un mago. Derbeer. Ovvero mio marito. Al termine della stesura del primo volume, lui, il mio mago, mi costrinse a spedire il manoscritto ad almeno un editore. Io, che ci credevo poco, lo inviai unicamente alla Nord con una lettera da spararsi in fronte tanto era poco convinta nel tono. E infatti Gianfranco Viviani (il fondatore della Nord) s’era già organizzato per restituirmi il manoscritto senza nemmeno leggere una riga del tomo, ma quel giorno era rimasto in ufficio e per pranzo s’era portato un panino. Non aveva altro da fare e così tra un morso e l’altro cominciò a leggermi. E invece del manoscritto mi spedì una proposta di contratto editoriale. Ecco. È andata così.

Cosa ti senti di consigliare ad una persona che vuole approcciarsi alla scrittura?

Leggi. Prima con l’anima. E se quanto hai letto ti risuona dentro, cerca di capire perché. Analizza. La scrittura è anche progettazione, tecnica. Ma non basta. Esci. Vivi. Osserva tutto con attenzione mentre cammini per strada: persone, atteggiamenti, suoni, odori, colori, forme… tutto questo afferralo con il cuore, non solo con i cinque sensi. Dai voce interiore alle emozioni, tue e quelle che attribuisci agli altri, di qualsiasi genere siano. Scrivi. Rileggi come se tu fossi il giudice più spietato di te stesso e riscrivi con tenacia. Tieni duro, perché iniziare è sempre più facile che portare a termine. Sogna. Sospendi l’incredulità tu per primo, mentre scrivi. E soprattutto, divertiti.

Sembra tanto. Credimi, non è che il principio.

Esiste quel famoso blocco dello scrittore? Hai mai dovuto farci i conti?

Per alcuni esiste, per altri no. Ne ho passato uno anni fa, andava a braccetto con alcuni problemi esistenziali. Poi la scrittura si è sbloccata e… ho cambiato vita. Radicalmente. Mi sono licenziata. Ero funzionario giudiziario. Posto di lavoro sicuro, stipendio garantito. Buttato via tutto e ricominciato da capo a cinquant’anni. Cinquantuno, per l’esattezza, era il 2011. Non me ne sono mai pentita. Ora scrivo quello che voglio quando voglio, perché sono in pace con me stessa. Non so dirti se questo sistema possa valere per tutti.

Una vasta bibliografia. Un romanzo al quale sei più legata e uno al quale vorresti dare una nuova luce.

Non sono una che torna indietro. Niente rimpianti. Rifiniture, sì, quelle sempre. Sono legata a tutti i miei scritti, e a ciascuno di essi in modo differente perché hanno segnato momenti ben precisi della mia vita. In questo momento vorrei dare voce ad alcuni personaggi della Saga di Derbeer con una nuova avventura che ho già iniziato a scrivere.

La scrittura per Fabiana è…

Emozione.

Quant’è cambiato il mondo editoriale dal tuo esordio? Il digitale ti ha spiazzato o piuttosto ti affascina?

Sono cambiate molte cose. Ho esordito nel 2000 con la Editrice Nord, come ho già spiegato in modo pittoresco all’inizio dell’intervista. In pratica sono entrata nel mondo dell’editoria fantasy dall’ingresso principale, come Cenerentola. Ma all’epoca esistevano quelli che io considero gli “artigiani del libro”. In pratica, l’editore era il primo a credere nella tua opera e la proponeva al pubblico (senza chiederti un centesimo di contributo, ovviamente). Oggi lo scrittore deve presentare alle case editrici un prodotto che sia considerato interessante dal punto di vista commerciale. Ma ci sta. Che piaccia o no l’idea, scrivere è comunque un mestiere. Piuttosto che finire tra le grinfie dell’editoria a pagamento (meglio una tipografia, credimi!), è preferibile il self publishing. Che poi oggi si dice “Autore Indie”. Certo, avere alle spalle un buon editore è la condizione migliore. E per “buon editore”, intendo una struttura che offra un editing degno di tale nome, copertine che rispecchino il contenuto del romanzo, visibilità grazie a un marketing curato, correttezza e trasparenza per quanto riguarda i compensi. Perché ci sono case editrici che fregano sul numero di copie vendute e che prima di scucire quattro soldi di diritti, fanno venire il latte alle ginocchia (alcune addirittura non pagano mai, ci puoi fare la croce sopra e poi le eviti come la peste). A questo punto, meglio il self. Il digitale, alla fine dei giochi, è uno strumento in più.

Sei titubante o propositiva di fronte a nuove sfide?

Mi divertono moltissimo. Però non le accetto tutte, solo quelle in cui mi sento davvero coinvolta.

Forse non dovrei dirlo, sembrando di parte, ma nutro una forte ammirazione nei tuoi confronti. La tua preparazione certe volte mi disarma, anzi mi incanta come la tua continua voglia di fare. Ti va di parlarci dei tuoi progetti o di idee chiuse in un cassetto da mettere in moto?

Adesso arrossisco… grazie, Maika. Grazie per la stima, credimi però quando ti dico che mi sento sempre molto ignorante, imparo cose nuove tutti i giorni. La mia mente rumina in continuazione, ho un sacco di storie chiuse dentro che non vedranno mai la luce. In questo momento sto progettando il prossimo romanzo targato DRI e portando avanti altri manoscritti che attendono nel mio computer, non tutti di genere fantasy. Uno in particolare mi sta a cuore, il più difficile. Riguarda l’adozione di mio figlio, che ormai ha 21 anni. Tocca corde personalissime. Un lavoro intenso su me stessa, perciò non mi prefisso scadenze di alcun genere. Prima o poi lo finirò.

Associandoti a Dri Editore mi viene in mente penna storica. E’ giusto definirti così? E come è avvenuto il tuo incontro con questa CE?

Penna storica, dici? A dire il vero questo onore spetta alla mia amica scrittrice Paola De Pizzol (M. P. Black). Le voglio un gran bene perché oltre a essere una brava scrittrice, è anche una persona autentica, schietta. Una perla rara. Grazie a lei, avevo già collaborato con Thomas Dri, per la sua collana di romanzi per ragazzi. Visto che mi ero trovata benissimo a lavorare con lui, perché non continuare? Thomas mi ricorda per certi versi il mio primo editore, Gianfranco Viviani. Thomas e io siamo diventati amici. Però non permettiamo mai all’amicizia di interferire con il lavoro e viceversa. Un rapporto umano all’insegna della correttezza, oltre che dell’amicizia.

La vita avventurosa di Lord Hughes un giorno si incontra con René Bosher. Un Lord e un pirata. Erano insieme già nel tuo immaginario, o le loro storie si sono intersecate man mano che scrivevi? E… avranno altro da raccontare?

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Inizialmente dovevano essere antagonisti. Poi non so cos’è accaduto… davvero. I meccanismi che governano la creatività sono imprevedibili e certe volte i personaggi si animano, vivono letteralmente di vita propria. Durante la stesura del romanzo “La vendetta di Lord Hughes”, improvvisamente René è balzato fuori di prepotenza. Ho visto in un lampo tutto il suo passato, il motivo per cui era diventato pirata, da chi era stato tradito. Sapevo tutto di lui, però non potevo sviluppare quella storia. Vedi, Maika, io non mi limito a predisporre scalette. Quando in me nasce una storia da raccontare, ho un intero mondo nuovo a disposizione. Hai presente il Grande Fratello? Io sono l’occhio indiscreto. Decido quali delle vite voglio andare a mettere in evidenza. Però a volte alcuni personaggi prendono l’iniziativa di prepotenza, come René. Di Lord Hughes e di René Boscher ho raccontato tutto ciò che valeva la pena conoscere. Per quanto mi riguarda le loro avventure sono finite.

Progetti futuri, per la scrittura e tutto ciò che vi ruota attorno. Hai delle curiosità che puoi svelarci?

Dunque… sto scrivendo il nuovo episodio del mondo del mago Derbeer, come ho già anticipato. Poi sto portando avanti un heroic fantasy con una protagonista femminile molto tosta. Lo so, sembra folle l’idea di reggere le fila di più romanzi contemporaneamente ma io ho bisogno di diversificare, di diluire la fantasia spalmandola su più fronti. Naturalmente sto anche progettando qualcosa di nuovo e totalmente privo di connotazioni fantastiche per la Dri Editore, però devo tenere le labbra sigillate al riguardo. Nulla di avventuroso. Di più non mi sento di dire.

Con dispiacere siamo arrivati alla fine. Permetteresti a Lord Hughes e a René di salutarci a modo loro?

Volentieri. Prima Lord Hughes, ovviamente (è un Lord…):

Il mio più grande segreto? Amo mia moglie più di me stesso. E da me stesso la proteggerò. Sempre.

Lord Edward Hughes

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E ora vediamo come risponde René Boscher:

Io sono René Boscher, Le Malouin. Corsaro per la Francia e anche pirata. E non devo spiegazioni a nessuno.”

Bravi ragazzi, ma l’ultima parola spetta a me che vi ho creati. E dico: grazie Maika, mia speciale #maikabloggerladyhawke, e grazie a tutti voi che mi avete letta. Grazie per aver condiviso il vostro tempo con il mio.

Grazie di cuore a Fabiana Redivo

P.S. Le immagini sono attive, per cui cliccandoci sopra, vi collegherete ad altri articoli del blog!

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