Blog Tour: “LA FORTUNA DI UNA LADY” di Sara P. Grey: INTERVISTA

Prima tappa del Blog Tour “LA FORTUNA DI UNA LADY

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Inghilterra, 1890.

Una ragazza sola, senza memoria, senza un soldo, scampata a una terribile tragedia.
Un duca dal cuore tenero e dalla volontà di acciaio.
Un incontro fortuito e il mistero di un’identità da scoprire: chi è Katherine “Rivers”? Una lady in fuga o una semplice istitutrice? E come può aiutarla il duca di Westburn a recuperare la memoria perduta?
Il passato torna a dare la caccia all’improbabile coppia e le rigide convenzioni sociali minacciano una prematura separazione giocando con la vita e le prospettive di felicità dei protagonisti di “La fortuna di una lady”.
Chi la spunterà?

INTERVISTA

Onorata di iniziare la prima tappa del Blog Tour di “La fortuna di una Lady” di Sara P. Grey. L’autrice, che mi conosce bene, so che si è preparata per la domanda più temibile, all’apparenza semplice da rispondere…

Chi è Sara P. Grey?

A tutt’oggi faccio molta fatica a rispondere a questa domanda… anzi, diciamo che lo faccio solo perché sei tu, Maika! Paradossalmente, per una che parla e scrive tanto, non mi trovo spesso a dare qualcosa di me “fuori dalle pagine” (digitali o meno) dei miei libri. Preferisco sempre tenere un filtro fra me e il mondo che mi circonda, che sia una pagina o uno schermo, non mi piace granché “mettermi a nudo” (un vizio che ho anche con i miei personaggi… nota la grande mancanza di scene hot nei miei scritti. Gioia e delizia.)

Che posso dirti, sono quella che lascia un pezzo di sé in ogni personaggio o storia che racconta, come tessere di un puzzle sparso in giro per il mondo. Chi le raccoglie tutte non vince niente, a parte divertirsi nella caccia al tesoro. Forse.

E quindi vediamo: amo la solitudine, ma la condivido con la mia gatta (Muffin, alias Lagattabigia, che avete incontrato in “Quello che si fa per Amore”). Sogno l’amore vero, ma non l’ho ancora trovato. Ne conosco alla perfezione le caratteristiche (e le ho descritte precisamente in ogni mio personaggio maschile, da Hunter al duca di Westburn). Sono una cinica, ma di quelle ipocrite, visto che mi ostino a scrivere lieti fini come se non ci fosse un domani (o non esistessero gli stronzi/le stronze a questo mondo)… quindi sotto sotto devo crederci, no?

O forse è solo colpa della Disney.

Amo i cartoni animati, le serie tv e, soprattutto, i film/le riduzioni storiche. Ho una vera e propria fissa per quelli, le produzioni BBC in primis.

Quando sono in vena e ho tempo sono capace di divorare anche 1 libro al giorno. Scrivo principalmente di notte, tipo alle 4, nella pausa fra un “sonno” e l’altro, e se per caso sono troppo stanca per mettermi a scrivere le idee geniali che mi vengono e quando mi alzo me le sono dimenticate… resto di malumore tutta la giornata.

Odio gli ipocriti e la gente pigra, i profittatori e quelli che praticano la cattiveria gratuita. Sono una che lascia molto correre (anche se mi hanno soprannominata #lastronza), ma se toccano qualcuno a cui voglio bene divento una killer spietata.

Per usare una citazione “colta”: “Non è colpa mia, è che mi hanno disegnata così.”

So cose molto interessanti sul tuo conto, e mi piacerebbe che rendessi partecipe anche chi sta leggendo questa intervista. Ci parli quando e come hai iniziato a leggere? Ok ok alle elementari o ancor prima, ma non intendevo questo…

Per me è bello anche ricordare come ho cominciato a leggere: in età da asilo, in verità, complici le fiabe sonore in cassetta che i miei genitori mi avevano regalato… e che mi hanno affascinata fin da subito. Ascoltando e vedendo le parole sulla pagina, seguendole col ditino, ho cominciato a leggere. Ancora mi emoziono se ci penso. E so a memoria parola per parola delle mie fiabe preferite.

In lingua, invece, ho cominciato alle superiori. In prima arrivavo da una classe francese e mi sono trovata l’unica a cominciare l’inglese da zero. Il prof che avevo (che ora, dopo tanti anni, ancora insegna… a una delle mie cuginette!) è forse quello che ricordo con più affetto e che mi ha lasciato di più, a livello di arricchimento culturale e personale: ci ha sempre spronati a non arrenderci difronte alle difficoltà e a leggere quello che volevamo. Dalla lista della spesa ai fumetti, dai romanzi horror ai più impegnati, a lui non importava cosa, bastava che leggessimo. Immagini dare il “la” a una come me che leggeva anche un libro al giorno, tanto era veloce? Negli anni sono arrivata a leggere quasi esclusivamente in lingua, con il vantaggio di non dover sottostare alle restrizioni del mercato italiano (su cui non arrivano tutti gli autori o tutti i libri anglosassoni, ad esempio), di gustarmi delle grandissime anteprime – e vantarmene con gli amici ahahah! – e di non dover sopportare traduzioni non esattamente impeccabili.

Guardo anche la tv in lingua, e lo faccio perché certe pronunce mi provocano un piacere fisico ad ascoltarle (avete mai guardato una riduzione storica dei classici targata BBC?? Giuro, da orgasmo – si può dire, vero?)

Il tuo primo romanzo. Un gioco, una scommessa con te stessa, oppure…

Il mio primo romanzo è stata una fanfiction, scritta sul pc alle medie perché “non mi piaceva” come avevano fatto finire uno dei miei cartoni animati preferiti dell’epoca… vedi tu. In realtà, tutti i miei scritti sono nati per colmare il “bisogno” che ho di raccontare le storie come piace a me.

La decisione di autopubblicare, e quindi uscire dal mio guscio virtuale, una di queste storie è scattata due anni fa (come vola il tempo!). Chiudendo un libro appena letto mi ha folgorato un pensiero: “Questo, però, lo sapevo scrivere anche io.” Non mi fa molto onore, magari, ma è così che è andata, e per fortuna che ho avuto quel colpo di sano narcisismo!

Credo che comunque sia stato un modo per mettermi alla prova, sì, e da allora non ho mai smesso. Con l’ultima pubblicazione, ad esempio, il mio primo storico… il pensiero è stato lo stesso: “Vediamo se sono capace di farlo, dai.” E l’ho scritto.

Per saper scrivere bene bisogna:

  • leggere tanto
  • avere una buona conoscenza sintattica e grammaticale
  • avere una fervida fantasia
  • non si finisce mai di imparare.

Contestualizza e aggiungi, o distruggi pure!

Secondo me, un mix delle cose, ma la prima e fondamentale? L’umiltà. Senza, crederemmo di sapere già tutto e non impareremmo nulla, mentre lo scrivere è un processo in continua evoluzione. Si parte dalle storie che abbiamo in testa – quindi sì, bisogna essere creativi e pure un po’ pazzi (a parlare come faccio io coi miei personaggi e ridere per le loro battute? Decisamente) – ma quelle storie e la lingua in cui le trascriviamo mutano continuamente. Si adattano alle mode, al periodo, al linguaggio comune, alle richieste del pubblico, a quelle dell’editing… e così anche l’autore si deve adattare. Essere disposti a sforzarsi di imparare a scrivere sempre “un pochino meglio di ieri” è, secondo me, il segreto per essere un bravo autore.

Le conoscenze di base ovviamente ci devono essere, ma anche i migliori non sanno proprio tutto tutto, ecco quindi che entrano in gioco editor, beta readers, correttori di bozze, consulenti di vario grado e natura… se l’autore non è dotato della necessaria umiltà o apertura mentale è destinato a vivere male il processo che segue la scrittura vera e propria.

Nel dubbio, faccio come consiglia una carissima amica mia: #iorestoumile.

La trilogia della casa, Hunter, Apnea, Quello che si fa per amore e i più recenti Dolce come il fiele e La fortuna di una Lady. Tanti libri all’attivo… Ma Sara P. Grey come vede questo percorso? C’è una crescita in questo lasso di tempo? e se vuoi, parlaci da self a CE.

Se guardo indietro mi sembra passato un secolo, se faccio il conto sono “solo” due anni. Due anni in cui ho imparato più cose che nei trenta precedenti; in cui ho sudato, riso, sofferto coi miei personaggi; in cui ho incontrato persone che valevano… e altre un po’ meno; in cui mi sono fatta le ossa, ho sbagliato, rettificato, ricominciato da capo. Sono caduta e mi sono rialzata. Ci ho sbattuto il muso e ho imparato dai miei errori.

Due anni di cui cambierei solo poche virgole e un paio di refusi.

I miei libri, quelli li terrei tutti. E anche le poche persone buone che ho incontrato e conosciuto grazie a loro.

Sono grata per il percorso fatto e per le persone che mi sono state accanto per insegnarmi qualcosa, sia con le maniere buone che con le cattive. Lo trovo meraviglioso e lo ricomincerei da capo, ma non mi serve: visto che sono convinta che non si finisce mai di imparare, sono sicura che il futuro mi riserverà altrettante lezioncine da cui trarre insegnamento.

Passare da self a CE non è poi questo gran cambiamento, se trovi la CE giusta e sei una che parte già organizzata. Ricordando poi ciò che abbiamo detto dell’umiltà e dell’ascoltare i consigli altrui, il gioco è fatto e le crisi d’ansia e autostima solo un lontano ricordo.

Ma passiamo al vero motivo per cui siamo qui: “La fortuna di una Lady”. Genere storico. Una tua scommessa o la richiesta della CE?

Dunque… è partita come una richiesta dalla CE, ma l’ho presa e accettata come una sfida personale. Quasi nessuno lo sa (spoilerone Maika, solo per te!) o meglio: nessuno ha ancora fatto il collegamento… ma Lady Katherine Brunswick è l’antenata di uno dei personaggi di cui ho scritto nel mio secondo libro uscito in self, “Ritorno a casa” (primo della trilogia della casa). Di quel libro, uscito ormai più di un anno e mezzo fa, qualcuno disse che “sembrava un regency”, per il tono usato e i modi in cui i protagonisti si interfacciavano… l’idea mi ha pungolato fino a che l’editore non mi ha chiesto uno storico.

Mi sono detta che se “Ritorno” lo sembrava, forse non ero poi troppo lontana dalla giusta via, e quindi potevo provarci… ho voluto nascondere una specie di easter egg fra le righe per le mie lettrici più affezionate che hanno tanto amato Brunswick Manor e i suoi personaggi, perciò ecco da dove viene il casato di Katherine (e il suo maniero) in “La fortuna di una lady”!

C’è da dire che mi ha comunque aiutata essere una grandissima appassionata di storico: le “grandi” le ho lette quasi tutte, divorandone a chili di regency e compagnia bella!

E poi, sono stata anche aiutata tanto dall’essere “adottata” dalle ragazze del gruppo “delle storiche” (Autrici) della DRI: fonti inesauribili di aneddoti, conoscenze e consulenze! Seguendo i loro discorsi e leggendo i loro libri si impara per osmosi… più che “storiche”, poi, le definirei proprio “eroiche”.

Una blogger scrive: Un vero scacco matto “La fortuna di una Lady”… e non si dica più solo #reginadelchicklit, aggiungete pure… #geniostorico. Come vedi questa affermazione? Ci credevi in questo enorme successo? (La blogger, sarei io ;-)! )

Quella Maika Medici… esagera sempre. Ha un cuore talmente grande che non vede i difetti della gente e dei loro scritti, ahahah! Scherzo.

Sono stata in ansia per mesi, dopo aver scritto la prima stesura di Lady. Non che non credessi nella bontà della storia, o che non sapessi se sarebbero piaciuti i personaggi… mi avevano fatta innamorare, quindi non avevo dubbi. Ciò che non sapevo era come avrebbe preso il mio pubblico un cambiamento di questo tipo. Certi lettori sono un po’ abitudinari, e cambiare genere è sempre un azzardo, se poi ci aggiungiamo che non volevo scrivere “un regency come tutti gli altri”, ma apportare il mio tocco personale al tutto… una bella scommessa, no?

Ora, non mi definirei proprio un genio storico, e qualcuno ha già storto il naso per lo stile “troppo farfallino”, ma come si dice: non si può piacere a tutti. La cosa più importante è che queste storie piacciano a me e che ci sia almeno 1 altro lettore a cui hanno fatto provare delle emozioni. Visto che ci sei tu, Maika, direi: Missione compiuta!

Uno dei tuoi più grossi meriti, oltre un’impeccabile ma soprattutto versatile scrittura, l’interiorizzazione dei tuoi personaggi. Credo che sia la parte più difficile di un romanzo…

Sbagli! Non c’è mai stata una sola volta in cui mi sia seduta davanti alla tastiera a pensare: “come dovrei esprimere l’interiorità di Tizio, o Caio, o Sempronia?” È una cosa difficile da spiegare, ma succede così: mi arriva in testa la storia di uno o più personaggi, comincio a immaginarmi le scene, e ognuno di loro ha già il suo carattere, la sua “voce”, i suoi pensieri. Quando mi metto a scriverli, sono loro, non io. Tipo possessione demoniaca, hai presente?

Io sono loro. Donne, uomini, non fa differenza. È la loro voce, non la mia. Come pensano loro, non io.

La parte più difficile? Mettere insieme i pezzi e dargli una forma più fluida possibile. Incastrare i dialoghi e “allungarli” con le descrizioni… anche se qualcuno obietta che a volte sono inutilmente descrittiva, quei pezzi di passaggio servono, per dare fondamenta e consistenza alla trama. E sono la parte più difficile per me da scrivere… alle volte devo proprio costringermi a farlo, dicendomi: “su, qui devi approfondire, non fare la solita supreficialina facilina… la gente vuole crogiolarsi nei dettagli!”

Viene spontaneo leggendo “La fortuna di una Lady”, fare un confronto tra la donna dell’800 e oggi… Tratti un tema che è ancora tanto attuale. Senza spoilerare troppo, puoi dirci qualcosa?

Una delle parti più belle del lavoro è stato poter inserire qua e là qualche spunto di dialogo per fare riferimento alla condizione della donna, in quei tempi come nei nostri. In un certo senso ho voluto “giocare” su più livelli con il senso di inadeguatezza di chi si trova a dover dipendere da un uomo per la propria sopravvivenza (noi donne moderne in quello, almeno, siamo molto più fortunate: possiamo rimboccarci le maniche e provvedere a noi stesse, senza dover per forza stare ad aspettare il buon samaritano/padre padrone della situazione). Io che odio dover dipendere da qualcuno, nei panni di Katherine sarei impazzita o morta di imbarazzo, e tu?

Sparsi per il libro ci sono vari spunti: si parla delle donne fragili solo in apparenza, ma dotate di più coraggio e fibra morale di qualsiasi altra creatura al mondo; di bellezza e utilità, di emancipazione, anche… ce n’è per tutti i gusti, se si ha voglia di leggere fra le righe e spingersi oltre l’apparenza -appunto – della mera storia raccontata.

Katherine ha perso la memoria ed Edward si rivela l’ “uomo”, l’unico che ha pensato a proteggere una sconosciuta, quando ancora non poteva interpretare i propri sentimenti. Come è nato questo personaggio fuori da ogni cliché e se mi posso permettere, indimenticabile?

Il caro duca, in realtà, è un cliché bello e buono… con cui ho voluto giocare un po’. Ero stanca dei soliti protagonisti che ormai ai miei occhi risultano sciapi e privi di spessore, tanto sono tutti uguali, perciò mi sono detta: perché non prendiamo il classico duca irreprensibile, costretto dalle convenzioni sociali, ligio al dovere, un tantino noioso forse, e non lo mettiamo difronte a un maledetto bivio? Comportarsi secondo i canoni dell’epoca oppure secondo coscienza?

Non avremmo potuto innamorarci del primo, figlio del suo tempo e burattino nelle mani del ton, ma del secondo… uh. Pere cotte in 3, 2, 1…

Che poi, dai, è sempre e comunque l’archetipo di uomo che tutte sogniamo: quello disposto a combattere, rinunciare a tutto, morire persino, per noi… (tremore di gambe, sospiro e occhi a cuore).

Dovremmo aspettarci un “secondo tempo”? Sento un personaggio, gridare a gran voce, la sua parte di gloria.

Il personaggio che grida a gran voce ce l’ho nella testa praticamente dal primo giorno in cui ho battuto la parola “Fine” in fondo a Lady. Ha già un suo titolo e un suo manoscritto iniziato… devo solo capire come conciarlo per le feste! Poverino… alla fine mi sa che né lui né voi mi ringrazierete molto, per ciò che ho in mente di fargli capitare fra capo e collo… eh eh eh.

Piccolo indizio: anche in questo caso le apparenze racconteranno una storia ben diversa dalla verità, e ciò che prima sembrava vacuo, vanesio e superficiale si rivelerà pieno di profondità insospettabili, a tratti anche dolorose.

Progetti futuri immediati? Spoilerino Natalizio, puoi?

Ma che spoilerino, ormai lo sanno tutti che SI TORNA ALLO SWEETLAND CUPCAKE & CAFE’ a trovare Amalia e Misha!

Per Natale, se vorrete, ci sarà da ridere (ma non è tutto un carnevale di Rio quello che suona “fa la la la lah…”); poi con il nuovo anno chissà. Una pagnottella è già in forno, qualcuna sta ancora lievitando e un’altra la sto ancora impastando… di sicuro non vi lascerò a bocca asciutta, ecco.

SI ACCETTANO RICHIESTE – tipo dj alle feste di compleanno – eh! Fatevi sentire…

… Almeno fa che il tuo prossimo personaggio, a modo suo, ci lasci un saluto 😉

Il prossimo personaggio, in ordine cronologico, è un ritorno, perciò eccolo: “Forza e coraggio, chiappette belle, su col morale… Natale si avvicina! E il nostro, modestamente, avrà sotto delle gran pall… ehm… ci siamo capiti.”

Grazie a Sara P. Grey, per tutto!

Grazie a te, cara Maika, per più cose di quante ne potrò mai elencare in centinaia di queste pagine bianche…

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