Review Party: "NOTTE NUMERO ZERO" di Rebecca Quasi

Dri Editore ci presenta… Notte numero zero, da cui tutto ha inizio. Dove non ci sono repliche, per qualcosa di più sublime! Beh, sublime è la scrittura di Rebecca Quasi, che con questo ennesimo romanzo ci lascia a bocca aperta e con il cuore in tumulto. Andiamo a scoprire cos’è successo, e non solo quella notte, tra Mario e Costanza.

Sinossi

«Non ci sono due letti» sentenziò seccato Mario.
«Vedo.»
Vedo.
«Non c’è nemmeno il divano.»
«Perché dovrebbe esserci un divano?»
«Per non dormire insieme?» la provocò lui.
«Il letto è abbastanza grande. Mi sembri teso.»
Ma va là?

13 dicembre 2015. Costanza e Mario, due sconosciuti, sono bloccati all’aeroporto di Londra-Stansted a causa di una bufera di neve.
Lei gioca a scacchi da sola, lui la spia con curiosità perché Costanza, oltre ad avere le clavicole più spettacolari che Mario abbia mai visto, durante la partita confabula con l’alfiere nero.
Dallo stalking passano a giocare insieme e, quando tutti i voli vengono annullati per il maltempo, i due decidono di dividere prima un taxi e poi una camera d’albergo.
Prende vita così una notte indimenticabile, quella che per entrambi diventerà la “Notte numero zero”.
Il giorno successivo, atterrati all’aeroporto Marconi di Bologna, Mario e Costanza si salutano certi che non si incontreranno mai più.
Aprile 2018. Mario è sposato da nove mesi. Un pomeriggio, si imbatte per caso in un fondoschiena inconfondibile…

Ritorna per noi Rebecca Quasi, dopo lo strepitoso successo dello storico Scacco Matto Vostra Grazia. Questa volta ci regala un bellissimo contemporaneo, differente dai suoi precedenti, che ha ancora a che fare con gli scacchi. Siamo sicuri vi piacerà. Buona lettura!

***** ROMANZO AUTOCONCLUSIVO *****

E-book gentilmente offerto dalla CE

“Begli occhi nocciola, quasi gialli, perfetti in quel viso a cuore leggermente cosparso di efelidi. Belli anche i riflessi rossicci dei capelli che assomigliavano alla buccia delle castagne. Niente male soprattutto le clavicole. Era la seconda cosa che guardava in una donna. La prima in quel caso era coperta da un paio di jeans e ripiegata tra un tavolino e il trolley.”

Poi lo rivede, la sua rotondità sfida il cerchio di Giotto, e come quest’ultimo, il fondoschiena di Costanza Soprani è… unico e inimitabile! Ma non dovevano vedersi più? Due persone così diverse, lontane nei gusti, nello stile di vita, apparentemente incompatibili, si incontrano di nuovo, e perlopiù nello stesso ambiente, quello di Mario. Nella vita di Mario. E di Carlotta, sua moglie. Perché in quel lasso di tempo di quasi tre anni si è sposato, lo scapolo incallito. Lo stesso che si teneva lontano un miglio da coinvolgimenti amorosi e passionali… soprattutto occasionali.

Quella è stata – appunto – un’occasione. Un delizioso, sublime ed estemporaneo incontro di corpi, al sicuro da malattie, dal ciarlare della gente… una distrazione – risultata poi gradevole – lontano da sgravi fiscali. Rinunciare ad un dossier da settantacinque pagine per due meravigliose clavicole (e non solo!), e ammucchiarsi ad una donna in compagnia di un alfiere nero, vi sembra una situazione del tutto normale?

Lui dice di lei che è strampalata, fuori di testa, inaffidabile e forse… facile, frivola e sicuramente non alla sua altezza. Lui commercialista con abiti d’ haute couture e lei al massimo un vestitino sintetico di H&M… forse è proprio quel materiale a scatenare l’elettricità tra i due, e gli “isolanti” ci sono, di tutti i gusti, anche fruttati.

Di acqua sotto i ponti ne è passata, inquantificabile come i maschi nel letto di Costanza – ed equivalente – in negativo – in quello di lui. Mario ama Carlotta. Lei lo completa, anzi, contribuisce ad accentuare la sua pignoleria, e sa tenere a bada gli ormoni di entrambi. Un pensiero al lato b migliore del mondo – capace di scatenare istinti sopiti – e spenti più veloce di una squadra di pompieri, da quella moglie algida e impostata. Sicuramente una vita piena di regolatezze, in fondo ciò che Mario ha sempre cercato… Ma allora perché continua a desiderarla e a sognare – anche se non lo ammetterebbe mai – una vita con Costanza? Forse perché persevera nell’ondeggiare con le clavicole ben in vista, davanti ai suoi occhi, da quando è stata incaricata di certi eventi…

E mentre si muove in maniera sinuosa, scopre in lei la scaltrezza, l’intelligenza, l’arguzia. Non è solo sensuale, soprattutto non è frivola. Furba, attenta agli altri e soprattutto al bene di Mario. Costanza tiene a lui, ma non lo ama. E lo urla a gran voce. E il commercialista Manzini è ancora convinto di amare Carlotta. Tutto ciò perché…

“Non è la realtà che conta, ma come la percepiamo”

Perdersi e ritrovarsi sempre per caso. Il fato prende le redini in mano e prova a dare anche solo un momento di beatitudine ad entrambi… o forse una vita insieme! Pause lunghe e istanti unici, per studiare i propri sentimenti, per correggere le proprie lacune… e per sistemare qualche piccolo guaio…

Una scacchiera e dei pedoni che mentalmente riportano indietro nel tempo. Impossibile non pensare “A scacco matto, Vostra Grazia”, altro capolavoro della penna di Rebecca Quasi, per Dri Editore, inquadrato in altro tempo storico. Mario e Costanza ci riportano ad oggi, ad una complicità diversa da quella di Persival e Emma, eppur iptonizzati entrambi da dita che si muovono lì, sopra quei piccoli quadratini.

Nasce inconsapevolmente un amore. Una pozione magica sicuramente istillata da Clarence che fa la parte dell’amico “traditore”. Lui dà consigli, ascolta e osserva, sicuramente felice dell’epilogo, e di più – ancor prima – in quel negozio con tutti quei pizzi fru fru nei quali gettarsi. Amico perlopiù fedele, che ascolta deliri e silenziosamente osserva, chiudendo anche un occhio. Sì anche guardone, per tre… o no, quattro volte e tante altre ancora. Ma anche attento a capire l’idiozia e la cecità di entrambi. L’ incapacità di guardare verso l’altro e soprattutto dentro se stessi. Paura di perdere ogni certezza, per l’ignoto che entrambi sanno di rappresentare.

Costanza ha perso tutto. L’unico che le ha fatto da padre, l’ha cresciuta con regole rigide, e la più importante è quella di tacitare il cuore. Nessun problema per lei, che l’ha sentito smettere di battere un giorno in particolare… ma poi si è rianimato, di fronte ad un completo da duemila euro, con le tasche piene di pixxe mentali. Si sono conosciuti a sprazzi, ma lo hanno fatto bene, seppur ognuno ha cercato di sfoggiare un’altra facciata, una realtà fasulla…

Una narrazione in terza persona che ha permesso di spogliarli fino in fondo, attraverso dialoghi e ricordi. L’interiorizzazione dei personaggi, è uno tra i punti forti dell’autrice, che riesce a dar vita ai protagonisti e a quelli meno di rilievo, senza mai metterli in un angolo. Con Rebecca Quasi, vale la frase fatta “vi ritroverete sulla scena” perché è davvero così. Ognuno di noi avremo un’idea estetica diversa di Mario e Costanza, ma vedremo due persone fragili che si nascondono dietro a certezze presunte… fino a quando non sapranno che uno rivolterà quelle dell’altra.

Poi, un altro déjà vu… il volto dei protagonisti si sfocano fino a portarmi a Londra da Adriano e Bianca, lì dove si sono ritrovati. Ambiente diverso, ma l’isola Britannica fa ancora da sfondo, e si rende complice di un altro riavvicinamento. Non vi ho detto che li avverrà l’epilogo, ma soprattutto se ci sarà per entrambi, insieme. Sapete, con la Quasi fino alla fine non si sa che piega potrà prendere un romanzo. Ci sarà un altro scacco matto? Un vincitore e un vinto, o giocheranno ad armi pari e saranno costretti a deporle?

Sorprendente, sublime… per gli occhi, per il cuore e per l’animo. Vuoto che equivale a sollievo ma anche a mancanza. Mi manca Mario, la sua concretezza per poi mostrarsi così diverso. Senza deludere mai, anche quando fa il difficile e ci sarebbe da sbatterlo sotto la doccia con i vestiti e tutto (ops, sta frase la rivedrei daccapo 😉 ). Mi manca il prendere la vita con leggerezza di Costanza anche se poi…

Dovrete scoprirlo e tornare a raccontarmelo. Vi auguro buona lettura, ma solamente dopo aver ringraziato Rebecca Quasi per quest’ altro piccolo sogno. E ricordatevi… non è mai tardi!

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