Lancio un libro: “IL MARGINE DELLA NOTTE” di Ferdinando Salamino

Ferdinando Salamino ci onora della sua presenza, partecipando alla rubrica #lanciounlibro. Dal cannone di A libro aperto, direttamente nelle vostre mani, “Il margine della notte”, edito Golem Edizioni.

“Lancio un libro cambia veste. Lo scopo resta lo stesso, far conoscere una nuova lettura, nel giorno di pubblicazione o in prossimità. L’autrice/ore risponde – con un video registrato – alle domande degli iscritti al Gruppo di A libro aperto.”

Nelle domande, volutamente, non è stato inserito il nome di chi le ha “postate”. Se volete scoprirlo, guardate il video di Ferdinando Salamino! 😉 Veramente imperdibile!

Non conosco l’autore quindi mi sento di chiedere il genere del romanzo. Thriller?

Direi che si tratta di un incrocio tra thriller e noir. Certo c’è una caccia all’assassino, ma si incrocia con tematiche sociali come immigrazione e violenza sulle donne.

Come descriveresti questo tuo romanzo utilizzando solo una frase?

Un viaggio al confine tra luce e tenebra.

Cosa provi quando metti la parola fine alle tue storie e devi lasciarle?

È un po’ strano, il rapporto con la parola “fine” di un romanzo. Arrivi a un punto della storia dove non vedi l’ora di svoltare l’angolo e scoprire cosa succederà, hai quasi fretta di percorrere quegli ultimi metri. Poi arrivi e per un istante ti senti vuoto. Avverti la fitta della nostalgia in fondo allo stomaco, ma è proprio quella nostalgia che ti fa venir voglia di raccontare un’altra storia, in fondo.

Non conoscendoti come autore, mi dici un aggettivo per definire te come scrittore e uno per definire il tuo romanzo?

Per definire me, direi “istintivo”.

Per il romanzo, forse la parola più adatta è “sottile”.

Io sono una grande fan di Michelino. Domanda che mi assilla… La sua avventura è terminata o tornerà? Aggiungo i complimenti.

Allora, comincio col dire che mi affascina molto questa cosa che un tizio alto un metro e novanta, con un serio problema di gestione della rabbia e un paio di omicidi nel curriculum abbia in qualche modo i suoi lettori (e soprattutto le sue lettrici) a chiamarlo Michelino.

Comunque, per rispondere alla tua domanda…

Rullo di tamburi…

Michelino tornerà con un’ultima avventura, la chiusura della trilogia dedicata a lui e al suo grande, tormentato amore, Elena (che qualche amica, simpaticamente, sceglie di chiamare “la secca). Il romanzo è già ultimato e in fase di rifinitura, poi passerà nelle mani dell’editore. Mi piacerebbe darlo alla luce per la fine del 2020 o i primi mesi del 2021.

Ah, e grazie infinite per i complimenti. Non sono per forza meritati, ma di certo sono graditi!

Dopo il capolavoro del Kamikaze, quanto è stata alta la tua paura di riprendere in mano Michele Sabella?

Dario, sei sempre troppo buono! Diciamo che un po’ di timore c’era, perché da un lato “Il kamikaze di cellophane” è piaciuto tantissimo e tutti volevano un secondo capitolo, dall’altro c’era il rischio di bruciare un personaggio che amo, facendosi prendere la mano dal desiderio di accontentare il pubblico. Per me era importante che “Il Margine della Notte”, pur avendo gli stessi protagonisti, non fosse una replica “bollita” di “Kamikaze” e, almeno in questo, credo di aver fatto centro. Chi lo leggerà si troverà di fronte a uno scenario completamente diverso, quasi spiazzante. Farà fatica a riconoscerli, all’inizio, i suoi eroi. Ma alla fine tutto avrà un senso.

Un pregio e un difetto della tua scrittura?

Un pregio direi la mia capacità di creare scenari e personaggi vividi, quasi cinematografici per quanto diventano concreti e reali per il lettore. Un difetto, sul quale sto cercando di lavorare, è che a volte li amo un po’ troppo, questi miei figli di carta e inchiostro. Rischio di perdere il quadro generale della storia per amore di questo o quel protagonista.

Le cover dei tuoi romanzi sono inquietanti ma rappresentative dei tuoi libri immagino. Come nasce l’idea e te ne occupi tu?

Ho la fortuna di pubblicare con una casa editrice piccola, ma straordinaria, e di avere un’artista vera come Valentina Catto a occuparsi delle copertine. La cosa che amo di più, nel suo lavoro di grafica, è che non è soltanto il genere, a essere rispettato, ma il cuore emotivo del romanzo, la sua unicità. Se per esempio prendi la copertina de “Il Kamikaze di cellophane”, c’è tutta la storia in una immagine. Un cuore imbustato nel cellophane, con un volto di donna tra le pieghe, e una Milano grigia sullo sfondo. A me sono occorse quasi trecento pagine per raccontare la stessa cosa!

Sinossi o cover, a cosa dai più importanza per la promozione di un libro?

Musica o testo in una canzone? È una scelta difficile, credo che siano entrambe improtanti, entrambe devono comunicare qualcosa, arrivare alla testa e al cuore del potenziale lettore.

1) Questo romanzo è autoconclusivo o fa parte di una serie? Se si tratta di una serie, di quanti romanzi sarà composta? 2) Quali sono i tuoi autori preferiti? Hanno in qualche modo influenzato la tua scrittura?

Prima domanda: entrambe le cose. Tutti i miei romanzi possono essere letti a prescindere da quello prima o da quello dopo. Hanno un inizio e una conclusione. Se uno decidesse di non leggere mai più niente scritto da me, saprebbe comunque come è andata a finire quella storia. Al tempo stesso, i tre romanzi, i due pubblicati e quello in arrivo, raccontano la vicenda umana di due ragazzi, Elena e Michele, nell’arco di quindici anni. Il terzo sarà anche il capitolo conclusivo, anche se nella vità non si può mai dire…

Seconda domanda: Il mondo è così pieno di autori meravigliosi che a volte mi domando perché perdo tempo a scrivere quando c’è così tanto da leggere! Diciamo che cerco di apprendere da scrittori che mi colpiscono per un tratto particolare: la prosa spietata di Palanhiuk, i tormenti interiori di Dostoevskj, gli intrecci magistrali della Atwood… potrei continuare fino a domani. Non diciamo però che mi ispiro a loro, altrimenti un asteroide ci colpisce all’istante!

Da cosa ti lasci ispirare quando scrivi? Segui una scaletta o vai di getto?

Nel mio genere andare di getto al 100% è impossibile. Essendoci una componente investigativa, un minimo di pianificazione, e molta ricerca, sono indispensabili. Non sempre, però, la storia è guidata dall’autore, spesso i personaggi prendono il comando. A quel punto può succedere di tutto: che chi doveva morire sopravviva, oppure il contrario.

Quando hai capito che la scrittura avrebbe fatto parte della tua vita?

Da bambino, quando il mio vicino di casa mi regalò una macchina per scrivere Olivetti. Ho capito presto che per essere felice avevo bisogno del tintinnio dei tasti sotto le dita. Anche se ora il suono è cambiato e la tastiera è quella di un computer, il rapporto è rimasto lo stesso. Un bisogno fisico di raccontare storie.

Mi collego alla domanda precedente… Se già sai prima di iniziare a scrivere dove andrai a parare… Capita che invece i personaggi siano indisciplinati e vogliano seguire il loro istinto? In quel caso li riporti in fretta sulla retta via, oppure segui loro?

Un po’ e un po’. Io segno i confini di una storia, creo dei personaggi e fornisco loro una motivazione. Poi lascio che vivano. In un certo senso, sono loro a suggerirmi poco alla volta come finirà.

Visto quello che volevo chiederti è stato già scritto io divago e ti chiedo, cosa ti piace leggere? E secondo te i 3 più belli del 2019.

Amo il noir, il thriller, la fantascienza e la narrativa generale. Leggo ancora volentieri molti classici, ma non disdegno i contemporanei e nemmeno gli esordienti.

I più belli che ho letto nel 2019 sono, senza un ordine particolare:

“L’assassino cieco”, di Margaret Atwood; “Il grande Gatsby”, di Francis Scott Fitzgerald; un (ancora per poco) inedito di Claudia Speggiorin, che vedrà la luce quest’anno con Golem Edizioni. Leggerlo in anteprima è stato un privilegio.

Non ho avuto il piacere di leggere un tuo romanzo e non conosco il genere. Quale mi consiglieresti per cominciare e perché?

Ci sono due modi di affrontare le vicende di Elena e Michele. Ti dico quelli che, secondo i lettori sono i pro e i contro, poi decidi tu.

Ordine cronologico: la storia inizia con “Il Kamikaze di Cellophane”, Michele è un ragazzino di poco più di sedici anni con una famiglia complicata e qualcosa di strano che comincia a succedergli nella testa. Il romanzo, articolato nell’arco di circa quattro anni, ti permette di seguirne la metamorfosi, da vittima a giustiziere, e di capire la natura del rapporto con Elena.

Ne “Il Margine della Notte” ritrovi i protagonisti sei anni dopo la conclusione del primo libro, con vite differenti, ormai adulti, alle prese con le conseguenze di ciò che accadde in quella terribile notte in cui le loro esistenze svoltarono per sempre. Questo percorso è quello più lineare, permette di comprendere al meglio i personaggi ed entrare in sintonia con loro.

Ordine inverso: cominci con “Il Margine della Notte” e vieni scagliata nel mezzo di una storia torbida, senza riferimenti, spiazzante. Arrivi alla fine e magari ti viene la curiosità di capire cosa ha reso Elena e Michele le persone che sono diventate, quale trauma abbiano subito, quale terribile segreto si portino dentro. A quel punto leggi “Il Kamikaze di Cellophane” e trovi le risposte. E’ un percorso più oscuro e difficile, ma ha il fascino di una suspense anche maggiore, almeno a detta di chi ci ha provato.

Com’è nato Michele? Data del concepimento e del parto, ma anche sviluppo dell’idea prima del “fattaccio”! Grazie (allegati faccine e cuori 😉 )

Come è nato Michele? Col cesareo, di sicuro, perché è sempre stato un tipo complicato e destinato a “tagliare” la pelle altrui, oltre che la propria. Michele è nato sotto una stella di sangue, di dolore, di tradimento, ma anche di speranza e desiderio di redenzione. Per creare Michele, ho mescolato esperienze personali e conoscenze professionali. Il Michele ragazzino immerso nei libri somiglia così tanto al me stesso di tanti anni fa che ho dovuto trascorrere mesi a convincere mia madre che il romanzo non era autobiografico!

Ci saranno altri romanzi il cui protagonista è Michele?

Uno c’è già, è il prequel de “Il Margine della Notte” e racconta di quando Michele era un ragazzino. La sua metamorfosi da ragazzino un po’ sfigato, bersagliato dai bulli e incapace di difendersi, a implacabile cacciatore di mostri. Il titolo è “Il Kamikaze di Cellophane” e lo trovate in ebook (presto in cartaceo) su tutti gli store. Ce ne sarà presto un altro, l’ultimo, quello in cui Michele si giocherà tutto in una spietata danza sul confine tra amore e morte. Il titolo per ora è top secret, ma posso già dire che dopo la sua parentesi inglese tornerà a Milano, dove tutto è cominciato.

Altri progetti che esulano Mike ed Elenuccia?

Ho scritto le prime cinquanta pagine di un noir con un protagonista un po’ diverso. Un profiler cinquantenne che scopre, all’alba di una tragedia, di non essere mai stato un padre e ci prova soltanto ora che la figlia è morta. Scoprire chi l’ha uccisa sarà il suo tentativo di rimediare a tutto ciò che non ha saputo darle. Ci riuscirà?

Mi piace molto il titolo del tuo romanzo. Come l’hai scelto?

Si tratta di un romanzo notturno, dove le cose più importanti accadono al buio, ma è anche una storia di esistenze ai margini. Immigrati, esseri umani sconfitti che non hanno saputo sopravvivere allo sgretolarsi dei loro sogni. E’ il margine della notte, ma avrebbe potuto benissimo essere la notte dei margini.

Hai sempre scritto lo stesso genere o hai anche sperimentato qualcos’altro?

Per ora ho sempre vestito le mie storie di nero, in futuro chissà che non cambi colore.

Di cosa preferisci scrivere nei tuoi romanzi?

Dell’ambiguità del cuore umano e delle cose terribili che possono scaturirne.

Da cosa parti per creare una storia? Per te cosa rende convincente un giallo?

“Il Kamikaze di Cellophane” è nato da una singola frase che mi ronzava in testa. La trovi all’inizio del romanzo, nel prologo, prima riga. Tutto è nato da lì, dal pensare a un personaggio pronto a uccidere e a morire, senza fare troppa differenza tra le due cose. Michele è un Kamikaze che accetta di annientarsi per proteggere qualcosa di più grande, un’appartenenza profonda. Come i Kamikaze dell’antico Giappone. Per loro, era la patria. Per Michele, la patria si chiama Elena.

A cosa ti ispiri per i tuoi romanzi?

Piccoli particolari del quotidiano, microscopici frammenti di cronaca, racconti ascoltati in un bar o sul tram. Sogni. Incubi, soprattutto.

Grazie di cuore a Ferdinando per aver lanciato “Il margine della notte” con noi di A libro aperto. Vi invito ad ascoltare l’intervista, ritrovando magari il vostro nome! Buona visione!

Il libro lanciato è:

Sinossi

Michele Sabella si è lasciato alle spalle l’Italia, un padre ergastolano e un segreto di sangue. Tutto ciò che desidera è occasione per ricominciare e quella sonnolenta cittadina delle Midlands inglesi, con il suo dipartimento di polizia in cui nessuno indaga mai su nulla, sembra il luogo perfetto per dimenticare ed essere dimenticato. Quando però Paulina Szymbova, immigrata polacca con problemi di droga, viene trovata morta nel suo appartamento con un biglietto di addio nella mano, Michele si convince che l’apparente suicidio nasconda qualcosa di più di un semplice atto di disperazione. Contro il parere dei colleghi e dei superiori, intraprende un’indagine solitaria che lo condurra oltre le tranquille e rispettabili apparenze della città, nelle sue viscere colme di odio e violenza. Mentre nel ghetto di Merchant Court giovani immigrate continuano a scomparire e a morire, Michele è costretto a domandarsi, ancora una volta, quanto sia sottile la linea che lo separa dai mostri a cui dà la caccia.

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