Recensione: “NORMALITÉ” di Noemi Nappo

Complimenti all’autrice per aver scritto una storia molto profonda e per nulla banale, e alla Genesis Publishing per l’accurato editing.

Stavolta ho deciso di inserire questa frase, perché è importante soprattutto “il dietro le quinte”. Complimenti a Noemi Nappo e alla nostra Simona La Corte, per averci trasmesso davvero anche la più piccola emozione.

Sinossi

“Il mio unico dubbio, Andrea, il mio unico dubbio è: se fossi nato donna, mi avresti comunque amato?”

Estate 1986. Sulla riva di un fiume, per contrastare il proprio malessere senza nome, un ragazzo getta pietre al proprio riflesso. La solitudine adolescenziale in cui si è volontariamente rinchiuso termina con un incontro inaspettato, e tra gli stessi campi in cui meditava la fine, Marco trova in Andrea una risposta alla propria diversità. In una storia di crescita, d’amore e di distruzione, Marco affronta un viaggio introspettivo alla scoperta di se stesso, nel tentativo di trovare il proprio posto in un’Italia ambigua e contraddittoria, illuminata da sprazzi di umanità.
Normalité è il romanzo spin-off del racconto omonimo contenuto nella raccolta Rimasero le spine. Un concentrato di emozioni contrastanti che lascia il posto solo alla riflessione.

Copia e-book gentilmente offerta dalla CE

Cosa vuol dire “essere normale”?

È la domanda che mi sono posta non appena ho iniziato la lettura di questo romanzo e che ho continuato a ripetermi una volta concluso.

La storia di Marco è simile a quella di molti che, come lui, vivono un disagio profondo verso se stessi a causa di regole dettate dalla società, che li obbliga a indossare una “maschera”. Una società che li vuole felici nella loro infelicità, che li costringe a sopprimere il proprio io a discapito di un’accettazione collettiva che provoca solo un desiderio implacabile di autodistruzione.

Talvolta, però, il destino conduce verso sentieri inaspettati dove ad attendere c’è quella fiammella di speranza che riaccende la vita. E quella fiammella è proprio l’amore.

Marco vive non IN solitudine, ma LA solitudine; vive sentendosi diverso sia rispetto agli altri, sia verso l’immagine che vede riflessa nello specchio. Saranno quegli orecchini scintillanti e le perle della collana a fargli capire che lui non vuole essere Robin Hood, ma Lady Marian.

Marco sa che è “sbagliato”, che non è “normale” per quella società che lo vuole maschio… per cui non gli resta che rinchiudersi in una camera blindata al resto del mondo, nella quale trova la salvezza grazie ai libri e al disegno.

Il bambino li ignorava e cresceva solitario, in un mondo immaginario colmo di storie d’avventura, dove gli altri esseri umani erano scritti nelle pagine di un libro o acquistabili mensilmente in edicola.

Il tempo scorre, Marco cresce e aumenta quella rassegnazione che nell’animo di un bambino non dovrebbe esistere. Ed è stato proprio in questo passo che mi sono dovuta fermare per placare il mio cuore, che soffriva all’idea di quel fanciullo tanto solo e incompreso.

Non riuscendo a capire il punto di vista dei genitori si limitò ad accettarlo: obbedire era più semplice, più sicuro e molto meno doloroso del provare a ribellarsi.

Arriva l’adolescenza e con essa tutte le nuove emozioni che un ragazzino sperimenta, compreso l’amore: quello puro e innocente che scaccia la tristezza e rischiara anche le ombre più cupe.

La sua vita era smorzata dalla malinconia che aveva dentro, mentre l’essenza di Andrea era così gioiosa da irradiarlo da dentro.

Andrea è luce e passione. È amore e malinconia.

Lui e Marco vivono questo sentimento che, purtroppo, sono costretti a tenere nascosto a quella società che non li accetta, non li comprende… non li vuole felici.

Da quel grande amore, purtroppo, arriva un enorme dolore che logora lo spirito di Marco e, da quel momento, il passo verso l’autodistruzione, verso la parola “fine”, assume un fascino perverso. Un sentiero che trascina l’animo del ragazzo, un tempo incontaminato, nell’oscurità.

Tutto di lui sarebbe caduto nell’oblio.

Normalité è un romanzo che emoziona dalla prima all’ultima pagina, ma, badate, in esso non troverete un amore idilliaco o una storia romantica. Conoscerete la vita, quella vera, a volte anche cruda e spietata, che ti strappa dai sogni e ti conduce all’inferno.

Benvenuti nell’inferno di Marco!”

Ho pianto per quel bambino e gioito per l’adolescente che aveva trovato la forza di vivere grazie all’amore. Infine, ho sentito il cuore lacerarsi insieme a quello di Marco che, sanguinante, mi ha mostrato fino a che punto la “normalità” può distruggere un uomo.

Complimenti all’autrice per aver scritto una storia molto profonda e per nulla banale, e alla Genesis Publishing per l’accurato editing.

Un connubio perfetto per un romanzo che merita la lode.

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