Cara Autrice ti scrivo… CINZIA GIORGIO

Di lei già sappiamo tanto, per esempio che è una bravissima autrice! Donna affascinante e dalle mille risorse, vi lascio in compagnia di…

Un immenso onore avere qui A libro aperto, Cinzia Giorgio. Ho avuto il piacere di conoscerla al RARE 2019 a Roma, quando non si parlava ancora di “I migliori Anni”, il suo ultimo successo. Andiamo a conoscerla in compagnia di un pezzo della sua vita.

Sei una donna superimpegnata e punto fermo per tante di noi che ti ammirano. Ma chi è, in una breve panoramica, Cinzia Giorgio?

Sono una ricercatrice con diverse specializzazioni, tra le quali Culture e Letterature Comparate e Women’s Studies, dirigo il periodico Pink Magazine Italia e insegno Storia delle Donne all’Uni.Spe.D. di Roma. Ma soprattutto scrivo: per lavoro e per passione.

Si nasce lettrice e si diventa scrittrice. È un confine davvero così sottile?

Sì, leggere è alla base di tutto: più leggi, più sai; più sai, meglio scrivi.

Molto successo alle spalle consolidato con “I migliori anni”. Senti di essere arrivata, con la scrittura? O c’è sempre qualcosa da imparare?

Da ricercatrice, da lettrice, ma soprattutto da donna ti dico che non si finisce mai di imparare e lo trovo bellissimo.

Collegandomi in un certo senso alla domanda precedente, cosa consiglieresti a chi vuole approcciarsi con la scrittura?

Di leggere tanto. E di spaziare il più possibile: dai classici ai libri di attualità, concentrandosi poi sui generi che ci piacciono.

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I migliori anni è basato sulla vita di tua nonna. È fedele alla realtà o c’è una parte romanzata?

Diciamo che la parte fedele alla realtà rappresenta il 90% del romanzo: mia nonna aveva avuto una storia personale molto movimentata…

Matilde è una donna forte, che ha dato tutto per la sua famiglia, mettendo da parte la sua felicità. Credi sia il progresso per cui le donne oggi non fanno più scelte così forti? (ovviamente non voglio indurre allo spoiler!)

In realtà la forza delle donne sta proprio nella capacità di andare avanti nonostante tutto rimanendo sempre e comunque fedeli a sé stesse. Il progresso è una conquista solo se supportato dalla nostra indipendenza culturale ed economica.

Con gli occhi a cuoricino, ti ho immaginato sognante ad ascoltare i racconti di tua nonna. Hai un momento particolare che vorresti condividere con noi lettori?

Sì, è proprio così: restavo per ore e ore seduta davanti a lei, rapita dai suoi racconti. Ma ricordo in particolar modo quando per la prima volta mi raccontò di Gregorio. La luce nei suoi occhi tradiva ciò che era stato.

Tanti aneddoti e istanti messi su carta. Ma quanto studio e ricerca sono necessari affinché il/un romanzo acquisti credibilità?

Anni, mesi e giorni di archivio, ricerca, studio. Ma è una delle parti che preferisco… Grazie al mio lavoro di ricercatrice per è stato naturale immergermi in documenti e testimonianze dell’epoca. Oltre ai ricordi – vivissimi – di mia nonna, ho parlato con i veterani, ho fatto ricerche negli archivi nazionali e in quelli delle famiglie lucane e pugliesi. Sono stati preziosi i suggerimenti di alcuni storici locali.

Tra i ringraziamenti, che adoro leggere, ho visto che la spinta per pubblicare la storia di Matilde, è venuta da più fronti. Ti va di raccontarcelo?

Mia nonna è morta il 22 novembre 2005. Quando ho cominciato a scrivere questo romanzo, non avevo l’intenzione di pubblicarlo, lo scrivevo perché mi sembrava di ascoltare ancora una volta la sua voce e di sentire le sue osservazioni argute mentre le mie dita scorrevano sulla tastiera. Era un modo per averla ancora accanto a me. Parlare con i veterani, con i suoi compagni di gioco e con i figli dei suoi amici più cari mi ha aiutato non solo a superare il dolore per la sua morte ma anche a scoprire un mondo che non conoscevo e del quale mi stavo innamorando. La guerra, gli amori, i sogni e le aspettative di una ragazza cocciuta, che sapeva il fatto suo, che non si era mai arresa di fronte a nulla e non aveva paura di nessuno. Quando la mia editor, Alessandra Penna, ha letto il testo mi ha subito fatto notare che pubblicando la storia di mia nonna avrei reso omaggio alla sua memoria. Aveva ragione.

La Newton Compton Editori è un punto fermo per Cinzia Giorgio. Ma l’incontro con la CE – a suo tempo – lo definisti una sorpresa, un’opportunità, un trampolino di lancio… Guardando al presente e al futuro, come è mutato questo punto di vista?

La Newton Compton la seguivo da sempre: mio nonno paterno aveva una libreria e tra gli altri c’erano anche i libri della mia – all’epoca futura – casa editrice. Sono orgogliosa di farne parte e non lo dico per convezione, è davvero così. Sono grata a tutto lo staff e all’immenso e impagabile lavoro che fanno per ogni mio libro.

Permettimi una domanda che mi riguarda da vicino. Quanto sono importanti le recensioni? Ma soprattutto assumono un’importanza diversa postate su Amazon o su un Blog?

Sono molto importanti, anche quelle negative (quando sono supportate da serie motivazioni). Io personalmente le apprezzo davvero tutte, sia che vengano caricate su Amazon sia che facciano parte di un blog. Il lavoro che svolgono le persone che leggono e poi parlano di un libro è fondamentale e finché si avrà la libertà di esprimere la propria opinione e di invogliare alla lettura io sarò sempre dalla parte di chi legge.

Quando sarà terminata quest’emergenza mi sono ripromessa di stringere tra le mani “I migliori anni”, una copia autografata da te. Con la speranza di vederci ad un prossimo evento, ti ringrazio per l’infinita disponibilità.

Maika, grazie a te. Non vedo l’ora di riabbracciati anche io!

Grazie infinite a te, Cinzia ❤

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