Lancio un libro: “IL RIFUGIO” di Linda Bertasi

In occasione della nuova veste de “Il rifugio”, Linda Bertasi ci ha onorati della sua presenza, scegliendo A libro aperto per il suo #lanciounlibro. Leggete l’articolo, ma soprattutto ascoltatela! Approfitto per ringraziare ancora la More Stories.

“Lancio un libro cambia veste. Lo scopo resta lo stesso, far conoscere una nuova lettura, nel giorno di pubblicazione o in prossimità. L’autrice/ore risponde – con un video registrato – alle domande degli iscritti al Gruppo di A libro aperto.”

Nelle domande, volutamente, non è stato inserito il nome di chi le ha “postate”. Se volete scoprirlo, guardate entrambi i video di Linda Bertasi.

Ciao a tutti, e un grande ringraziamento a Maika Medici e al suo blog per questa intervista.

So che in questo libro ci sono dei temi paranormali cui tu sei molto legata. Vuoi parlarcene?

Sono molto legata ai temi paranormali perché io “sono” paranormale. Il mondo dell’invisibile mi affascina da sempre. In questo libro, parlo principalmente di reincarnazione, dimensioni temporali, viaggi astrali, retrognizione e ipnosi regressiva. Termini, questi, che possono sembrare ostici, ma sono spiegati con estrema semplicità. Vi sarà capitato, per esempio, di entrare in un posto e sentire di esserci già stati, incontrare qualcuno e sentire di conoscerlo da sempre. Ecco, il mio libro cerca di rispondere a questi interrogativi.

Com’è nata questa passione per il paranormale a sfondo storico?

Il paranormale è storico, a mio avviso. Basti pensare che tutto ciò che lo caratterizza (fantasmi, presenze, vite passate), ci si riferisce sempre a un tempo precedente, a poche passate e persone vissute prima di noi. A mio avviso, è un connubio perfetto storico/paranormal.

Linda, ho avuto modo di conoscerti e so della tua passione sui temi paranormali! In realtà, conosco anche qualche tuo aneddoto spaventoso, da che cosa nasce tutto questo?

Non so dirlo con esattezza. Non ricordo un periodo in cui non ne fossi attratta. Sono molto incuriosita da tutto ciò che appartiene al mistero e all’indagine, da ciò che non posso vedere e toccare. Sono convinta che non esista una sola realtà e che sia interessante scandagliare e scoprire anche ciò che non ci viene rivelato. Adoro da sempre ricercare, lo faccio con tutti i miei romanzi, e soprattutto nella vita quotidiana, per scoprire la mia verità.

Quanta importanza dai alla sinossi dei tuoi libri?

Do molta importanza alla sinossi perché, assieme alla copertina, è il biglietto da visita del romanzo. Prediligo sinossi brevi che non raccontino troppo del testo; non deve essere una specie di riassunto, perché si toglie curiosità al lettore e passa la voglia di acquistare il romanzo. Io consiglio sempre, anche come editor, una sinossi che spieghi dove ci troviamo, chi sono i protagonisti, qualcosa dello scenario a cui ci troveremo davanti, con un pizzico di suspense finale. Stop.

Qual è il tuo libro preferito?

Il mio libro preferito è “Il Cavaliere d’Inverno” di Paulina Simmons. Un romanzo storico completo e perfetto, con una storia d’amore epica, tormentata, erotica, sofferta. L’ambientazione è la seconda guerra mondiale, e ci troviamo in Russia. L’autrice ha dato ampio spazio anche a un contesto storico perfetto, grazie a una grande materia prima: i parenti avevano vissuto davvero la seconda guerra mondiale in Russia e, da lì, erano fuggiti.

Parlami un po’ di questo libro, mi ispira.

Il Rifugio” racconta la storia di Anna: una giovane ragazza che si reca dal padre, in Inghilterra, nella sua tenuta settecentesca, per trascorrervi le vacanze estive. Qui, si ritroverà protagonista di un viaggio che corre sul filo del paranormale. Troverà il diario appartenuto a una contessa, che visse in quella stessa villa più di duecentocinquanta anni prima, e diventerà per lei come una calamita. Sarà protagonista di viaggi astrali, preda di visioni ed esperienze con misteriose apparizione. Ad aiutarla a dipanare la matassa, ci sarà Rob, un curioso vicino di casa che sembra credere a ciò che le accade.

Il tuo romanzo mi intriga molto. Come hai scelto il titolo?

Il titolo lo scelgo sempre alla fine, perché è il fulcro del romanzo e non voglio andare fuori tema. Per me, deve essere una parola che si ripete nel libro, qualcosa che crei appartenenza nel lettore stesso. In questo caso, “Il Rifugio” si riferisce alla misteriosa soffitta in cui Anna troverà il diario della contessa. Questo luogo era un vero e proprio rifugio per l’aristocratica che si nascondeva lì a sognare l’amore, a leggere e piangere la morte dei genitori.

Il tuo rifugio è?

Il mio rifugio, forse, sono proprio i libri che scrivo, un luogo in cui stacco la spina dal mondo, mi immergo nei miei mondi di carta e creo una realtà tutta mia. (Chiedo perdono alla lettrice, non avevo proprio visto questa domanda durante il video e ho dimenticato di rispondere).

Chi sono i protagonisti del tuo libro?

Le protagoniste sono fondamentalmente due e tutte femminili. Anna è una giovane ragazza di diciassette anni, solare, allegra, frizzante, sofferente per la separazione dei genitori e scontenta di andare a trascorrere le vacanze in una villa inglese lontana, con una “matrigna” troppo giovane. Assomiglia a me, in quanto Anna adora ricercare, capire e scavare oltre le apparenze, ed è ciò che farà quando si ritroverà protagonista di questo straordinario viaggio paranormale. Marianne è l’altra protagonista, una contessa del 1750, dolce, timida, gentile e rispettosa, la classica donna del Settecento. Profondamente innamorata del promesso della sorellastra, vivrà una tormentata storia d’amore impossibile, unico amico: il diario a cui racconta la sua sofferenza. Cito anche i due protagonisti maschili: John e Rob; John è un aristocratico inglese del Settecento, promesso alla sorellastra di Marianne, ma innamoratissimo della contessa. Farà di tutto per poterla amare, anche dare scandalo. Vi sono molti personaggi secondari importanti, ma ve li lascio scoprire leggendolo.

Qual è, stavolta, il peso della variabile temporale nel romanzo?

In questo libro, siamo sia nel contemporaneo che nello storico. Faremo veri e propri viaggi temporali nel passato e interagiremo con i personaggi antichi. In questo caso, la parte relativa alla Storia è solo di ambientazione. Siamo nel 1750, ma non conosciamo eventi politici, né riferimenti a conflitti di rilievo. L’ambientazione consta di abiti, usi, costumi, arredi e termini aulici.

È stato bello rimaneggiare questa storia? Come ti sei trovata con questa casa editrice?

È sempre bello tornare a rimaneggiare “Il Rifugio”. Questo libro mi ha regalato molte emozioni e fatto conoscere persone diventate fondamentali per me. Con la More Store mi sono trovata bene, sia per editing che per cover, e devo fare un plauso a Martina Suozzo sempre disponibile.

Cosa ti ha spinto a scrivere questa storia?

L’ispirazione nasce da lontano, da una canzone di Tiziano Ferro intitolata “Ti voglio bene”; una strofa chiedeva quante principesse hai rinchiuso nel castello. Da lì, tutto è partito: non è una principessa ma una contessa, non è un castello, ma una soffitta. Dovete sapere che “Il Rifugio” era un romanzo solamente storico, scritto tempo fa, prima che diventassi un’autrice. Negli anni, poi, pensai a un modo per avvicinare i lettori al generico storico (era il 2011, e lo storico un genere meno gettonato tra gli emergenti), così comparve Anna, una ragazza di oggi che andava in vacanza in una villa appartenuta a una contessa di ieri, una contessa che scrisse un diario, lo stesso che Anna troverà nella sua soffitta. Così iniziò.

Mi dici un pregio e un difetto della tua scrittura?

Un pregio: l’attenzione quasi maniacale ai particolari relativi all’ambientazione, mi piace fare sentire il lettore dentro il testo. Io scrivo secondo la tecnica dello Show don’t tell, quindi “mostra, non raccontare”. Mi piace portare il lettore sulla scena, farlo sentire dentro, non restare alla finestra. Un difetto: non riesco a scrivere racconti. Sono un’autrice che ama trame e sotto-trame, che predilige romanzi grossi ai sottili, e non riesco a cimentarmi in un racconto, pur consapevole che il vero autore, a mio parere, è colui che riesce a scriverlo.

Che cosa provi quando metti la parola fine alle tue storie e devi lasciarle andare? Quando scrivi preferisci il silenzio o hai una musica in particolare che ascolti?

Io soffro, nel mettere la parola “fine”. Per questo non sono un’autrice prolissa, e deve trascorrere molto tempo tra un libro e l’altro. Non riesco a staccarmi dai personaggi, dalle emozioni e dalla storia, non subito per lo meno. Prediligo il silenzio assoluto, non ascolto mai musica e scrivo di notte.

Ti sei cimentata con un genere un po’ nuovo rispetto al precedente, come ti sei trovata?

In realtà, non è proprio così. “Il Rifugio” nasce nel 2011, quindi fu il mio secondo romanzo, prima ancora di scrivere e dedicarmi esclusivamente allo storico. Qui, c’è comunque una forte componente storica, perché andiamo nel passato, ci rapportiamo con i personaggi, quindi mi sono trovata bene e poi io amo il paranormal; è la mia natura primaria, forse.

Ti è mai capitato rileggendo una storia di avere dei dubbi sulla credibilità?

No, non ho mai avuto dubbi, perché io scrivo seguendo l’ispirazione, altrimenti evito. Devo vedere la scena in testa come fosse un film e solo dopo la scrivo. Per parlare di credibilità, invece, bisognerebbe fare una distinzione. Forse, possiamo citarla parlando di romanzo storico o contemporaneo, anche se non sono troppo d’accordo su quest’ultimo, ma per un fantasy o un paranormal l’autore ha ambio raggio di azioei. I fantasmi posso essere credibili? C’è chi dice sì, altri no, dipende dal tuo credo.

Aneddoto spaventoso? Curiosa io! Vuoi raccontarlo? Quante volte hai pensato: questo romanzo fa schifo! Adesso cancello tutto!

Aneddoto spaventosi ne ho, ma si riferiscono al mio percorso personale, e direi che non è questo il luogo. Ho creato anche un gruppo “Paranormal e non solo” legato a questo mondo, preferendo tenerlo segreto proprio per il motivo che non tutti accettano simili argomenti, e non vorrei turbare la sensibilità di nessuno. C’è, però, un evento accaduto mentre scrivevo questo libro che mi fa sempre dire che scrivere è magia e che questo romanzo è magico. Dovete sapere che, quando iniziai a scrivere “Il Rifugio”, ogni capitolo riportava date specifiche, perché tutto avviene in quindici giorni. All’inizio, non badai a giorno e mese, lo feci sotto ispirazione. C’è una scena nel diario di Marianne, in cui si riporta come la contessa non riuscisse ad alzarsi dal divano e vedesse delle impronte sullo stipite di una porta. Ebbene, quando arrivai quasi alla fine del libro, fui strabiliata nel notare che, in quella stessa stanza e in quello stesso giorno, stavo narrando di come Anna si trovasse accanto a Marianne; i loro universi si stavamo scontrando, e le date coincidevano senza che lo avessi programmato. Per me, fu una vera e propria magia, ricordo che le parole del diario si staccarono quasi dal foglio, evidenziandosi. Non volevo crederci. Per quanto riguarda la seconda domanda, non ho mai pensato “adesso cancello tutto”, perché io scrivo sotto ispirazione, quindi se la scena giunge in testa devo scriverla, altrimenti non doveva arrivare.

Cosa troverò in questo romanzo e cosa non troverò?

Troverai il paranormal, una storia di fantasmi, di dramma; troverai morte, dolore, sangue, ma anche un amore pulito, puro, non sporcato dal sesso o dall’erotismo spinto. Sarà un libro che ti farà porre domande sul tuo quotidiano, su ciò che vivi, quasi senza accorgertene. Non troverai erotismo, e non sei di fronte al classico romance contemporaneo; tratta un argomento, a me molto caro, quello delle Fiamme Gemelle.

Che genere scrivi? Quale invece non scriveresti mai?

Io scrivo principalmente romanzi storici e romance, perché sono un’inguaribile romantica e una donna nata nel secolo sbagliato. Ho scritto anche fantasy ed erotico storico, sempre per il famoso discorso dell’ispirazione che giunge inaspettata, anche sotto le sembianze di un sogno. Purtroppo, non scriverò mai un giallo o un thriller, pur amandoli pazzamente, perché credo non sia un genere nelle mie corde. E mai scriverò un libro di fantascienza, perché non io reggo.

Dove hai preso l’ispirazione per questo libro?

L’ispirazione è giunta da una canzone di Tiziano Ferro, dal titolo “Ti voglio bene”. Parlava di una principessa rinchiusa in un castello: qui, non siamo in un castello ma in una soffitta; non c’è una principessa ma una contessa. Tutto è nato così, poi ho pensato come avvicinare il pubblico a un libro che, all’inizio, era prettamente storico, e il paranormal mi è venuto in soccorso. Due donne, una di ieri e una di oggi; una soffitta misteriosa; un diario che era il punto d’accesso per due mondi che avrebbero viaggiato sulla stessa frequenza; e una storia d’ amore e morte, oltre il tempo e lo spazio.

Hai sempre amato la scrittura creativa?

Se, per scrittura creativa, intendi poemi, romanzi e racconti, ebbene sì, da sempre. Leggo libri da che ne ho memoria; il primo fu “Ragione e Sentimento” di Jane Austen, avevo dodici anni e, da allora, il romanzo storico è la mia vita. Ricordo che leggevo i libri di nonna, Danielle Steel per esempio; scrissi il primo libro a diciassette anni e non potrei più vivere senza la scrittura.

Com’è stata la collaborazione con More Stories?

Con More Stories mi sono trovata bene, mi hanno fatto scegliere la copertina, abbiamo anche lavorato insieme come editing, perché io sono puntigliosa e sono anche editor. Molto disponibili, soprattutto Martina Suozzo che devo menzionare assolutamente. L’incontro con la More avvenne grazie al Festival Romance Italiano, feci un incontro con Laura Ceccacci, mi chiamarono un po’ di volte al telefono, e decisi di dare loro un mio romanzo, per provare questa avventura.

In che fascia oraria preferisci scrivere?

Un tempo, avevo una fascia oraria, ora tra lavoro, bambina, compiti, negozio, blog, editing, sono molto limitata. Preferisco il primo pomeriggio, che ora è divenuto un miraggio, e la notte, quando tutti dormono e il silenzio regna sovrano.

Con questo romanzo vuoi lanciare qualche messaggio? E come lettrice ami di più romanzi che sviluppano solo la storia d’amore o che regalano anche dell’altro?

Il messaggio principale è legato all’amore vero, quello unico, destinato, eterno. Un amore che sfida ogni regola, anche quella di un altro mondo e che, se destinato, nulla può impedirne il corso, neppure la morte. Nulla accade per caso, neppure la sofferenza più grande. Come lettrice, invece, prediligo i romance drammatici o storici, quelli dove sono inserite anche tematiche attuali, importanti, o dove ci sia una guerra a fare da sfondo e arricchire il pathos. Non amo i romance semplici, scontati, dove non accade nulla, e tutto è prevedibile. Sono cresciuta con Shakespeare, che volete farci, quindi drammatica tutta la vita.

Grazie di cuore a Linda Bertasi per aver lanciato “Il rifugio” con noi di A libro aperto. Vi invito ad ascoltare l’intervista, ritrovando magari il vostro nome! Buona visione!

Il libro lanciato è…

Per visualizzare la recensione del Blog a cura di Simona La corte, cliccate sulla cover

Sinossi

Anna ha diciassette anni e si sta recando a trovare il padre nella sua meravigliosa villa settecentesca per trascorrervi le vacanze estive.
L’idea di trovarsi nella fredda Inghilterra, sola e senza amici, la intristisce, ma il giorno del suo compleanno scoprirà un vecchio diario, chiuso in soffitta.
Appartiene a Marianne Beaufort, la contessa che visse in quella stessa tenuta più di duecento anni prima.
Sempre più avvinta dalle parole del passato, Anna si ritroverà protagonista di un’esperienza che corre sul filo del paranormale, dominato dai viaggi temporali.
Ma non sarà sola in questa avventura: Rob, un misterioso vicino, sembra credere alla sua storia pazzesca e volerla aiutare.
Cos’è accaduto realmente a Marianne Beaufort? Perché Anna fa continui viaggi nel tempo?
Cosa si nasconde in quella villa dominata da sussurri, rumori e strane presenze?
Un mondo nuovo sta per esserle svelato, destinato a infrangere ogni sua credenza.

Il passato può essere riscritto? E l’amore può valicare le porte del tempo?

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