Recensione: “IL BRIVIDO DI UN BACIO” di Bernardo Sandri

Conosciamo “IL BRIVIDO DI UN BACIO” di Bernardo Sandri, attraverso la voce della bravissima Katy Policante.

Sinossi

L’autore ha scritto questo libro per dare un senso alla sua sofferenza di gioventù trasformando i suoi errori in faro guida per altri. Racconta brani di vita vera in cui ha dovuto combattere contro una malattia e di quanto l’amore e la famiglia siano importanti se non valida medicina. La sua vita inizialmente serena, viene inoltre sconvolta anche da una delusione amorosa: e cosi inizierà ad abbandonarsi ai fasti di un’esistenza che galleggia fra droga e prostituzione arrivando più volte sul precipizio dell’autodistruzione. È un libro ricco di spunti che vi stimoleranno a riflettere senza mai cadere nel banale. Sebbene tratti anche il triste tema dell’anoressia, non è un libro pesante che vuole intristire il lettore, anzi, è un libro che può essere di sostegno a chi sta intraprendendo il difficile cammino di una malattia e ha paura di cedere per lo stress oppure per chi è preda di una dipendenza che lo rende schiavo. Leggendo il racconto riuscirete a comprendere anche i meccanismi che si mettono in moto quando una persona combatte una guerra silenziosa con il cibo e con il suo corpo. Può diventare valido aiuto per chi vive vicino a uno di queste persone tanto che potrà rivedere nei comportamenti del personaggio gli errori che potrebbero essere segnale che qualcosa non va. Leggendo potrete anche comprendere se voi per primi potrete offrire quell’aiuto che gli serve o se invece proprio voi siete parte attiva del loro tormento. Grazie a questo libro riuscirete a comprendere così gli stati d’animo di chi cede a certe tentazioni magari individuandone in anticipo i comportamenti premonitori. L’autore vuole infondere speranza e anche il modo per ritrovare dentro di noi la forza per combattere i momenti bui. Nonostante racconti di una spiccata voglia di vivere e di felicità nata dalla disperazione di una malattia, leggerete soprattutto di un amore intenso e coinvolgente a tal punto che il finale vi lascerà a bocca aperta. Inoltre, con le sue parole l’autore riesce a trasmetterci altruismo amicizia e la meravigliosa sensazione di quanto sia appagante poter aiutare il prossimo perché “aiutare gli altri fa bene a noi per primi!”

Come si può capire da questa sinossi che funge da premessa al contenuto, il romanzo è autobiografico e racconta il percorso di vita e di dolorosa crescita dell’autore. Una ricerca interiore, un approccio introspettivo che lo ha portato non solo a togliersi l’armatura che tutti indossiamo per non essere feriti, ma anche a svelarsi, a togliersi letteralmente un velo dopo l’altro fino a lasciare la propria anima nuda di fronte agli occhi del lettore. Il racconto comincia con un Bernardo molto giovane e innamorato, che ripone grande fiducia nella sua ragazza anche se la sente lontana. Lì arriva la prima delusione, seguita poi da un grave problema di salute. Questi due fattori lo investono come un treno in corsa rendendolo duro e diverso, lontano dagli ideali che pensava di avere, impoverendone i sentimenti, ma arricchendone il portafoglio. L’alienazione di Bernardo passa attraverso cose effimere: soldi facili, auto di lusso, festini e donne disponibili e la velocità. Ogni volta che la rabbia prende il sopravvento, che i problemi lo schiacciano, che le persone che dovrebbero stargli vicino e sostenerlo lo deludono, Bernardo salta in sella a una potente moto e si lancia a folle velocità verso…il nulla. Non ha meta e non la cerca, vuole soltanto scappare, perdersi senza volersi poi necessariamente ritrovare. Tra le righe passano molti nomi femminili, ma solo pochi rimangono sospesi in ogni pagina, albergando tra le righe come fantasmi che si trasformano poi in veri e propri demoni che tormentano l’animo e il corpo dell’autore: Gabriella e Rosa. Entrambe lo illudono di aver trovato l’amore vero, prima di ferirlo profondamente fino a farlo diventare un uomo diverso, anche se non necessariamente migliore. La progressiva presa di coscienza dell’autore delle conseguenze delle proprie azioni, soprattutto del suo modo di reagire alle cocenti delusione amorose, riempiono le pagine di dolore profondo, di qualcosa di sordo e subdolo che trascina il protagonista in una spirale autolesionistica fino a avere problemi anche con il cibo. Tuttavia, il romanzo non è soltanto una personale discesa agli inferi dell’autore, ma anche il racconto della sua personale rinascita, lenta ma costante, della sua nuova consapevolezza. Lo scopo è quello di mandare un messaggio a chiunque si trovi nella sua stessa situazione o a chi è depresso per altri motivi: non bisogna arrendersi, non vale la pena di perdere se stessi per chi non ci merita, per una persona che non ci ricambia o non crede in noi.

“Se hai la fortuna di conservare le cicatrici dell’inferno sul tuo corpo e nella tua anima, nessun incendio potrà mai ferirti, quindi sorridi!”

Il messaggio, quindi, è importante ed è per questo che, a mio parere, il romanzo meritava un editing più approfondito e studiato. Ci sono molti errori di ortografia e la consecutio temporum è incerta in più punti, senza contare i concetti ripetuti troppe volte. Anche la struttura narrativa presenta una forma ibrida che mi ha lasciato perplessa: l’autore usa la prima persona nel raccontare gli eventi, ma passa alla terza quando riporta i dialoghi tra i vari personaggi (compreso se stesso). Con un lavoro di revisione, da questo punto di vista, potrebbe essere ancora più incisivo.

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