Recensione: “TEMPORALI ESTIVI” di Sergio Rossa

A cura di Federica Cabras la bellissima recensione per “TEMPORALI ESTIVI” di Sergio Rossa, edito Genesis Publishing.

Sergio Rossa è riuscito a farci entrare nelle vite di questi sconosciuti permettendoci di dare uno sguardo nelle loro teste. Con un registro aulico, ci permette di scavare in quello che è il passato – che inevitabilmente condiziona il presente – degli individui presenti nel suo libro. Frasi eleganti, parole ricercate, lessico ampio: tutto questo, se da una parte rischia di appesantire la lettura, dall’altra affascina, ammalia.

Temporali estivi di [Sergio Rossa]

Titolo: Temporali estivi

Autore: Sergio Rossa

Editore: Genesis Publishing

Sinossi

Una moglie tradita, un marito infedele, un artista disilluso, una ragazza aperta e vitale, un uomo incalzato dalla morte, una donna tormentata e un cagnetto birichino. Nel corso di una lunga estate calda, tra amori, infedeltà, accomodamenti e distacchi, sei personaggi si ritrovano al centro di rivolgimenti esistenziali che aprono loro orizzonti imprevisti, forieri di nuove opportunità.
Il testo segue le vicende affettive dei protagonisti dal loro burrascoso apparire fino alla liberazione finale, approfondendo gli aspetti psicologici e comportamentali più che l’effettivo concatenamento temporale degli avvenimenti.
In breve, la difficile strada della felicità tra possesso e rinuncia, ovvero la tragica dicotomia dell’amore.

Copia digitale gentilmente offerta dalla CE

Tutto parte da Sara. Sara donna. Sara mamma. Sara moglie. Sara a cui il mondo crolla addosso quando vede una cosa che nessuno che abbia pronunciato il “Sì, lo voglio” con cognizione di causa – e che crede fermamente nel “Per sempre” – dovrebbe mai vedere.

Si dice che per far funzionare una coppia sia necessario perdere la testa in due, altrimenti altro non è che un’esecuzione. Si dice che si debba andare dalla stessa parte, più o meno alla stessa velocità. Non importa se uno parte prima e l’altro dopo e nemmeno importa se il tragitto è lievemente differente. Basta sapersi incontrare, a un certo punto. Ah, si dice anche che l’amore a un certo punto finisca sempre, è statisticamente provato; ma quest’ultima è la convinzione di qualche cinico triste e frustrato.

“Com’è triste la vita quando non s’ama più. Ma ancor più triste è amare senz’essere riamati. Se non esiste più nulla che interessi, che faccia palpitare il cuore, l’esistenza appare come un’immensa distesa desertica e pietrosa. Non un albero, non un ciuffo d’erba che rammenti che, comunque, la vita è possibile, che qualcosa possa rigenerarsi e germogliare.”

Di certo, tra Sara e Marco le cose non vanno a gonfie vele e questa consapevolezza si abbatte su di lei con la violenza che solo un tradimento può racchiudere quando lo vede con un’altra donna. Pardon, con una ragazza. Ragazzina, in confronto a lui. Giovane. bella. Nel fiore degli anni.

Bene, dicevamo, si parte da lei. Ma si prosegue. Sono diversi i personaggi di questa storia. Tutti legati, in un modo o nell’altro. Tutti affranti per qualcosa. Tutti in cammino in quello che è il percorso della vita… Una strada lastricata di “vorrei, ma non posso”, di “il passato è passato” e di “speriamo”. Insomma, in costante ricerca di qualcosa, di serenità, di amore, di bellezza, di felicità (che poi, cos’è?).

“Come sono strani i sentimenti, vero? Una specie di simpatia, un contatto, la lusinga di un possibile interesse per la tua persona e già ti trovi proiettata in un mondo etereo fatto di nulla ma dove tutto sarà possibile. Il tempo si consuma in dolce attesa. Tutto resta come prima; i pensieri e le necessità di tutti i giorni mantengono il loro posto preciso e si succedono secondo i normali ritmi quotidiani, solo che l’animo è più sereno e il cuore più disponibile verso le esigenze altrui.”

Non è un cammino semplice, quello di Sara, Marco, Rose, Sandro, Giuliana e Franco. No, la sorte non è stata avara di delusioni. C’è l’amore irraggiungibile, l’inadeguatezza, la morte. C’è il voler cambiare e non sapere come fare. C’è lo sperare. C’è il cogliere i segnali.

Sergio Rossa è riuscito a farci entrare nelle vite di questi sconosciuti permettendoci di dare uno sguardo nelle loro teste. Con un registro aulico, ci permette di scavare in quello che è il passato – che inevitabilmente condiziona il presente – degli individui presenti nel suo libro. Frasi eleganti, parole ricercate, lessico ampio: tutto questo, se da una parte rischia di appesantire la lettura, dall’altra affascina, ammalia.

Vi è mai capitato di provare sensazioni sperimentate in un passato più o meno prossimo, di ripercorrere attimi di vita già vissuta, di ritrovare situazioni tanto note da conoscerne gli sviluppi e l’epilogo?”

L’autore mostra una propensione particolare per il raccontare azioni, eventi, conversazioni anche semplici – quantunque ci siano anche parecchie riflessioni filosofiche e letterarie – con espressioni elevate. È ben visibile il lavoro di lima che è stato fatto su ogni singola frase, come se ogni parola fosse stata scelta accuratamente tra mille. Un target di riferimento particolare: ecco, lo consiglierei alle persone sopra i quaranta, che apprezzino tale livello di espressività e cura certosina, amanti dei classici e dei drammi familiari.

La parte che ho preferito è stata quella di Rose e Prudy: la figura del cane, soprattutto, che segue la donna ma che sa cavarsela da solo, è intrigante.

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