Recensione: “UN’ESTATE ALL’IMPROVVISO” di Lori Nelson Spielman

“… E ci emozioneremo e quasi alla fine desidereremo di tornare indietro, all’inizio, per poter riprendere nuovamente la lettura. Ma non si può: ogni libro è un viaggio e con la parola fine si torna a casa. Più ricchi, però, e questo è già magico.” E c’è tanto altro da sapere nella bellissima recensione di Federica Cabras, che ci presenta – per Newton Compton“Un’estate all’improvviso” di Lori Nelson Spielman.

Sinossi

Sono passati duecento anni da quando Filomena Fontana lanciò una maledizione su sua sorella. Da allora nessuna secondogenita della famiglia ha mai più trovato il vero amore. Emilia, una pasticcera felicemente single, non ha mai preso troppo sul serio quella vecchia storia. Sua cugina Lucy, invece, si sente perseguitata dalla sfortuna: possibile che una donna bella e di successo come lei venga del tutto ignorata da Cupido? Quando la zia Poppy propone alle due nipoti di unirsi a lei in un viaggio in l’Italia, Emilia e Lucy accettano di accompagnarla, seppure con qualche perplessità. Poppy, infatti, ha intenzione di spezzare la maledizione una volta per tutte e incontrare finalmente l’amore della sua vita. Inizia così un viaggio indimenticabile alla scoperta delle proprie origini, tra panorami mozzafiato e incontri da batticuore. Emilia, Lucy e Poppy stanno per scoprire un segreto sconvolgente che riguarda la loro famiglia da generazioni…

Titolo: Un’estate all’improvviso

Autore: Lori Nelson Spielman

Editore: Newton Compton

Data pubblicazione: 18 giugno

E poi, tanto e tanto e tanto tempo fa, arrivava il principe azzurro che, in sella a un cavallo rigorosamente bianco, salvava la principessa e la amava immensamente – un amore non quantificabile, a quanto pare – senza se e senza ma. In epoca moderna, a quello che ho capito, il principe, per essere quello azzurro con il marchio, dovrebbe avere una Maserati – perché, onestamente, chi salirebbe su un cavallo in città? – e un Isee niente male. E poi, ma questo è rimasto inalterato nei secoli dei secoli, dovrebbe sfoggiare un portamento fiero, una dolcezza fuori dal comune – che non mini la virilità, giammai – e una certa nobiltà… di sangue o d’animo non so, ma vi farò sapere prima possibile. Poi, che sia biondo o moro o persino rosso non è specificato in nessun luogo e in nessun lago, ma ecco, come dire, dev’essere perfetto: una sorta di mix tra bono, ricco e gentile. Esistono, ‘sti fighi doc? A quanto pare, sì.

E sono in ogni buon lieto fine che si rispetti.

Beh… Quasi. Per esempio, nella famiglia Fontana non è così semplice. Le secondogenite con quel cognome sulla carta d’identità non se la passano così bene. Sono maledette. Nessun altare, per loro, e nemmeno il cuore che batte intensamente come se volesse uscire dal petto. E le farfalle sullo stomaco? Eh, le secondogenite della famiglia Fontana sono destinate a sentirle solo se le mangiano. Vive.

Una vita senza amore… Ve la immaginate?

“Molti anni fa, a Trespiano, in Italia, Filomena Fontana, una ragazza come tante altre, covava un profondo risentimento nei confronti della sorella minore, che aveva ricevuto in dono dalla natura una bellezza inaudita. Sopraffatta dalla rabbia, Filomena scagliò una maledizione contro la sorella e contro tutte le future secondogenite della famiglia Fontana, condannandole per sempre a una vita senza amore”.

Ma arriviamo ai giorni nostri, nel vivo del libro “Un’estate all’improvviso” di Lori Nelson Spielman. Siamo in America, a New York. Emilia Josephine Fontana Lucchesi Antonelli è una ragazza timida e insicura. A 29 anni, è succube della nonna Rosa, una donna cattiva e senza cuore, e della sorella primogenita Daria, che la usa come uno zerbino. Si sente brutta, insignificante. Inoltre, la maledizione pende sulla sua testa e pesa come un macigno. La prima volta che ne sentì parlare, aveva solo sette anni. Collegando i punti su un albero genealogico, aiutata dalla maestra, capì che le secondogenite della sua famiglia non erano destinate a sposarsi e avere figli. È perennemente triste, Em, e non può scrollarsi di dosso quel grigiore che la avvolge ormai da tanto, troppo tempo. Rosa nutre per lei un risentimento che Em non può comprendere e la ventinovenne non ha una madre cui appoggiarsi: Josephine morì quando era piccola, a legarle solo un ricordo sbiadito. In più, un episodio del suo passato viene regolarmente a farle visita per ricordarle di essere marchiata. Le sue radici, come si può ben capire dal cognome, sono italiane. Fu proprio la burbera Rosa a trasferirsi in America con la sorella Paolina nel nuovo continente per cercare un futuro migliore di quello di solo lavoro e patimenti che si aveva nel Belpaese. Ma che fine ha fatto Paolina, chiamata da tutti Poppy?

Emilia scopre fin da piccina che nonna Rosa non ama per nulla la sua prozia Poppy. Quest’ultima, tenta disperatamente di mettersi in contatto con la ragazzina, ma Rosa rende tutto difficile. Fa in modo che i ponti vengano presto tagliati. Ferma ogni lettera. Blocca ogni telefonata. E alla fine, Em cede… Fino ad ora. Poppy la chiama e le propone un viaggio. Un viaggio in Italia… un salto nelle origini della famiglia. Le due sono legate: sono entrambe secondogenite della famiglia Fontana. E non solo… l’anziana propone che con loro venga anche Luciana, cugina di Emilia, un’altra secondogenita, e fa anche una promessa: la maledizione verrà rotta. Ogni futura secondogenita potrà avere il proprio sogno d’amore.

“«Mia sorella ha sempre confuso l’amore con il possesso» dice Poppy, versando nel bicchiere le ultime gocce di Martini. «Per me l’amore è più come un prestito bibliotecario. Per tenertelo stretto, devi continuamente rinnovarlo, altrimenti paghi una multa bella salata».”

Ma come dirlo alla nonna Rosa, che al solo sentir nominare la sorella storce il naso? E soprattutto, cosa accadde tra loro?

“Non è affascinante? Gli altri ci etichettano – nel bene o nel male – e noi ci impegniamo con tutte le nostre forze per dimostrare che hanno ragione”.

Sarà un viaggio di rinascita. Per Emilia, per Poppy e persino per Lucy.

Tutte e tre devono riprendere in mano la propria vita, tutte e tre devono capire qualcosa di importante. Ci vuole un bello scossone, spesso, per rimettere in ordine i tasselli del puzzle, giusto?

L’itinerario della zia Poppy è tutto un programma: qualche giorno a Venezia, un paio in Toscana e poi, come degna chiusura, la costiera amalfitana. Lì, in occasione del suo ottantesimo compleanno, la vecchia prozia dovrà fare una cosa importante… Una cosa che attende da ben 59 anni. Immaginate di aspettare qualcosa – di IMPORTANTE, sia chiaro – per quasi sei decenni.

Io non riesco nemmeno a fare una fila alle Poste senza sbuffare.

Le due giovani la accompagneranno in questo viaggio dapprima con un po’ di magone e di incertezza e poi, via via che la faccenda si delineerà, con sempre più sicurezza. Maledizione o meno, impareranno, grazie a quella donna piena di voglia di vivere, a cambiare i colori del proprio disegno. A smetterla di rincorrere le cose sbagliate, ‘ché tanto poi non si fanno nemmeno prendere. A piantarla di desiderare ciò che non è giusto per loro.

Impareranno, senza mezzi termini, che la vita è una. Una. E basta. Senza repliche o seconde occasioni. Una… E va vissuta, cielo!

“Scoprirai, Emilia, che la vita non è sempre un cerchio. Molto spesso è un groviglio intricato di deviazioni e vicoli ciechi, false partenze e cuori infranti. Un labirinto esasperante e confusionario, impossibile da percorrere e inutile da tracciare». Mi stringe la mano. «Ma non devi perdertene nemmeno un centimetro».

E il finale sarà bello e triste e anche sofferto. E ci lascerà senza fiato: nulla è come sembra. Una cosa che mi ha stupito – in positivo – è il valore che viene dato al perdono. Anche quando le colpe sono veramente grosse. Bisogna vivere di luce e non di buio e il perdono apre le tapparelle. Spalanca le finestre.

Come la finiranno Em e Lucy? E Poppy?

Per scoprirlo, dovrete leggere questo bellissimo libro che dà lezioni importanti. E sembrerà di vederla, l’arzilla nonnetta, mentre impartisce lezioni di vita a due giovani donne spente, mangiate dal passato e dal presente. E ci emozioneremo e quasi alla fine desidereremo di tornare indietro, all’inizio, per poter riprendere nuovamente la lettura. Ma non si può: ogni libro è un viaggio e con la parola fine si torna a casa. Più ricchi, però, e questo è già magico.

I suoi occhi brillano nella luce della sera. «Alla fine, la vita è una semplice equazione. Ogni volta che ami qualcuno – che sia un uomo o un bambino, un gatto o un cavallo – aggiungi colore a questo mondo. Quando l’amore finisce, quel colore viene cancellato». Sorride. «L’amore, in tutte le sue forme, è ciò che trasforma questo viaggio da uno spento disegno a matita in un magnifico dipinto ad olio».

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