Recensione: “CHE DISPIACERE” di Paolo Nori

Spero di incuriosirvi con la mia recensione. Sono veramente dispiaciuta di dover lasciare andare Bernardo Barigazzi così… Grande Paolo Nori, è stato un enorme piacere leggere “CHE DISPIACERE”. Grazie a Salani Editore.

Sinossi

«Nori prima ti racconta una cosa che è accaduta al suo personaggio (un suo alter ego), poi sfuma il tutto, quindi lo rovescia. Si ride della coerenza incoerente dei suoi personaggi.»
L’Espresso – Marco Belpoliti

«Di Paolo Nori colpiscono (e affascinano) due cose: la sua scrittura ‘parlata’, che ricalca cioè la lingua con cui si comunica quotidianamente, e il suo modo di leggere ciò che scrive, con una cadenza musical-regionale che dà vita a ogni riga.»
Corriere della Sera

«Nori è scrittore inclusivo, che ama rendere racconto ciò che vive. Il piacere di scrivere è l’autentica forza dei suoi libri, un godimento primario.»
Il Sole 24 Ore

Bernardo Barigazzi è uno scrittore che ha cominciato a fare il giornalista ma non l’ha detto a nessuno. Quando non scrive è impegnato a corteggiare Marzia, barista laureata in filosofia, con cui ha una relazione fatta, prevalentemente, di appuntamenti mancati. Con lo pseudonimo di Ivan Piri dirige Che dispiacere, un giornale sportivo che esce in edicola solo i giorni successivi alle sconfitte della Juventus. Sembrerebbe uno svago innocente, finché Barigazzi non si trova suo malgrado coinvolto in un’indagine di polizia. Manuel Carrettieri, ultrà con la passione per la cocaina, è stato ucciso e più di un indizio collega Barigazzi al delitto. In una Bologna autentica e insieme fiabesca, tra le osterie del centro e i vialoni della periferia, va in scena una commedia degli equivoci popolata di indimenticabili protagonisti, densa di umorismo e umanità. Per la prima volta Paolo Nori si misura con il giallo, passando dal racconto in prima persona a quello in terza, e orchestrando una sinfonia di voci e personaggi nello stile inconfondibile che i suoi lettori hanno ormai imparato a conoscere e amare.

Non so vi è mai capitato di passare al Bar Bulgarelli, dove lavora Marzia. Beh, se state girando per Bologna e arrivate nei pressi, li troverete ancora là a parlare i personaggi che andrò a presentarvi; sicuramente c’è chi proverà a spiegarvi i benefici (😂) dell’Aloe vera, aggiungendo aneddoti sull’arresto che con ogni probabilità, da bocca a bocca, avrà avuto un risvolto epocale; per non contare le copie di “Che dispiacere” a riempire i tavolini del bar, viste le ultime sconfitte della Juventus. Immaginate le beffe su Ronaldo che si è visto soffiare la scarpetta da Immobile, e ha pure sbagliato un rigore o due. Ok, il nono scudetto se l’è portato a casa la vecchia Signora, ma vorrei tanto che uno di voi riuscisse a fornirmi gli ultimi articoli di Ivan Piri. Come chi è Ivan Piri? Non sapete chi è Ivan Piri? Scusate, ma dove vivete? Vi dico che è uno pseudonimo, e sulla vera identità si tirano congetture anche davanti al bancone, ma alla fine il segreto di pulcinella viene a galla insieme a tutta la storia. Chi me l’ha raccontata? Ma ve l’ho detto, quando si vive in una piccola comunità (alla fine un quartiere è questo, anche se parliamo di Bologna), ci si conosce, si sparla, si addita, si fanno congetture… rischiando di mandare in galera un innocente! Mettetevi seduti, vi porto un caffè e ne parliamo.

Bernardo Barigazzi è rimasto – ahimé – solo, un cuore libero e una testa piena di pensieri grazie a un’adolescente che gironzola per casa. Spesso scende al bar, si intrattiene con i vicini e soprattutto trova una certa “affinità” con Mancino, sì sì quell’ascolano con le idee un po’ confuse. Perdonatemi, ma essendo un mio corregionale, anche se non è tutto sto granché simpatico, regaliamogli un momento di gloria. Insomma, cosa hanno in comune? Barigazzi è uno scrittore con una ventina di romanzi all’attivo ma vorrebbe fare il giornalista; Mancino è giornalista ma vorrebbe fare lo scrittore. Lo so cosa state pensando: “chi c’ha ‘l pane non c’ha i denti”. Eppure la storia è questa e nel chiacchiericcio dentro e fuori al bar, si scambiano dubbi e consigli… anche se nessuno sa, che in realtà, Barigazzi il sogno di diventare giornalista l’ha realizzato creando con una stimata collega, Che dispiacere! Non vi devo ripetere che qui si sparla delle partite perse dalla Juve,vero? Insomma un giornale che accontenta e scontenta, che fa ridere e fa piangere, o adirare ben bene. Eppure oltre ad avere tutti i difetti del mondo, che sono Juventina e simpatizzo nonostante tutto per gli ascolani (perché la regione Marche è bella tutta, soprattutto per i suoi mille dialetti!), amo all’infinito Barigazzi. Lo so che non dovrei fare la terza incomoda, ma alla fine Bernardo con Marzia – entra ed esci dalla questura, vai qui, vai là, fai i compiti… e che cavolo! – c’è uscito? Vi ricordo che lei non vuole tutto il maiale, le interessa solo una parte…

Chiedo immensamente scusa al grandissimo Paolo Nori, ma quando mi sento imbarazzata non mi chiudo a riccio, ma faccio scemate; e ho abusato della mia penna virtuale imbrattando sta pagina messa a disposizione dal web. Ricominciamo…

Cari lettori, ho terminato qualche giorno fa la lettura di Che dispiacere, ed è stato un dispiacere unico finire questo romanzo. La bellezza straripa subito, attraverso le voci – indirette – di tutti i personaggi, che con i loro stralci di vita vi vengono presentati, in tutto il loro splendore e pieni di difetti: un spaccato di vita vera. Mi ricorda quegli anni che si andava meno di fretta, ‘80/’90. Se non avevi un bancone con dietro una Marzia, ti inventavi una chiacchiera fuori dal portone di casa con i vicini, due birre, una bibita e tutto ciò che si poteva improvvisare pur di stare insieme e s-parlare. Paolo Nori ci porta nella sua Emilia, in particolar modo a Bologna. Ci accompagna ovunque come un vero Cicerone e ci mostra la vita reale, no artefatta dal lusso; ci porta nel quotidiano, tra problemi di comunicazione di un marito e una moglie, o con un figlio. Ci racconta di due ragazze agli antipodi, come Marzia e la sua coinquilina; ci mostra i piccoli trionfi tecnologici di un settantenne in pensione… Potrei farvi tanti esempi senza spoilerare, vista la maestria dell’autore nel muovere i suoi personaggi sulla scena. Magistrale a incastrare nel tutto nientemeno che un omicidio. I risvolti saranno complicati, incomprensibili al principio, illuminanti poi… non solo perché vi troverete faccia a faccia con l’assassino. Paolo Nori ha creato una fitta trama di relazioni dove ha incastrato alla perfezione una storia senza crepe, senza difetti, usando un linguaggio che contribuirà a stupirvi e che come fa un martello pneumatico, vi inciderà nella memoria ogni istante. Brillante, ironica, arguta e semplicemente indimenticabile la penna di Paolo Nori. Prometto che se passerò per Bologna, lascerò una rosa nel punto in cui Togliatti se n’è andata…

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