Recensioni: “IL BARONE E LA BISBETICA DOMATA” e “IL CAPITANO E L’INTREPIDA CORTIGIANA” – La saga dei Lestofanti 3 – 4 di Fabiola D’Amico

Alice Bruno si prende cura, con molta attenzione, del terzo e quarto volume de “LA SAGA DEI LESTOFANTI” di Fabiola D’Amico. Trovate in successione le recensioni di “IL BARONE E LA BISBETICA DOMATA” e “IL CAPITANO E L’INTREPIDA CORTIGIANA”

IL BARONE E LA BISBETICA DOMATA

Sinossi

la Saga dei lestofanti 3
Londra 1818
romance erotico
Cos’è accaduto a Massimo e Ginevra mentre Gawain e Melissa superavano le proprie difficoltà?
Massimo Ripoli è un noto libertino, è passato da un letto a un altro, facendo del sesso un mestiere, purtroppo, per tutti arriva il momento in cui bisogna appendere il chiodo al muro e mettersi la testa a posto. La decisione è pungolata dalla notizia che la compagnia delle orchidee, nota casa di piacere, di cui è proprietario, finisce in fiamme. Per uno come lui, l’unico modo per ottenere una forma di sostentamento è sposarsi, e ancor più facile conquistare una zitella bella ma dal carattere burbero, la figlia del duca di Worth. Peccato che Ginevra sia di tutt’altro avviso e disdegni ogni facile compromesso, cadendo, però, in una scommessa pericolosa dove è il suo cuore a rischiare tutto, perché dopo tutto Massimo è un vero seduttore.
Quando tutto sembra volgere a favore di entrambi un evento metterà in pericolo la felicità appena conquistata.
Ma quanta verità c’è in quel che vediamo?

Titolo: Il barone e la bisbetica domata

Autore: Fabiola D’Amico

Serie: La saga dei lestofanti 3

Ambientazione/Genere: Londra 1818 – Romance erotico

Data di uscita 15 Giugno solo su amazon e disponibile in KU

Copia digitale gentilmente fornita dall’autrice

Ginevra Worth non è una ragazza come le altre, e non solo perché è figlia di un duca. Curiosa, anticonvenzionale e discretamente femminista in un’epoca in cui alle fanciulle della buona società viene lasciata al più la libertà di scegliere con chi danzare a un ballo (non più di tre, e mai troppo vicini), non solo a ventiquattro anni non mostra alcun desiderio di sposarsi, ma addirittura pretende di scegliere il suo destino. E il destino arriva nella persona di Massimo Ripoli: libertino, spiantato, tremendamente affascinante, e forse più interessato alla dote di Ginevra e all’idea di imparentarsi con una famiglia di larghe vedute come i Worth, che a lei.

O meglio, un interesse nei suoi confronti lo avrebbe pure, anche se poco adatto a un uomo perbene, un interesse tutt’altro che casto e che farebbe inorridire la società dei benpensanti, ma non Ginevra dopotutto, perché è lo stesso che prova lei, come è costretta ad ammettere ogni volta che si ritrova sola con l’irresistibile seppure irritante italiano e sembrano attirarsi come due calamite. Qualcosa che sembrerebbe andare ben oltre le sue spericolate letture.

Massimo non è intimidito dal carattere bisbetico della ragazza, né dal rango: vuole i suoi soldi e il suo corpo, non necessariamente in quest’ordine, e glielo dice dritto in faccia, senza finzioni né ipocrisie, proponendole perciò una scommessa. Quattro giorni, quattro giorni durante i quali lei gli lascerà carta bianca e lui dovrà sedurla, sposandola in caso di vittoria. Ginevra avrà il suo nome, ma non il cuore di Massimo, perché quello non appartiene a nessuno. O forse no?

Non lo avrebbe mai ammesso neppure al suo più caro amico, ma era eccitato e spaventato.

Con questo suo piano si stava giocando il futuro. Avrebbe abboccato? Doveva farlo. Si stava comportando come lei si aspettava. (…) Se non fosse stato così sicuro della vittoria, non avrebbe messo in pericolo la reputazione di Ginevra, e soprattutto non avrebbe mancato di rispetto al duca.

Ma se era così sicuro di sé, perché il cuore sembrava volergli scoppiare in petto?

Terzo e trascinante capitolo della saga dei Lestofanti, cui segue il quarto Il capitano e l’intrepida cortigiana, nel quale troverà la propria conclusione anche la storia di Ginevra e Massimo.

Una storia che mi ha appassionata e divertita, e molto, perché il ritmo è sostenuto e dialoghi riusciti, e chi non amerebbe un libertino in fondo pronto a ravvedersi?

La protagonista femminile poi, nel suo porsi fuori dalle regole in un modo che ricorda più a quello delle sorelle Mary Wollsocraft Shelley e Claire Clairmont (che di certo le regole non le rispettavano neanche un po’), che le consuete eroine dei romanzi storici, ha un suo perché, anche se avrei desiderato un linguaggio, e magari qualche tocco qua è là, più rispondenti ai tempi per stemperare e spiegare la modernità del tutto.

IL CAPITANO E L’INTREPIDA CORTIGIANA

Sinossi

Dopo aver lasciato Ginevra nelle mani del fratello, Caterina torna in città. Il suo istinto le grida che il tradimento di Massimo celi una verità sconvolgente.
In effetti il suo amico sembra scomparso e ad aiutarla nell’impossibile quanto pericoloso salvataggio, accorre il conte Ivan Nicolai Petrov, capitano dell’armata russa.
Può fidarsi di lui? Ma ha altre alternative? Lui è così determinato a non lasciarla andare in un luogo di perdizione da sola! Caterina sta per ripiombare in un mondo dal quale aveva promesso di fuggire per sempre. A complicare il tutto ogni momento che passa Caterina sente per Ivan emozioni mai provate, lui che sembra volerla ma non la prende, lui che le dona piacere ma non lo cerca per sé, tuttavia sa che il capitano non potrà mai amarla perché lei è marcia, un fiore secco e quando arriva il momento di tornare da Ginevra, Caterina va via senza voltarsi indietro.
Ivan, da quando è morto il fratello, ha a cuore solo il bene della sua nipotina, ha chiuso con il passato, con la violenza, con le sue perverse inclinazioni sessuali ma la sconvolgente verità su Caterina e il pericolo in cui lei si caccia per scoprire cos’è accaduto al suo amico minano quel suo ferreo autocontrollo, con lei si denuda delle maschere che indossa per proteggere gli altri da se stesso e comprende che per il suo bene è persino disposto a lasciarla andare, ma essere gentiluomo non è il suo forte quando di mezzo c’è la cortigiana più intraprendente e fragile che abbia mai conosciuto. Ecco perché seguirla a Londra è la cosa più giusta da fare, e scoprirla in un nuovo pericolo gli fa perdere ogni controllo. Lei ha bisogno di lui. 
I nostri lestofanti e le loro dame coraggiose riusciranno a mettere al sicuro i bambini di Londra e il terribile nemico pagherà per le colpe commesse?
Avventura, pericolo, passione e commozione vi condurranno alla fine di un viaggio emozionante.

Titolo: Il barone e la bisbetica domata

Autore: Fabiola D’Amico

Serie: La saga dei lestofanti 4

Data di uscita 13 luglio solo su amazon e disponibile in KU

Copia digitale gentilmente fornita dall’autrice

Se cercate l’amore e la passione, e, perché no, delle belle scene coinvolgenti e sensuali, questo è il libro che fa per voi.

Caterina e Ivan hanno entrambi un passato burrascoso alle spalle, tragico e doloroso, che li ha fatti soffrire ma li ha anche resi, dopo molti patimenti, ciò che sono diventati.

La principessa decaduta, ripudiata, tradita e offesa, poi cortigiana incomparabile, e infine risorta dalle sue ceneri come semplice donna alla ricerca di un suo spazio e di una ragione per vivere e il guerriero vincitore, eroe dei campi di battaglia ma perseguitato dai suoi demoni interiori non potranno non fare breccia dentro di voi e piantare un piccolo seme.

Due anime ferite che pure non possono fare a meno di amare, rischiando tutto, anche la vita, e che rifiutano di lasciarsi andare: perché se hai la fortuna di incontrarlo, vale sempre la pena di lottare con tutte le proprie forze per l’amore, quello vero.

Gli afferrò il viso e schiacciò le labbra contro le proprie. Il bacio che si scambiarono fu forte, passionale. Erano anni che Caterina non provava l’esaltante ebrezza di un bacio. Riscoprirne le emozioni fu come saltare un ostacolo in groppa a un cavallo e perdere la presa sulle redini. Era come essere sbalzata dalla sella e librarsi nell’aria. Si sarebbe fatta molto male cadendo, molto male, ma, che dio la aiutasse, ne valeva la pena.

Due personaggi che secondo me meriterebbero ulteriori sviluppi (leggerei volentieri un altro libro con loro due protagonisti), e che mi hanno colpito molto con la loro particolarità: Caterina a dispetto di tutto fiera e coraggiosa, fragile pur se disinibita, e Ivan dominatore, eppure attentissimo ai desideri della donna amata e pronto a sacrificarsi per lei.

Con sua somma sorpresa, avvertì la mano di lui sul mento. Quel tocco la costrinse a sollevare gli occhi. Affondò in un mare tempestoso, i cui flutti le erano ignoti.

«Guardatemi. Che cosa vedete?»

Che domanda era? Deglutì nervosamente. «Vedo un uomo che lotta contro il piacere che una come me può dargli. Lo volete, non negatelo.»

«Lo nego invece, perché state vedendo ciò che volete, ignorando la verità.» (…)

«Vi voglio Katje, ma a modo mio», le alitò prima di afferrarle la nuca e avvicinarsi a lei. I visi erano quasi uniti, le bocche frementi. (…)

«A modo mio», le ripeté allontanando i loro corpi uniti. (…)

Lui le prese i capelli strattonandoli ma senza farle male. «E che cosa volete voi, Katje?»

Ivan non smette mai di chiederlo, a lei e a se stesso, e questo me lo rende particolarmente caro, e, insieme all’irruenza di Caterina, alla sua capacità di donarsi senza secondi fini (a dispetto di un mestiere abbracciato per rabbia e per non soccombere) ne fa due caratteri indimenticabili, mettendo in secondo piano una rispondenza storica non sempre perfetta, all’interno di un’avventura appassionante e piena di colpi di scena, in cui trovano conclusione finalmente anche le vicende di Massimo e Ginevra, protagonisti del precedente Il Barone e la bisbetica domata, e quelle dell’intera Compagnia dei Lestofanti in lotta per salvare gli orfani in pericolo.

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