Recensione: “LA VILLA DEGLI AMORI SOSPESI” di Lena Johannson

Katy Policante ha letto, per A libro aperto, “LA VILLA DEGLI AMORI SOSPESI” di Lena Johannson, edito Newton Compton.

La villa degli amori sospesi è, dunque, un romanzo dalla lettura attuale, uno spaccato di un passato lontano ma che ci rilancia continui rimandi, un inno alla forza delle donne e alla loro lungimiranza, un invito alla rottura degli schemi qui evidenziato in molti particolari dei personaggi secondari.

La villa degli amori sospesi di [Lena Johannson]

Sinossi

Amburgo, 1919. Le vicende della guerra sconvolgono i piani degli Hanneman, da generazioni importatori di cacao e proprietari della Hannemann & Tietz. La giovane, intraprendente, appassionata Frieda, secondogenita della famiglia, dopo aver dimostrato notevoli capacità imprenditoriali nella nuova attività di fabbricazione di delicatezze al cioccolato, nonostante la diffidenza della madre e della cerchia dei ricchi commercianti di cacao della città, si dimostra in grado di prendere le redini dell’azienda al posto dell’irresponsabile fratello. Nonostante Frieda trascorra il tempo a studiare e realizzare nuove ricette, la sua famiglia desidera che sposi un uomo in vista, in grado di rimettere in sesto i conti dell’azienda. Il cuore della ragazza, però, appartiene già a un altro. L’unico modo, per non dire addio alla felicità accettando un destino che altri hanno scelto per lei, è concentrarsi sui suoi esperimenti culinari per evitare il tracollo della Hannemann & Tietz.

Titolo: LA VITA DEGLI AMORI SOSPESI

Autore: Lena Johannson

Editore: Newton Compton

Data Pubblicazione: 16 luglio

Prezzo: 4.99

Pagine: 378

Copia digitale gentilmente offerta dalla CE

La cosa che mi ha colpito maggiormente di questo romanzo è la sua estrema attualità nonostante le vicende narrate siano lontane un secolo esatto dai nostri giorni: la soglia di povertà che si innalza, l’inflazione galoppante, le speculazioni finanziarie creano le basi per una grande crisi economica gestita in malo modo da una classe politica lontana anni luce dalla cruda realtà che la maggior parte della gente vive. Questo causa una crescita dei partiti estremisti e continue agitazioni sociali che sfociano anche in episodi di particolare violenza. In questo contesto, quando le conseguenze delle pesanti clausole del Trattato di Versailles, imposto alla Germania alla fine della prima guerra mondiale, rischiano di bloccare l’economia dell’intero paese, Frieda Hannemann vive gli scampoli della sua adolescenza nella casa paterna, sede anche dell’azienda di famiglia che si occupa dell’importazione, del commercio e della lavorazione del cacao. È una ragazza curiosa e intelligente, scaltra, attenta e osservatrice: ha voglia di imparare e di affiancare il padre nel suo ufficio, ma l’erede designato è il fratello Hans, che torna dalla guerra traumatizzato e ferito nel corpo e nell’anima. Per lei i genitori hanno altri progetti: trovarle un marito di buona famiglia con un capitale che possa donare nuova linfa alle casse dell’azienda, che comincia a risentire delle severe imposizioni cui tutto il popolo tedesco si trova a sottostare. Tuttavia, Frieda vuole essere padrona della sua vita, viverla secondo le proprie regole, poter scegliere con chi dividerla e, soprattutto, essere indipendente economicamente.

Il mondo non sembra affatto pronto per le sue idee e tanto meno Amburgo e la sua classe dirigente. Frieda, però, non demorde e, carica di ottimismo, a volte anche infondato, si butta nel lavoro dando prova delle proprie potenzialità. Toccherà a lei, infatti, salvare l’attività e le sorti stesse della famiglia, rinunciando in fondo a una piccola parte di sé.

Il romanzo è particolareggiato e molto descrittivo, anche perché l’autrice stessa è nata a Amburgo. Si nota subito una grande ricerca topografica e storica della città e delle sue tradizioni commerciali e culturali. Il ritmo non è costante: a volte stagna in particolari minuziosi, altre sembra imprimersi anomale accelerazioni. Frieda suscita fin da subito una certa simpatia: è altruista e ingenua, romantica e sognatrice. Crede che tutto sia possibile mettendoci buona volontà, ma è destinata a scontrarsi ben presto con la realtà. Tuttavia, sa fare quello che ogni donna si ritrova a compiere davanti alle difficoltà della vita: non si chiede come e se ce la farà, abbassa la testa e va avanti in ogni modo. Di lei mi è rimasto l’aroma delle sue creazioni al cioccolato e il dolceamaro del finale, che tocca a molte di noi.

I personaggi maschili fanno da corollario a Frieda, che domina quasi tutta la scena.

La villa degli amori sospesi è, dunque, un romanzo dalla lettura attuale, uno spaccato di un passato lontano ma che ci rilancia continui rimandi, un inno alla forza delle donne e alla loro lungimiranza, un invito alla rottura degli schemi qui evidenziato in molti particolari dei personaggi secondari.

Assolutamente da leggere.

Quattro libricini al cioccolato.

Katy

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