Cover Reveal: “BACI, BISTICCI E FUNGHI ROSA” di Anne Went e Mari Thorn

Presenta

BACI, BISTICCI E FUNGHI ROSA

di Anne Went e Mari Thorn

Titolo: Baci, bisticci e funghi rosa
Autori: Anne Went, Mari Thorn
Editore: Dri Editore
Genere: Chick lit
Collana: Brand New
Pagine: 318
Data di uscita: 1° settembre
Formati disponibili: ebook 2.99/ cartaceo 16,99 € circa
Info: ufficiostampa.drieditore@gmail.com

Sinossi

 E’ vero che gli opposti si attraggono? 
Forse.
Di certo bisticciano un bel po’.

Un seducente pilota militare.
Un’adorabile hippie imbranata.
L’unica cosa in grado di metterli d’accordo?

L’amore.

Perché forse James e Corinne non sono così incompatibili, solo inaspettati.

Ma l’amore vero non arriva sempre così, senza chiedere il permesso? 

L’affiatato duo Thorn & Went ci regala una storia frizzante e coinvolgente, ricca di battibecchi e di emozioni, di dolcezza e di pepe.
Siamo sicuri che questa commedia romantica saprà portarvi… in volo fino al settimo cielo! 
Pronti per partire?

Le autrici

Mari Thorn come anche Anne Went sono ovviamente degli pseudonimi. Su Facebook, dove si sono conosciute nel 2011 seguendo un GdN vittoriano, Mari e Anne sono diventate amiche oltre che socie di penna e questa è una delle cose più belle che questa avventura ha regalato loro. 
Dopo cinque anni di storie chiuse in un cassetto, nel 2015 decidono di lanciarsi nel mondo del self-publishing con il chick-lit UNA NOTTE ARRIVI TU.
La loro produzione prosegue negli anni successivi, alternando commedie romantiche come LOVING DONOVAN (del 2016) e CHASING CLEMENTINE (del 2019), primo e secondo capitolo della trilogia chick-lit “JCUBE Series” a storie più intense, come TUTTO QUESTO O NULLA (2016) e IL TUO PASSO ERA TROPPO VELOCE (2017).
Il famoso cassetto è ancora pieno di storie perché per Anne e Mari scrivere insieme è parte integrante della loro amicizia, a dispetto della distanza fisica e anagrafica!

Estratti


«È stata quell’incosciente a creare tutto questo casino?»
«Lei e tutte le donne del villaggio. Praticamente hanno eletto la pista nord a loro materasso» conferma Smith.
Punto dritto al cappello, spostando le altre vecchiette senza troppe cerimonie. Mia madre inorridirebbe se vedesse che non porto il rispetto che mi ha sempre inculcato verso le persone di una certa età, ma sono troppo infastidito per preoccuparmene. Ho rischiato di finire sotto tre metri di terra per colpa di quella scema! 
Il colonnello alza gli occhi e intercetta il mio arrivo. «Mad.»
«Signore.» 
La pazza si gira e mi ritrovo a guardare un viso da furetto e due occhi scuri ed espressivi, seminascosti sotto il cappello più assurdo che io abbia mai visto. 
«È un fungo rosa quello?» mi sento chiedere.
La Carlston alza la mano e la porta alla testa. «Non è un fungo, ma una mia creazione, signor…»
«Capitano Parker. Sono quello che per poco non è finito al creatore quando si è ritrovato la pista di atterraggio piena di psicotiche guidate da una che ha un fungo rosa messo sottosopra sulla testa.»

«Tu hai fatto sesso» annuncia Blyte appena me lo ritrovo davanti.
«Tu hai la segatura nel cervello» rispondo a tono. Infilo la tuta di volo e mi allaccio gli anfibi, cercando di ignorarlo.
«È quella specie di hippie, vero? Un po’ suonata in effetti, ma carina. Strano, però, di solito preferisci tipi più appariscenti.»
«Infatti non ci faccio sesso, siamo solo amici. Ma cosa lo spiego a fare a uno come te? Tu ragioni con l’unica appendice mobile che ti ritrovi, se ancora funziona!»
Per tutta risposta, Blyte mi sferra un pugno sulla spalla che per poco non mi fa saltare via l’articolazione. Il suo modo normale di scherzare.
«Non me la racconti giusta, Parker. Ieri sera ti abbiamo aspettato tutta la sera al pub e invece non sei venuto, scommetto che eri con lei.»
Negare significa farlo intestardire ancora di più, così mi arrendo. «Ero con lei, ma non come pensi tu. Cioè… abbiamo dormito insieme, ma…»
«Gesù, Parker, non ti funziona più?»

«Ho solo venti minuti per scaricarti a casa e tornare alla base, non ho tempo di aspettare che arrivi zoppicando alla mia auto» rispondo, camminando per la strada deserta fino al mio pick-up. Si è attaccata al mio collo quasi volesse strozzarmi e ora guarda la mia auto come se fosse una specie di abominio.
«L’hai scelta grossa per compensazione?» mi sfida, mentre la butto sul sedile davanti senza troppi riguardi e faccio il giro.
«Se fosse una Ferrari forse ti darei ragione, ma prova tu ad andare in giro per caserme con un’utilitaria e poi ne riparliamo. Magari è un filino anzianotta, ma ti assicuro che funziona molto meglio di tante “giovani”.» 

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