Recensione: “L’ECO DEL PASSATO” di Simona Bosco

La bravissima Federica Cabras ha letto, per A libro aperto, “L’ECO DEL PASSATO” di Simona Bosco, edito Leone Editore. Lasciatevi travolgere dalle sue parole…

Sinossi

A cinque anni dalla prematura scomparsa di suo marito, Sofia si sente ancora troppo vulnerabile. La sua vita perfetta a New York è un ricordo così lontano da convincerla a tornare a Milano con le sue figlie, facendosi circondare dall’affetto della sua cara amica Beatrice. Il futuro ha però in serbo numerose sorprese, prima fra tutte l’incontro con Alex, un affascinante cinquantenne con la fama del latin lover, erede di una delle più facoltose famiglie del capoluogo lombardo ed ex docente universitario. La loro storia sembra un sogno a occhi aperti da cui Sofia non ha voglia di risvegliarsi, nonostante Beatrice dubiti che l’uomo la ami davvero: Alex non è quello che sembra e in passato era stato denunciato da alcune studentesse per molestie sessuali. Così, quando Sofia decide di allontanarlo, Alex rivelerà la sua vera natura e si trasformerà nel peggiore incubo di ogni donna: uno stalker.

Titolo: L’eco del passato

Autore: Simona Bosco

Editore: Leone Editore

Data Pubblicazione: 2 aprile 2020

Prezzo ebook: 2.99; cartaceo: 14.16

Sofia è dilaniata, sta tornando in Italia – a Milano, più precisamente – dagli States dopo la morte prematura di suo marito Eric e il suo cuore manca parecchi battiti. Quando si seppellisce un compagno di vita così presto il dolore è così grande da non poter essere nemmeno quantificabile e Sofia lo sa: ecco perché l’unica strada è tornare dai suoi genitori, respirare l’aria della sua città natale, ricaricare con un po’ di normalità le batterie. Ma non può stare ferma, non può crogiolarsi nelle sue ferite: Sveva e Lea, le sue bambine, hanno bisogno di lei. E anche Stella e Alberto, i suoi genitori, vogliono vederla sorridere. Meno male che in tutto questo c’è Beatrice: la migliore amica della donna è sempre capace di darle forza, di farla stare meglio. D’altronde nemmeno tanti anni lontane – sebbene sempre vicine con il cuore e spesso, complice qualche viaggio rubato e qualche momento bello strappato alla distanza, anche con il corpo – hanno minato la loro splendida unione, di quelle che durano per vite intere e anche di più.

Si pensa che dopo tanta sofferenza l’universo conceda una tregua, un periodo dove tutto fila liscio come l’olio. Si pensa che l’amore vero ti trovi e bussi quando vuole e si pensa anche che entri di prepotenza, qualsiasi cosa accada e anche se non lo si vuole, perlomeno non in quel momento. Si pensa che dopo la tempesta ci sia sempre il sereno, che le nuvole vengano scacciate sempre da un bel sole, luminoso e caldo.

Volete il mio punto di vista? Beh, questione di prospettive. La vita sa essere amara, a volte, come una medicina da mandare giù che però rischia di non funzionare nemmeno. E spesso lo è, amara intendo, per più volte di fila. E non c’è nulla che si possa fare, se non incassare i colpi e pregare di non crollare, non troppo perlomeno. Ammortizzare i colpi sulle gambe. Magari – come dice una nota canzone – restare poi una settimana a letto a smaltire la delusione, la tristezza, il senso di impotenza. E poi rialzarsi. E così, così all’infinito, fino alla morte. Oddio, giuro che non è brutto come sembra.

Tutto questo per dire che per Sofia non è ancora finita. Tutte le lacrime del mondo non l’hanno salvata da una nuova e peggiore ondata di paura, angoscia e tristezza.

Quando conosce Alex – mentre si trova per qualche giorno in vacanza presso una struttura invernale – le sembra di aver aperto gli occhi dopo un lungo sonno. Negli ultimi anni si è concentrata solo sul suo lavoro di caporedattrice in un giornale importante della città e sulle sue figlie. Le ha cresciute – con l’aiuto dei suoi amabili genitori – forti e decise ma non aggressive. L’amicizia con Beatrice, forte come una vecchia quercia, è sempre vitale ma il cuore della donna ha bisogno di battere di nuovo. Di battere per una persona.

Ed è semplice, quando questa persona è sofisticata e dolce, premurosa, elegante, perdere la testa. Facile come respirare. Erede di una famiglia facoltosa e ben tenuto, Alex ha un modo tutto suo di corteggiarla, sembra quasi d’altri tempi. La tratta come un fiore bellissimo, come la rosa più bella e profumata di tutto il campo. Si prende cura di lei, la lusinga con sorprese e con doni inaspettati.

Ma chi è questo Alex?

Le persone non possono nascondere la propria essenza, non per molto. E così, in breve, le bugie vengono a galla. Alex non è quel che è. È un sociopatico, stronzo bastardo che ha tutta l’idea di rovinare la povera Sofia, già ammaccata dai disastri precedenti. Ex professore universitario. Denunciato per molestie. Quasi in rovina. Bugiardo patologico.

A Sofia crolla il mondo addosso.

Se c’è una cosa che le persone come Alexander sanno fare bene è isolare le proprie vittime. Dal momento in cui la donna comprende i meccanismi e le bugie dell’uomo, si entra in quella che potrebbe essere definita una spirale di brutte sorprese. Narcisista, egocentrico e privo di un benché minimo senso empatico, Alex le rende la vita impossibile. Da piccole cose – sempre spaventose – fino a gesti sconsiderati, tutto questo con un finale che fa venire i brividi.

Simona Bosco è stata bravissima ad analizzare la paura, descritta in ogni sua sfaccettatura, che deriva da una situazione simile. Non posso immaginare cosa voglia dire sentirsi sempre e costantemente seguiti. Sempre e costantemente osservati. Sempre e costantemente in pericolo. Sofia viene annientata nel suo essere una persona: non può andare dove vuole, non può fare ciò che vuole. Non può lavorare bene. Non può addormentarsi a cuor leggero. Un senso d’ansia le comprime il petto ad ogni respiro perché lei lo sa… Sa bene di essere in pericolo.

Alex si insinua nella sua quotidianità e in ogni suo pensiero. Si insinua nel suo lavoro, sul quale Sofia contava tanto e dal quale ha bisogno di sempre più pause. Si insinua in tutte le piccole cose quotidiane che le persone fanno senza problemi, senza pensarci. Sofia deve imparare a tenere gli occhi aperti. A casa sua. Alla fermata della metro. Al lavoro, mentre entra o esce.

Il punto di non ritorno viene toccato quando si capisce che pur di arrivare a lei Alex è disposto a tutto… anche a rovinare la vita a chi sta vicino a quella donna che no, non lo vuole nella sua vita, non più. Il suo passato è torbido e le persone – checché se ne dica – non cambiano. Rimangono le stesse. Sempre, e comunque. Nel bene e nel male.

E Alex lo sa.

Pieno di colpi di scena, ben descritto, lungo ma in modo non anomalo: questo libro si legge con semplicità a livello stilistico – la penna della Bosco è lineare – ma non emotivo. Perché potremmo esserci noi, nella vita di Sofia. E Alex potrebbe essere qualsiasi uomo distinto, bello e raffinato che ci mette gli occhi addosso. E per scoprire che non è tutto oro quello che luccica, a volte, ci vuole poco, molto poco.

Promosso! E si attende il seguito… perché ci sarà, vero, cara Simona?

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