Recensione: “LEILA: UNA STORIA COME TANTE” di Donatella Coda Zabetta

La bravissima Laura Baldo ha letto, per A libro aperto, LEILA: UNA STORIA COME TANTE di Donatella Coda Zabetta, edito Golem Edizioni.

Genere: Narrativa
Collana: Mondo

Pagg. 200
Prezzo: 15 euro

In libreria dal 1° ottobre 2020

Sinossi

Leila Bianchi è un attraente e brillante avvocato, socia di un importante studio legale di Ivrea. È sposata ad Eugenio Carati, noto neurochirurgo e ricercatore all’università di Torino, ed è madre di Ambra, una bambina di 6 anni. Una bella famiglia, un amatissimo cane e una magnifica villa fanno di Leila una donna di successo, ma la sua vita apparentemente perfetta nasconde, in realtà, un grande disagio. Fin da ragazza Leila ha difficoltà a confrontarsi con l’universo maschile e l’atteggiamento aggressivo di Giorgio la pone continuamente di fronte alla sua fragilità come donna. Leila ha un tracollo emotivo che la turba profondamente e la induce a ridisegnare la sua vita professionale. A complicarle l’esistenza si aggiungono però nuovi problemi: anche Ambra sembra manifestare un malessere profondo e Leila comincia ad avere un incubo notturno ricorrente che arriva da molto lontano e approfitta della sua fragilità per venire alla luce. L’unica depositaria del suo segreto è la sola persona che non può risponderle, ma che forse può ancora sentirla: sua madre.

Copia digitale gentilmente fornita dalla CE

Leila Bianchi è una giovane avvocatessa in carriera, ha un marito neurochirurgo, una figlia, una splendida casa circondata da un parco sulle colline vicino a Ivrea. Ma l’idillio è solo apparente, perché nella sua vita perfetta ci sono invisibili incrinature che il tempo e gli eventi finiranno per portare alla luce, rischiando di far crollare tutto.

Ambra, la figlia di soli sei anni, ha iniziato la scuola e le maestre sembrano preoccupate: nonostante la sua grande intelligenza e creatività la bambina potrebbe avere dei problemi; il marito Eugenio è tanto impegnato coi suoi progetti di lavoro da trascurare inevitabilmente la famiglia, e anche lui ha questioni personali irrisolte che avrebbe preferito non affrontare. In tutto ciò Leila deve combattere sul lavoro contro i pregiudizi maschilisti e importuni di un collega.

Ma il suo sentirsi a disagio e insicura con gli uomini ha radici molto più profonde, tanto che i ricordi sono svaniti, sebbene il suo corpo ne abbia conservata una memoria dolorosa che reclama attenzione.

“Leila aveva perso per sempre il suo mantello di invisibilità e con esso la sua disinvoltura. Da quel momento iniziò a osservare l’universo maschile con preoccupazione, per via delle continue battute che continuavano a perseguitarla.”

Leila fatica a trovare il coraggio di reagire alle molestie, ma quando lo fa, con conseguenze drammatiche, finisce per sentirsi schiacciata dai sensi di colpa e oppressa da incubi terribili in cui un’ombra la insegue per aggredirla.

Con il marito sempre più lontano, il lavoro e una bambina di cui occuparsi, è sul punto di cedere. Per fortuna accanto a lei ci sono molti amici: i suoceri, l’amica artista Alice e il socio Giovanni. E poi c’è un nuovo progetto che assorbe le sue energie: difendere sul piano legale donne maltrattate e in difficoltà. Oltre a ciò ci sono le visite settimanali alla madre in coma, che non può più parlare, ma forse può ancora sentire il suo grido silenzioso e aiutarla a fare chiarezza in ciò che non avrebbe mai dovuto essere ma è stato.

“Quella donna immobile, durante quel lunghissimo lasso di tempo, non aveva fatto altro che essere la testimone crudele di ogni sospeso tra loro, come se nella vita di Leila il passato reclamasse il suo spazio di dolore giorno dopo giorno.”

Come dice il titolo, Leila è davvero una donna come tante, fragile eppure coraggiosa, che mette sempre al primo posto gli altri — la famiglia, il lavoro — e spesso trascura se stessa. È anche un avvocato con grandi ideali, che si rende conto di quanto aiutare altre persone con problemi simili possa aiutare anche noi. I mostri degli altri sono sempre meno spaventosi, ma una volta che abbiamo imparato a combatterli possiamo affrontare anche i nostri, trovare il coraggio di guardarli in faccia e dargli un nome, togliere loro il potere di farci del male e condizionare la nostra vita.

“Per quanto tempo era stata condizionata dal senso di impotenza e di colpa di quando era bambina? Quella chiarezza inaspettata le diede forza e fiducia. Si meritava la libertà. Su questo non aveva alcun dubbio”

Quello della violenza, verbale o fisica, sulle donne è un argomento purtroppo ancora d’attualità, perché difficile da sradicare. Si capisce subito che dietro il romanzo c’è non solo una grande sensibilità di donna e di autrice, ma anche una seria ricerca sugli aspetti psicologici che qui sono centrali e resi in modo molto realistico e coinvolgente. La seconda parte è quella che mi è piaciuta di più, perché risponde a molte domande che viene spontaneo farsi nella prima e, come in un giallo, finalmente tutto si chiarisce.

Lo stile è scorrevole, chiaro e corretto, non ho trovato errori né refusi, il che rende la lettura molto piacevole. E, dal momento che è un romanzo d’esordio, ci sono tutti gli indizi — una trama coinvolgente, personaggi realistici, volontà di approfondire temi importanti — per ritenere che sentiremo ancora parlare di questa autrice.

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