Doppia Recensione: IL DELITTO DI VIA FILODRAMMATICI di Emiliano Bezzon

Un romanzo che ha attirato l’attenzione di Laura Baldo e Katy Policante, e che insieme ci parlano de Il delitto di via Filodrammatici di Emiliano Bezzon, edito Fratelli Frilli Editori.

Sinossi

La Milano del dopo Expo, dei grattacieli e del nuovo skyline, la Milano dal ritmo continuamente “in crescendo” sembra fermarsi in riverente pausa davanti alla sacralità del tempio mondiale della Lirica, il Teatro alla Scala, e alla quiete della casa di riposo Giuseppe Verdi, dove anziani musicisti vivono di musica e di ricordi. Ma quel mondo apparentemente rarefatto nasconde storie di invidie, sesso, denaro, potere e tradimenti: l’assassinio “quasi perfetto” del potente sovrintendente è come un terremoto che sconquassa la superficie
patinata e porta alla luce quel sommerso di odio e intrighi. Il sovrintendente viene trovato di prima mattina dal suo segretario particolare nel suo studio, riverso sulla scrivania, privo di vita, senza una goccia di sangue. Ma i primi rilievi tolgono subito ogni dubbio: non si tratta di morte accidentale. La scottante indagine viene affidata alla giovane e determinata capitana dei carabinieri Doriana Messina. Single per sofferta scelta in nome dell’Arma, la capitana è amata e stimata dai suoi stretti collaboratori, ma deve invece destreggiarsi tra le invidie di colleghi che la vedono come ostacolo alla loro carriera, e le avance più o meno esplicite di uomini che non vogliono perdersi l’esperienza della donna in divisa, magari con il valore aggiunto di manette e pistola. A Doriana si affianca come consulente del PM la psicologa e amica Giorgia del Rio con cui ha collaborato nel corso di una precedente indagine. Grazie a lei e ai racconti della sua anziana amica musicista che vive a Casa Verdi, si scopre che in quei giorni è avvenuto un ritrovamento di enorme valore per il mondo della musica verdiana…

Copia digitale gentilmente fornita dalla CE

Tutto inizia a Milano, negli uffici del famoso Teatro alla Scala, dove il sovrintendente viene trovato morto. A indagare interviene prontamente l’Arma dei carabinieri, ma è a Doriana Messina, capo del Reparto Operativo, che viene affidata l’indagine. I suoi superiori e i magistrati hanno infatti molta fiducia nella fama e nelle capacità della donna.

“Di Doriana Messina aveva letto sui giornali e ne aveva anche sentito parlare dai colleghi a Palazzo di Giustizia. Di sicuro era un’ottima investigatrice e si era circondata di una squadra di validi collaboratori, e poi si diceva che fosse anche una gran bella donna, il che non guastava.”

In gioco c’è molto più che la semplice risoluzione di un caso di omicidio, intorno al delitto ruotano infatti gli interessi politici ed economici della Milano che conta.

La capitana — rigorosamente con la “a” — Doriana Messina, che pur essendo ancora giovane si è già costruita un’ottima reputazione, si mette subito al lavoro, coinvolgendo gli elementi migliori della sua squadra. Tra loro c’è anche l’amica psicologa Giorgia del Rio, esperta nel decifrare il comportamento umano e investigatrice per vocazione.

“ […]era combattuta tra la necessità di seguire rigidamente i protocolli d’indagine e la voglia di coinvolgere Giorgia, dotata di un intuito investigativo eccezionale, impreziosito dal fatto che nel suo ruolo poteva muoversi con assoluta libertà senza creare il minimo sospetto o suscitare alcuna diffidenza.”

L’indagine finisce per intrecciarsi al ritrovamento di una lettera in un vecchio archivio che riguarda un’opera incompiuta attribuita a Giuseppe Verdi, e che ha scatenato aspre discussioni nel Consiglio di amministrazione del Teatro, di cui insieme al defunto sovrintendente fanno parte molti pezzi grossi della politica e della cultura cittadina. Tra loro anche il sindaco e il direttore della casa di riposo per musicisti intitolata a Verdi.

Diverse persone avevano buoni motivi per togliere di mezzo la vittima, non solo per questioni di lavoro, ma anche personali. L’uomo infatti era un noto donnaiolo e aveva molto denaro su vari conti bancari.

A complicare il tutto, Doriana deve destreggiarsi nel clima ancora per molti versi maschilista dell’Arma e dimostrare di essere sempre all’altezza.

“I suoi carabinieri si aspettavano che lei sapesse sempre cosa fare, i suoi superiori si attendevano i migliori risultati, i magistrati non si aspettavano altro che soluzioni investigative efficaci. Tutto ciò era esaltante ma anche faticoso e stressante.”

Tutto ciò fa sì che la sua vita sia concentrata quasi solo sul lavoro, sacrificando quella privata.

Anche Giorgia ha i suoi problemi da affrontare, specie sulle questioni di cuore. Ma l’amicizia tra le due donne non viene mai meno e permette loro di affrontare il caso contando sul sostegno reciproco.

Il delitto di via Filodrammatici fa parte di una serie con protagoniste Doriana e Giorgia, conosciutesi durante la prima indagine. È un giallo per molti versi classico, con la particolarità di essere in gran parte centrato su figure femminili (la capitana, la psicologa, l’anatomopatologa). I personaggi sono ben caratterizzati, lo stile di scrittura è scorrevole e piacevole, quindi lo si legge d’un fiato. Avrei voluto che la musica e la questione dell’opera incompiuta di Verdi fossero più centrali nella trama, visto anche il contesto, e magari anche avere qualche indizio in più per scoprire l’assassino, per questo do quattro libricini, ma comunque l’ho trovata una bella lettura. I colpi di scena non mancano, così come i momenti più distesi. Libro consigliato per chi ama il giallo nostrano.


Oltre l’immagine anni ’80 della Milano da bere, oltre le grandi maisons della moda, i negozi sfavillanti, le case discografiche, l’ostentata agiatezza, l’adrenalina imprenditoriale, il bagliore delle luci di una città fatta di tanti sogni, nel cuore della musica lirica, il Teatro della Scala, si consuma un delitto che sconvolge l’intera città: il sovrintendente viene trovato morto nel suo ufficio dopo aver tenuto un briefing agitato, colmo di toni accesi. L’oggetto della discussione viene svelato con gradualità fra le righe del romanzo e sembra candidarsi a essere il movente del delitto stesso: il ritrovamento fortuito di una partitura del Re Lear di Giuseppe Verdi fra le carte private del suo librettista, Boito. Una scintilla che ha acceso interessi economici e culturali contrastanti, che ha alimentato passioni rabbiose, edonismi e opportunismi infidi, come tutto sommato sono quasi tutte le pulsioni umane.

A condurre l’indagine relativa all’omicidio c’è un capitano dei Carabinieri, Doriana, una donna determinata e sicura, consapevole di dover fare il doppio di quanto ci si aspetterebbe da un suo pari grado uomo per essere magari considerata brava la metà. Sempre attiva, attenta ai particolari, empatica e allo stesso tempo diffidente, come una gatta selvatica. Ha intuito da vendere e già qualche successo clamoroso nelle indagini affidatele in precedenza, cosa che la rende il referente migliore per il magistrato competente. Tuttavia, è consapevole dell’importanza del lavoro di squadra, anche se si avvale soprattutto di collaboratori molto fidati, tra cui il buon Luciani, un carabiniere d’esperienza e modi pacati.

A affiancare Doriana nelle indagini c’è anche Giorgia, una sua carissima amica nonché psicologa estroversa e sensibile, amante della bellezza in ogni sua forma, scrutatrice dell’animo umano per natura, non solo per inclinazione professionale, volta a cogliere e collegare particolari spesso trascurati dalle prime rilevazioni. Giorgia è eclettica e cangiante come la stoffa di alcuni dei suoi vestiti firmati: emana fascino e simpatia, nonostante si riveli essere sopra le righe in più di un’occasione. Tra un caffè e un aperitivo, un musical o un vernissage, Giorgia trova il tempo di andare a trovare Angelica, un’ex suonatrice d’arpa in pensione residente nella casa di riposo per artisti intitolata proprio al maestro Verdi, nella quale è custodita anche la sua tomba. Angelica riesce a alimentare la curiosità di Giorgia con i ricordi del suo passato, gli aneddoti e i pettegolezzi, nonché con le cose che per caso le capita di origliare alla porta del direttore della casa di riposo, quel Sebastiano che tanto intriga Giorgia con i suoi modi distinti.

A completare questo tris di donne, ecco Cristina, il medico legale, amica sia del capitano dei Carabinieri che della psicologa, fredda e calcolatrice sul lavoro, ma affabile e divertente fuori dalle mura del suo istituto. A queste figure femminili principali, poi, se ne aggiungono altre di secondarie che fanno di questo romanzo un manifesto sui generis del femminismo: le donne vengono presentate sotto il cono di luce, illuminate da un destino scelto e non imposto, libere, leggere, col sorriso sulle labbra, ma allo stesso tempo preparate e combattive. Nel bene e nel male sono le vere protagoniste del romanzo.

I diversi personaggi, dunque, vengono presentati all’inizio come fossero le prime decise pennellate di un dipinto: ognuno ha il suo piccolo cameo, la sua storia, il suo percorso che poi, man a mano che le varie trame si intrecciano, si armonizza con il resto degli elementi dando al lettore una visione chiara e completa dell’intera vicenda. Gli elementi classici del genere fanno la loro comparsa in modo eclatante o in sordina. Il ritmo del romanzo è buono e costante e la conoscenza da parte dell’autore delle varie tecniche d’indagine emerge da ogni pagina.

I personaggi sono veri e ben caratterizzati, anche se le protagoniste hanno avuto in un paio di occasioni atteggiamenti da primadonna isterica. Ho trovato, poi, il movente vero dell’omicidio un po’ debole rispetto a tutti gli elementi che si erano presentati all’attenzione del lettore. Tuttavia, il romanzo è davvero molto buono.

Quattro libricini con i gradi sulle spalle.

Katy

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