Recensione: VIA DEI FOSSI 35 di Patrizia Scialoni

Una lettura entusiasmante, un giallo con sfumature horror come ci racconta anche Laura Baldo di VIA DEI FOSSI 35 di Patrizia Scialoni, edito Aporema Edizioni.

  • Titolo: Via dei Fossi 35
  • Autrice: Patrizia Scialoni
  • Editore: Aporema Edizioni
  • Genere: giallo con sfumature horror
  • Pagine: 403
  • Data di pubblicazione: giugno 2020
  • Prezzo: 3,99 ebook ; 14,90 cartaceo

Sinossi

Lucca, estate 1974: da un appartamento al numero 35 di via Dei Fossi si sprigiona un tanfo insopportabile. Sul posto accorre una gazzella dei carabinieri, al comando del tenente Simone Morelli, che si trova di fronte all’enorme cadavere di una donna in avanzato stato di decomposizione. A complicare la vicenda, l’inspiegabile e misteriosa scomparsa del piccolo figlio della gigantessa.

Più di quarant’anni dopo, una famiglia milanese, in cerca di una nuova vita e di tranquillità, si trasferisce nella splendida città toscana, ignara di dover recitare la propria parte all’interno di un caso che pareva chiuso per sempre.

Tra fantasmi del passato e inquietanti presenze, i protagonisti si confrontano con un destino che pare già segnato, vittime delle proprie debolezze, ma spinti da una carica di profonda umanità.

L’intricata matassa degli eventi e dei pensieri si riannoda ogniqualvolta sembra dipanarsi e solo alla fine sarà possibile trovarne il bandolo.

Via dei Fossi 35 è un romanzo giallo-horror con un’impostazione per molti versi classica. La prima parte si divide tra un evento accaduto più di quarant’anni prima e la storia di una famiglia ai giorni nostri. I due filoni narrativi si riuniscono nell’indirizzo che costituisce anche il titolo.

Seguiamo le vicende investigative e private del tenente dei carabinieri Simone Morelli, mentre in un’estate torrida del 1974 si aggira per Lucca con la speranza di risolvere il caso spinoso e incomprensibile di una donna trovata morta in circostanze a dir poco strane, e, soprattutto, cercando disperatamente di ritrovare Lorenzo, il figlio di due anni della donna, scomparso nel nulla.

“Non sarebbe stato facile, perché sapeva che la verità spesso ristagnava in luoghi strani e tortuosi, come i grovigli della mente umana. Altre volte, invece, era semplicemente introvabile.”

Passiamo poi a una famiglia milanese, in procinto di traslocare a Lucca, proprio in quell’appartamento. I Gualtieri — Anna, il marito Francesco e la figlioletta Carla — sperano di lasciarsi alle spalle un’oscura tragedia del passato che ancora condiziona le loro vite e di ricominciare da capo, senza rendersi conto che quel passato terribile e i suoi demoni sono seduti in auto con loro.

All’arrivo conoscono Annika, giovane straniera che assiste l’anziana vicina di casa, che si dimostra subito amichevole e disponibile, oltre a possedere un intuito e una saggezza fuori dal comune.

Una volta sistematisi nell’appartamento, grande e ben ristrutturato, e iniziata una routine nella nuova città — lavoro, asilo, faccende quotidiane, nuovi amici — le cose sembrano cominciare a girare per il verso giusto.

“La loro nuova vita iniziava lì, in quel preciso momento, tra gli scatoloni ancora pieni delle loro cose da sistemare e i mobili incartati addossati alla parete. Qualcosa di nuovo e inaspettato aveva iniziato a circolare nelle sue vene: in silenzio, colmandole i buchi che ancora aveva dentro, una sensazione di rinascita l’avvolse.”

Finché Carla non inizia a comportarsi in modo strano e a parlare di presenze nella sua camera, ma subito dopo anche Anna inizia a sentirsi sempre più strana, mentre Francesco tenta disperatamente di tenere insieme una famiglia che inizia a sgretolarsi davanti ai suoi occhi impotenti.

“Anna si stava perdendo sempre di più. Era prigioniera nel labirinto della sua mente e aveva la sgradevole sensazione che questo ampliasse ogni giorno la sua estensione, dilatandosi all’infinito.”

L’unica che sa qualcosa di ciò che è successo molti anni fa in quella casa non sembra più tanto lucida di mente, e sarà solo con la comparsa fortuita dell’ormai ex tenente Morelli che tutti i nodi inizieranno a venire al pettine, portando a galla orrori difficili da immaginare.

Anticipare di più sulla trama vorrebbe dire rovinare il piacere di una lettura che tiene incollati alle pagine fino alla fine. Posso solo dire che il finale è tutt’altro che scontato, e mi è piaciuto molto. La tensione è sempre alta e spesso si continua a leggere con il fiato sospeso e un senso di angoscia, creata con abilità degna dei migliori maestri del genere, senza mai ricorrere a mezzi spicci come spargimenti di sangue a fiumi, ma solo grazie a sottili indizi e cambiamenti psicologici. Se lo finite di notte, comunque, probabilmente vorrete controllare bene l’armadio prima di spegnere la luce…

È uno di quei libri che una volta iniziati ti dispiace lasciare, e continui a dirti “ancora un capitolo”, salvo poi arrivare a metà senza nemmeno accorgerti. L’ideale per un uggioso pomeriggio autunnale, rintanati sul divano con un bel plaid e tanto tempo per leggere.

Gli avvenimenti non sono mai prevedibili, e c’è una grande attenzione ai dettagli e soprattutto all’approfondimento psicologico dei personaggi, che sono tutti molto realistici e sfaccettati, ma soprattutto umani. Quello di Anna in particolare e quello dell’ispettore Morelli mi sono piaciuti moltissimo. Lo stile di scrittura è preciso, fresco, coinvolgente e mai banale.

Questo è il primo romanzo pubblicato dall’autrice, ma avendo letto alcuni suoi racconti davvero splendidi, ero già sicura che mi sarebbe piaciuto. E sono felice di poter dire che non mi sbagliavo: davvero una bellissima lettura. Super-consigliato anche per chi, come la sottoscritta, non è un grande fan del genere horror, perché in questo romanzo c’è molto di più.

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