Review Party: UN TÈ CON BISCOTTI A TOKYO di Julie Caplin

Entusiasta per aver aderito a questo meraviglioso RP. Grazie alla Newton Compton ma soprattutto a Julie Caplin per UN TÈ CON BISCOTTI A TOKYO.

  • Titolo: Un tè con biscotti a Tokyo
  • Autore: Julia Caplin
  • Editore: Newton Compton
  • Genere: Romanzo Rosa
  • Data pubblicazione: 2 novembre
  • Pagine: 352
  • Prezzo: 5.99

Sinossi

Fiona è una blogger di successo, specializzata in viaggi. Ha girato il mondo in lungo e in largo, ma il Giappone è sempre stato in cima alla sua lista dei desideri. Per questo, quando scopre di avere la possibilità di partire per un viaggio interamente pagato, è al settimo cielo: i suoi sogni sembrano avverarsi! E così arriva nella splendida città di Tokyo, vibrante di vita e di suggestioni, pronta a godersi la sua straordinaria avventura… almeno finché non scopre che anche Gabe, l’uomo che le ha spezzato il cuore dieci anni prima, si trova lì. Nel tentativo di dimenticare il dolore del loro ultimo incontro, Fiona si getta a capofitto nell’esplorazione della città. Grattacieli mozzafiato, templi e santuari antichissimi, il sushi, lo spettacolo della fioritura dei ciliegi: chissà se potranno funzionare come antidoto contro la tristezza…

Un netsuke in tasca e un viaggio “premio” sono due tasselli lasciati dal destino, che la conducono – come in una caccia al tesoro – dritta in Giappone. Forse è proprio colui che le ha lasciato quella statuetta a manovrare le fila, a decidere che, dopo 10 lunghi anni, Fiona incontrasse – di nuovo – Gabe. Come può, un non-ex spezzare il cuore a una donna? Come ha fatto l’adolescente Fiona a prendere una cantonata simile? Forse è proprio la poca esperienza, eppure i segnali di una forte attrazione c’erano, non sembrava un “sentimento” a senso unico. Invece, quello sciocco gesto l’ha segnata a vita, facendola ritirare in un guscio di insicurezza, indurito dalle derisioni di chi si professava amica o di una madre con troppe ferite da leccarsi.

Un viaggio in un oriente che spaventa, ma necessario per fare il salto: finalmente per la blogger/fotografa potrebbe non essere più soltanto una passione. Ma deve dimostrarlo, lasciando di stucco tutti, con scatti clamorosi; per questo le serve una guida d’eccezione: Yutaka Araki. Ma allora perché…

«Gabriel Burnett, fotografo dell’anno secondo il Times, vincitore del Wordham-Smith e beneficiario di un fantastilione di altri premi per le sue straordinarie fotografie. Quell’uomo aveva talento da vendere, per non parlare di un fascino, una presenza e un carisma smisurati, ed era anche stato amato dai media. Che ci faceva li?»

… a sbuffare, come se avesse scelto lui di rivestire il ruolo di “guida turistica”, lui che ha ben altri problemi da risolvere, tipo tenere a bada la passione per Yumi e fare pace con la macchina fotografica.

Un viaggio nel viaggio: la riscoperta di se stessi tra le bellezze del Giappone. Arricchirsi di nuove consapevolezze, trovando la fiducia nelle proprie capacità, affidandosi anche ad altri, complici nella nascita di una grande storia d’amore.

Ritrovarsi, scoprirsi e amarsi per la prima volta; poi affiorano decisioni sbagliate e incomprensioni. Ostacoli, all’apparenza insormontabili, che solo un sentimento potente può abbattere. Riusciranno a trovare il punto d’incontro Gabe e Fiona?

Due parole chiave mi hanno guidato verso la lettura: Tokyo e blogger, dopodiché ho abbandonato la sinossi, lasciandomi sorprendere. Non mi soffermo sul secondo termine che da tanto vicino mi riguarda, credo sia implicita la curiosità; per quanto riguarda Tokyo, è innegabile che l’oriente attiri sempre più in ogni settore, che sia letterario, musicale o che parliamo di film. Improvvisamente, per chi legge, un romanzo si trasforma in un viaggio fisico ed emozionale.

Per me Un tè con biscotti a Tokyio è stato molto di più. Vi presento un semplice estratto, una scena che inizia a delineare il profilo di uno dei fotografi più famosi al mondo, colui che è abituato ad aver tutto con uno schiocco di dita, che non sa più emozionarsi, perché ha ottenuto molto di più di ciò che un uomo potrebbe desiderare… e tanto crede di aver perso.

«Ti è venuta qualche idea?», chiese distrattamente, con lo sguardo che vagava dietro di lei, come se non gliene importasse molto.

Occorrono poche parole ben assestate alla penna esperta Julia Caplin per far arrivar il menefreghismo, la noia, la totale indifferenza. Tutto il romanzo è composto da descrizioni apparentemente semplici, ma che arrivano dritte al cuore del lettore, lasciando il segno con dei personaggi così ben caratterizzati. Gabe vive di luce riflessa – la sua; il talento è così innato, che chi si trova di fronte una sua opera non riesce ad andare oltre la mera apparenza, ne osserva solo e sempre IL Capolavoro. Solo Fiona vedrà al di là… Di contro, la giovane inglese deve lavorare su un rapporto morboso con la genitrice, oltre a mettere a tacere i fantasmi del passato.

«Shibui è la semplicità, la modestia, la naturalezza, la quotidianità… tu sei tu. Non cerchi di essere ciò che non sei. Controllata in alcune cose, ma non in altre»

Il Giappone non ci viene presentato “a far da sfondo”; non vengono messe lì solo descrizioni assorbite con un giro su Google, raccattate su di una cartolina, o sì, attraverso i ricordi di una vacanza. La Caplin ci narra di tradizioni, che vi faranno venir la voglia di indossare un kimono, di camminare su quelle calzature improbabili, osservando il rituale del tè. Sono sicura che se tutti i giorni siete costretti a muovervi sui mezzi, imparerete a starvene lì in silenzio, perché anche quel modo di essere, alla fine, sentirete vostro; abbasserete le dita, cambiando anche la gesticolazione. Il rispetto della privacy è la prima cosa che noterete, anche nel caos di una città come Tokyo. È stupendo leggere un romanzo e poterne assorbire così velocemente usi e costumi, tradizioni, le buone regole comportamentali. Perfetto e meritevole sotto tutti i punti di vista.

Ambientazione al top, come il profilo di ogni personaggio. Abbiamo conosciuto ogni evoluzione – in crescita – dei protagonisti, ma ci sono state presentate altre quattro donne: da un lato la mamma di Fiona, piena di paranoie, in antitesi con tre generazioni a confronto con Haruka, Setsuko e la giovanissima Mayu. Quest’ultime meriterebbero una recensione a parte, e non potendo, vi lascio con la curiosità di scoprire di ognuna il ruolo nella vicenda. Ah, non temete, a bilanciare la perfezione c’è sempre Yumi, non credo passerà inosservata.

Ora il mio primo pensiero è vedere la tenuta stagna del mio Tupperware, voi ci avete mai pensato?

Che meraviglia, avrete un sacco di messaggi da estrapolare da questa storia apparentemente d’evasione, ricordi da conservare e magari da integrare con i vostri che riporterete – quando tutto finalmente #andràtuttobene – da un eventuale viaggio in Giappone. Cinque libricini meritatissimi e un vagone di complimenti all’autrice.

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