Segnalazione: L’ULTIMA NOTTE di Cristiano Pedrini

Non importa cosa trovi sotto l’albero, ma chi trovi intorno. 

(Stephen Littleword) 

Autore: Cristiano Pedrini

Genere: Narrativa 

Formato ebook: epub/mobi e pdf

Pagine 76 

Pubblicato con Youcanprint AIS: B08G9XQ6ZF 

Prezzo di copertina: ebook € 1,99 

DATA DI USCITA 19 novembre 2020 

SINOSSI 

È la Vigilia di Natale ed è il giorno che Jeremy   attendeva da tempo! Dopo la morte dei genitori,   avvenuta come un fulmine a ciel sereno, l’unico obiettivo del giovane è quello di poter vivere   insieme a Gavin, il fratello minore di cui ha   scoperto da poco l’esistenza. Gavin vive in una casa-famiglia a Palmer Lake, una piccola cittadina  ai piedi delle Montagne Rocciose, ha undici anni e  presto la sua presenza infonde in Jeremy il  desiderio di ricostruire quella famiglia che credeva  di aver perso per sempre. Dopo averlo incontrato  prende la decisione di fare di tutto quanto è in suo  potere per portare Gavin con sé a Denver, ma  questo intento si rivelerà essere un compito non  semplice: Jeremy dovrà trovare un lavoro che  permetterà a entrambi di avere una vita stabile e  dignitosa. Un traguardo che sarà possibile  raggiungere solo dopo mesi di lavoro notturno alla  biblioteca centrale di Denver, dedicandosi alla catalogazione dei libri… fino a quella notte, l’ultima  che il giovane passerà da solo. L’indomani le sue  giornate saranno arricchite della presenza di quel  ragazzino che adora lo spazio e sta per trascorrere  il suo primo Natale insieme a quel fratello maggiore che ha sempre desiderato di poter incontrare un  giorno.

Estratto … 

Dal Capitolo Primo 

Hector 

Jeremy arrivò puntuale allo scoccare delle 21.30, scendendo al volo dalla sua  mountain-bike. L’appoggiò alla barriera metallica che delimitava il piccolo giardino  antistante l’ingresso principale dell’edificio e, dopo aver levato dallo zainetto una catena,  si chinò legando la canna alla recinzione, bloccandola con un lucchetto. Si levò i guanti, li  infilò nelle tasche del giubbotto canadese che indossava e poi tolse il berretto di lana,  passandosi le mani tra i folti capelli castani e cercando di rimetterli in ordine mentre si  incamminava verso i gradini che portavano all’entrata. «Eccoci qui», annuì vendendo la  porta di vetro scorrere al suo approssimarsi. La oltrepassò e venne investito da una  corrente d’aria calda. «Come al solito Rachel deve aver armeggiato con i comandi del  riscaldamento», il giovane sorrise superando la scultura di legno che immortalava una  pila di libri che si innalzava fino al soffitto, diretto al banco dei prestiti. Amava  perdutamente quell’istallazione, aveva perso il conto delle volte che si era fermato  davanti ad essa, contemplandone ogni particolare, spesso sorseggiando una tazza di  cioccolata calda che, come un rito irrinunciabile, prendeva dal distributore automatico  dell’atrio. 

«Buonasera Jeremy», udì alle sue spalle. Si voltò e osservò Rachel oltrepassare il  banco dei prestiti e fermarsi a pochi passi di distanza, sfoggiando il suo miglior sorriso.  «Allora, sei emozionato?» chiese la ragazza incrociando le braccia dietro la  schiena. «E non dirmi di no perché non ci credo. Scommetto che stai contando i minuti  all’arrivo di Gavin. E poi, dalla prossima settimana, visto che potrai dire addio al turno  notturno, lavorando di giorno avrai la possibilità di passarci molto più tempo.» Ecco la solita Rachel, capace di domandare e di rispondersi nell’arco di pochi  istanti. La stessa che aveva coniato per lui quel ridicolo soprannome. Le sorrise  ammettendo: «Sì, lo sono… ma ora devo pensare al mio lavoro», disse raggiungendo il  bancone posando lo zainetto sul piano superiore, levandosi poi il giaccone che appese  all’attaccapanni. «Che cosa mi lasci in eredità?» 

«Sono arrivate parecchie novità. Ti ho tenuto da parte alcuni libri che potrebbero  piacere a Gavin. Prosegui pure a catalogare gli altri, e come sempre sono da rimettere in  ordine i rientri della giornata», rispose Rachel. 

«Nessun problema», annuì il giovane osservando la donna infilarsi il cappotto. Gli  si avvicinò e si sollevò sulle punte per riuscire a baciarlo sulla fronte. L’altezza di Jeremy  era sempre stata fonte di battute mordaci da parte di lei, alle quali tuttavia, con spirito cavalleresco, egli evitava di replicate puntualizzando la sua bassa statura. «In frigorifero  c’è una porzione di pollo alla pechinese, offerto dai nostri amici cinesi del ristorante  all’angolo. Sembra che oggi festeggino il quinto anniversario dell’apertura.» 

«Wow! Che carini», osservò accompagnando la donna verso l’uscita. «Però oggi è il  loro giorno di chiusura. Sicura che sia un loro dono?» 

Rachel sospirò. Ebbene sì, avrebbe dovuto leggere qualche romanzo giallo per  riuscire a costruirsi una maggiore credibilità e un alibi migliore. «Ok. Volevo solo  lasciarti una cena decente», ammise. 

Jeremy accolse quella piccola confessione con somma gioia. La ragazza era  incredibilmente premurosa con lui, anche se il loro primo incontro non era stato certo  approntato alla collaborazione. Nonostante fossero passati diversi mesi, si ricordava di  quel giorno come se fossero trascorse solo poche ore. Quando se l’era ritrovata davanti,  senza nascondere il suo disappunto dietro a quelle enormi lenti rotonde, non aveva  esitato a salutarla con un ampio gesto della mano. Azione che lei ricambiò con un lungo  sospiro, invitandola a seguirlo. 

«Immagino che ti abbiano spiegato quali sono i tuoi compiti?», chiese la donna che  ricopriva l’incarico di vicedirettore di quella nuova e massiccia biblioteca nel cuore di  Denver. Quando l’aveva vista per la prima volta era rimasto impressionato da quell’edificio  dalle forme squadrate, con le pareti rivestite di mattoni grigi e da quell’imponente torrione  color mattone. 

«Dovrò occuparmi della catalogazione e del riordino delle opere librarie», rispose il  ragazzo, seguendola. 

«Esatto. Farai il turno notturno, dalle ventidue alle sette, da lunedì a venerdì.  Abbiamo la necessità di smaltire molto lavoro arretrato dopo l’apertura e abbiamo  bisogno di qualcuno che provveda a riordinare tutti i resi che si accumulano durante la  giornata. Ti è chiaro?» 

In realtà quel tono sembrava non ammettere repliche, e la sua espressione arcigna  avrebbe provocato non pochi commenti. Jeremy si limitò ad annuire mentre si guardava  attorno, percorrendo le ampie sale studio colme di ragazzi intenti a studiare. Si fermò  osservandoli con una punta di invidia. Aveva ormai lasciato il college, una decisione  sofferta, di cui forse in futuro si sarebbe pentito, ma in quel momento, era l’unica soluzione  che poteva permettersi. Una privazione minuscola se paragonata a quelle che Gavin aveva dovuto accettare. 

Rachel proseguì per alcuni metri prima di accorgersi che il ragazzo non la stava più  seguendo. Voltandosi lo rivide a pochi metri dai tavoli, con lo sguardo assorto su quegli  studenti. «Avanti, non farmi perdere altro tempo» borbottò a bassa voce tornando indietro.  La sua insofferenza si spense non appena intravide il viso di Jeremy. Quella lacrima  solitaria scivolò lungo la guancia… un fugace attimo che scomparve, celato dalla sua mano  che la raccolse. 

«Va tutto bene?» chiese la donna avvicinandosi.

«Vedere questi ragazzi immersi nello studio mi ha fatto ricordare quando ho  iniziato a frequentare il college.» 

«Lo hai abbandonato?» 

Jeremy annuì timidamente. «Sì, non potevo più permettermelo.» 

«Mio padre ha praticamente fatto due lavori per darmi la possibilità di frequentarlo,  lo ringrazierò per sempre e ogni anno, a Natale, passo le vacanze con lui e la mamma.  Vivono a Kingman ed ormai si muovono poco, allora vado io da loro.» 

«Sei fortunata. Io non posso più passare il Natale con i miei e neppure un qualsiasi  altro giorno dell’anno.» 

Rachel tentò di replicare, ma non ci riuscì. Tossì imbarazzata, quando vide il  ragazzo sminuire il suo disagio con un sorriso gentile. «Scusami, non volevo turbarti o  indurti a pensare: cavolo, abbiamo un novello Oliver Twist.» 

La donna si sistemò le grandi lenti sulla punta del naso scuotendo il capo. In verità,  ora che poteva osservarlo meglio, Jeremy non aveva affatto le sembianze di un orfanello.  Era indubbiamente un ragazzo carino, acqua e sapone, avrebbe detto, con un fisico da  atleta, ma il suo viso, anche con quell’espressione riusciva a mostrare un velo di  malinconia. Curiosamente, ora riusciva a notare quei particolari che fino a quel momento  le erano sfuggiti. Forse non aveva iniziato nel migliore dei modi. Lentamente ripresero a  camminare lungo il salone. «Posso chiederti perché hai accettato questo lavoro?»  

«Beh, mi incuriosiva. Certo non sono un grande lettore, ma questo mondo mi ha  sempre affascinato. Ora mi dirai che è una contraddizione, non è vero?» «Non necessariamente. Conosco persone che lavorano in biblioteche e che trattano  questa professione come un impiego qualsiasi. Io non credo che sia così, non è un lavoro  come tutti gli altri e quando ti guardi attorno non puoi fare a meno di pensare a tutto  quello che racchiudono i libri che ci circondano.»

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