Recensione: I VIAGGI DELL’ANTROPOLOGO di Lucio Schina

I viaggi dell’antropologo di Lucio Schina e di me, accompagnatrice sognante e silenziosa. Una lettura da vivere e gustare, con la consapevolezza di un romanzo meravigliosamente diverso!

Titolo: I viaggi dell’antropologo

Genere: Avventura, fantasy, antropologico.

Sinossi

Il giovane antropologo Davide Chisan si reca in Libia per studiare le raffigurazioni rupestri preistoriche scoperte in pieno deserto Sahariano. Alla spedizione si aggiunge una giovane ricercatrice del luogo. Durante la spedizione, i protagonisti si ritroveranno immersi in un misterioso mondo di magia, dove la razionalità sarà messa a dura prova dalle esperienze che vivranno. Un viaggio catartico verso la scoperta del sé, alla ricerca della vera essenza spirituale, nascosta da millenni tra le dune sabbiose del deserto.

Copia gentilmente fornita dall’autore, in cambio di una recensione onesta.

Una premessa è doverosa: Lucio Schina è “La Certezza”, quindi se vi siete imbattuti nel suggerimento di Amazon, non esitate! Un romanzo che vi prospetta avventura, conoscenza profonda, che vi toglierà tante curiosità inculcandovene altre, con tenui sfumature rosa, che aleggiano per poi dissolversi, ma lasciando una traccia profonda anche in voi lettori.

Ora, entriamo nella storia. Solo usare queste ultime tre parole mi viene da pensare a tutti voi come una serie di “Indiana Jones” in missione – anche se questo romanzo con l’archeologo cinematografico più famoso non c’entra nulla – per me un antropologo è per forza vestito color kaki, con un pantalone e un giaccone altrettanto comodo, con quelle particolari tasche atte a raccogliere ogni reperto necessario alla spedizione perfetta. Certo, in quanto a fantasia sono davvero povera… e così scarna di particolari da far impallidire pure una mummia!

«Nel gennaio del 1979 mi accinsi a partire per una missione in Libia, dove mi avrebbe atteso un lavoro di circa due mesi nella regione della Cirenaica, in pieno deserto sahariano. […] Non ero mai stato in grado di scindere la razionalità e la rigida applicazione degli strumenti scientifici con l’energia avvolgente delle emozioni, né d’altro canto lo avrei mai fatto se fossi stato nella posizione di poter decidere liberamente.»

Davide Chisan è un giovane antropologo, intraprendente e cinico, con l’innata fame di sapere… da saziare.

«La possibilità di raccogliere risultati soddisfacenti e non contaminati da considerazioni etnocentriche dipendevano, in ultima analisi, dal grado di coinvolgimento emotivo che sapevo mescolare tanto naturalmente con la parte più razionale che possedevo.»

C’è da incantarsi di fronte alla “fredda” passione dell’antropologo; è bello scorgere in lui anche quel lato umano che emerge grazie alla presenza – inizialmente non troppo gradita – della dottoressa Assad. «Che tipo di donna è?»

«Ho letto molto di lei e anche io credo di poter riporre ottime speranze nella sua professionalità, professore; non ho dubbi che le nostre teorie, anche se decisamente differenti, possano essere motivo di confronto e di crescita.»

Janir è sicura di sé, ma soprattutto si affida allo studio e alle profonde conoscenze. Una “collaborazione” forzata tra i due, rivelatrice di una forte stima per quello che all’inizio sembrava un antagonista. Non si trovano più agli antipodi, piuttosto, all’improvviso sembrano troppo affini… quasi complici!  

Poi è magia, quella che vi è stata anticipata nella sinossi e non quella che avrei voluto percepire ancor più forte! La parte romantica di me avrebbe avuto un attimo di tenerezza in più, quella razionale e tremendamente curiosa è stata attratta come una falena dal “luccichio”, dall’alone di mistero, da un’apparizione affascinante… da un qualcosa di inaspettato!

Un viaggio, una missione o una semplice escursione è inevitabile che riservi “sorpresa”, lo è qualsiasi cosa inaspettata capace di lasciarvi “senza parole”. Un po’ come questo romanzo, che affascina per la sapienza, per quel lato di Schina/Antropologo che non conoscevamo, abituati ad atmosfere più “gialle”. L’autore ci accompagna in un viaggio profondo nel suo Mondo, lo fa in maniera scrupolosa e particolareggiata, capace di tener lontana la noia a favore di “quella voglia di saperne di più”.

Affascinante e ammaliante come lo è la sua penna. Un romanzo che consiglio, soprattutto se cercate l’alternativa al romance ma non volete neanche la pura avventura. Un’aria quasi mistica che vi farà desiderare ancor di più… lascio largo alla fantasia. Un unico appunto che immagino metterà un secondo a pensare: la scelta del pov doppio senza mettere in luce il cambio di voce. La saccenteria – estremamente positiva – di entrambi i protagonisti (specialmente nella parte iniziale), non permette al lettore di cambiarsi i panni per entrare in quelli di Davide e Janir. Una visione personale che non modifica la votazione più che positiva!

Grazie a Lucio per le continue perle che riesce a regalare.

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