Recensione: GET DIRTY. IL SAPORE DELLA VENDETTA di Gretchen McNeil – ed. DeA Planeta

La bravissima Federica Cabras ci racconta di Get Dirty. Il sapore della vendetta, di Gretchen McNeil, edito DeA Planeta. Vi ricordo che nel blog potete reperire il precedente volume. Scendete fino in fondo e troverete il link che vi porterà alla recensione.

Sinossi

Sequel di Get even, ora una serie originale Netflix

Due brutali omicidi hanno scosso la Bishop DuMaine, il prestigioso liceo privato californiano dove niente è mai stato perfetto e tranquillo come suggerivano le apparenze. Che quel liceo fosse tutt’altro che un paradiso, Kitty, Olivia, Margot e Bree lo hanno sempre saputo. E con la società segreta che avevano ideato – la Don’t Get Mad – cercavano di vendicare le vittime dei bulli, ripagandoli con la loro stessa moneta: l’umiliazione pubblica. Ma ora un misterioso assassino ha preso di mira la scuola, e cerca di far ricadere la colpa delle morti proprio sulla DGM. Margot è ancora in coma dopo una grave aggressione rimasta senza colpevole, Bree è agli arresti domiciliari: tocca a Olivia e Kitty cercare di sistemare le cose, ma hanno paura. Restare unite questa volta non basta più: l’unica possibilità è affrontare il nemico in modo definitivo. Uccidere o essere uccise. Questa volta, le ragazze della Don’t Get Mad dovranno davvero rischiare il tutto per tutto per mettere al sicuro le persone che amano.

Niente è mai stato perfetto alla Bishop DuMaine, prestigioso liceo californiano. L’adolescenza non è certo il periodo più facile della vita, si sa, ma in questa scuola il bullismo scorre come linfa e non c’è modo di fermarlo, o almeno così pare. A vendicare le vittime dai soprusi, ci pensavano le quattro eroine della DGM – don’t get mad (get even) – ma tutto adesso si fa più complicato.

Bree ha le manette ai polsi, accusata ingiustamente, e Margot è all’ospedale, in coma per un’aggressione. Olivia e Kitty hanno paura, tanta paura, soprattutto da quando sono iniziati gli omicidi. Sì, perché qualcuno si diverte a far scorrere il sangue dando la colpa all’associazione segreta che le quattro ragazze crearono per difendere i bersagli dei bulli. Le loro vendette erano clamorose, è vero, e si servivano di complesse procedure tecnologiche per mettere alla gogna i cattivi; ma mai – mai! – si sarebbero sognate di privare qualcuno della propria vita. Uccidere: che parola terribile, aspra e sbagliata. Punire è molto diverso. Punire è un po’ come far comprendere lo sbaglio, dando comunque l’opportunità di potersi redimere, ma uccidere… Beh, uccidere è per sempre. Senza se e senza ma.

«Se non è lui l’assassino, allora sta proteggendo qualcuno. In entrambi i casi, comunque, è coinvolto».

L’unione fa la forza, si dice, ma in questo caso nemmeno quella pare riuscire a curare le ferite, a evitare il tremore e il terrore, a impedire la perdita di respiro. Alla DGM ormai monca, quella vera però, si accodano altre persone. Lo scopo? Beh, ormai è quello di capire chi c’è dietro quella scia di morte e fermarlo. È una persona, sono due? In più, c’è sempre un nome che vortica e gira e si mostra e poi scompare: Christopher Beeman. Ma è morto, no?

In un mondo, quello scolastico, dominato da intrecci e da tradimenti, da accordi più o meno nascosti e da storie che non si dicono ma che dovrebbero venire alla luce subito – pena il rimorso per sempre –, è ancor più difficile cercare di proteggersi senza poterlo dire. Intanto, le persone che furono bersaglio della DGM scompaiono. Una dopo l’altra. Come se un buco nero le avesse inghiottite.

«Sono già avvenuti tre omicidi» disse Kitty. «E cinque ex bersagli della DGM sono scomparsi».

Per la prima volta, poi, a essere sotto la lente d’ingrandimento, sono le famiglie… E come si può non tremare di fronte a questo? Come si fa a non pensare di avere una taglia sopra la testa?

Dovranno lottare, sperare, addormentarsi pur sapendo di essere condannate. Dovranno mantenere l’unità, nonostante tutto. Anche quando tutto sembra perduto. E agire con razionalità, anche questo dovranno fare. Sono più forti – perché, se è vero che ciò che non uccide fortifica, loro sono immortali – e hanno accanto a sé dei validi, o così pare, elementi. Ce la possono fare… Giusto?

Get dirty, seguito di Get even, è un lavoro più maturo del precedente. Qui, tutto viene allo scoperto. Qui tutto si ribalta. Quelle che sembravano unioni perfette si macchiano. Si palesano per quello che sono: false, marce, dannose. L’amicizia tra le ragazze si cementa, diventa più adulta. Cresce. Si sviluppa. È uno dei tratti distintivi del romanzo: del resto, nessuno ce la può fare da solo, senza aiuto, e in questo testo è il lavoro di squadra ad essere premiato.

Il mio personaggio preferito è comunque Bree, così determinata e tenace.

La scrittura è fluida, le descrizioni accurate. Ogni scena sembra perfetta per un’eventuale trasposizione televisiva. L’autrice è una regina delle dinamiche adolescenziali. In questo testo, domina l’ansia. C’è una forte angoscia, che permea tutto il testo: quella di scoprire chi sta agendo in quel modo subdolo. Chi sta incastrando innocenti. Chi sta mandando all’altro mondo persone che, sì, okay, potevano non essere perfette ma che non meritavano quell’efferatezza. Chi sta, di fatto, prendendo in giro tutti, cibandosi di fobie e di dubbi.

Sicuramente una lettura moooolto interessante. 

Per visualizzare la recensione del volume precedente, cliccate sull’immagine.

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