Recensione: ÀNIMAS di Federica Cabras – ed. Officina Milena

Sono felicissima di postarvi questa recensione, da Monella a Monella. Simona La Corte – per prima – vi parla di ÀNIMAS di Federica Cabras, la nostra SuperVersatile collaboratrice. Grazie soprattutto a Officina Milena. Non rilassatevi, che sono sicura che si aggiungeranno altri punti di vista 😉 .

  • Titolo: ÀNIMAS
  • Autore: Federica Cabras
  • Editore: Officina Milena
  • Genere: Thriller
  • Pagine: 200
  • Prezzo: 2.99

Sinossi

La notte del trentuno ottobre, in cui il confine tra i vivi e i morti si fa meno nitido, è una notte pericolosa per la famiglia Ruinas. I maschi di questa stirpe sono maledetti: se un Ruinas incontra la morte nella sera dell’ultimo giorno di ottobre, resta sulla terra per sette anni, durante i quali opera per condurre alla pazzia e poi alla tomba il resto della famiglia. Nella Sardegna degli anni Cinquanta sono Lucia e sua figlia Graziella a fare i conti con la morte dannata del loro capofamiglia Giovanni. Quando la madre comincia a perdere il senno, è la giovane Graziella che continua a lottare per cambiare questo destino, sostenuta da Umberto, un altro Ruinas in pericolo, che le darà il coraggio necessario per provare a mettere in salvo tutti.  

«Non è una storia d’amore, questa, Emma. È una storia di odio, di risentimento, di colpe che non si perdonano. È la storia di una maledizione radicata. È la storia della pazzia che si insinua nella mente delle persone. È la storia del diavolo in persona che viene a bussarti alla porta.»

Con queste parole, Graziella Ruinas mette in guardia la nipote Emma, mentre le racconta della maledizione che aveva colpito la sua famiglia. Emma non è legata dal sangue a quella donna, eppure sente per lei un legame profondo e inspiegabile, un affetto che si rafforza durante i mesi che trascorre in compagnia di quella vecchia signora piegata dal peso degli anni, ma dall’animo fiero come lo era da ragazzina.

L’anziana donna narra dei fatti accaduti durante la sua giovinezza, quando quel maledetto 31 ottobre degli anni Cinquanta la morte venne a reclamare un altro Ruinas: suo padre. Giovanni era stato un uomo buono in vita, tuttavia non era riuscito a liberarsi del “marchio del Diavolo”, quell’anatema che non risparmiava nessuno. Graziella e sua madre Lucia erano consapevoli del destino che le attendeva per i successivi sette anni, ma se Lucia aveva commesso l’errore di voler ingannare la Morte, Graziella voleva trovare la soluzione a quel mistero. E non voleva farlo solo per se stessa e per sua madre: lo doveva al ragazzo che amava, Umberto. Un altro Ruinas. Un altro maledetto. Un altro della famiglia destinato a morire in quello stesso 31 ottobre, il giorno in cui il cammino dei vivi si intreccia con quello dei morti.

Non svelerò altro della trama perché la bellezza di questo romanzo va svelata capitolo dopo capitolo, tra i quali l’autrice è stata abilissima a intrecciare le tradizioni popolari della Sardegna ─ così simili a quelle della mia Sicilia ─, con i suoi riti magici, le nenie che scacciano il malocchio o invocano il Divino per protezione; i valori della famiglia, del lavoro e del sacrificio di uomini e donne che si spaccavano la schiena sotto il sole cocente e con il freddo pungente dell’inverno. Dentro queste pagine, c’è la storia di un popolo forgiato da miti e leggende, che conserva tutt’oggi quell’identità che vacilla tra passato e presente, il tutto narrato dalla protagonista, Graziella, eroina indiscussa di tutto il romanzo. Attraverso lei, Federica Cabras rende omaggio alla sua terra natìa e alle donne che la abitano.

Una donna sarda, una donna che non abbassa la testa difronte a niente e che non ha paura nemmeno di avere paura. Una donna che si mangia i segreti e li custodisce nello stomaco. Che non si ferma. Che non piange o, se lo fa, non si fa vedere da nessuno.

Non è il primo romanzo che leggo di questa autrice e colgo l’occasione per farle i miei complimenti per la versatilità con cui spazia da un genere all’altro. Tuttavia, trovo che il noir sia il suo elemento, lo avevo notato nel suo precedente I segreti di una culla vuota e ne ho avuto conferma con questo. Federica ha la capacità di far immedesimare il lettore a tal punto da catapultarlo direttamente dentro la storia e qui, in particolare, ha usato tutti gli effetti speciali degni di un film di Pupi Avati, con quella suspense che tiene col fiato sospeso, le immagini raccapriccianti dei fantasmi e le atmosfere macabre che infondono la stessa inquietudine delle pellicole del regista bolognese.

Non posso che suggerirne la lettura, ma, allo stesso tempo, devo mettervi in guardia: questa storia non è per i deboli di cuori per cui vi conviene fare scorta di coraggio e sangue freddo. Quello che si aprirà davanti a voi è un libro aperto verso un mondo dove la fede e la ragione lasciano il posto al mistero e all’irrazionale. 

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