Cara Autrice ti scrivo… ELEONORA IPPOLITO

Continua l’appuntamento imperdibile nell’angolo INTERVISTE di A libro aperto. A “Cara Autrice ti scrivo…” Federica Cabras con…

Eleonora Ippolito

L’autrice di “Una giornata storta”, Eleonora Ippolito, si racconta.

Ora conosceremo la prima autrice della Collana Milena in Love, Eleonora Ippolito. Innanzitutto, chi è Eleonora Ippolito? Cosa fa nella vita?

Caspita, fare da apripista mi mette sempre un po’ in ansia! Dunque…

Ciao a tutte le lettrici e a tutti i lettori e grazie mille a Maika Medici per avermi riservato questo spazio sul suo blog.

Eleonora Ippolito è essenzialmente una sedicenne con ventitré anni di esperienza – sempre con la testa fra le nuvole! – ma che, all’occorrenza, è in grado di mostrare tutti i suoi innumerevoli anni (sigh!). Ha qualche altra pubblicazione alle spalle, ha scritto per mille riviste locali e fatto un’infinita gavetta. Dopo mille esperienze e lavori diversi, è approdata quasi per caso nel settore comunicazione come addetta stampa. Attualmente lavora freelance.

Ok, ora smetto di parlare in terza persona, tranquilli!

Quando e come nasce l’amore per la scrittura? La Eleonora Ippolito bambina sognava di creare mondi?

L’amore per la scrittura nasce in maniera chiara e dichiarata ai tempi delle scuole medie, ma già da prima avevo una certa inclinazione all’immaginazione più sfrenata. Creavo piccoli mondi immaginari pieni di creature fantastiche e neanche me ne rendevo conto perché per me quello era solo un gioco. Peccato scrivessi le mie storie sui bordi dei quaderni di scuola! Resta però il fatto che la realtà, già a quei tempi, non mi bastava, così ne creavo una tutta mia, più bella e colorata. Ho capito in seguito che quel mio scribacchiare continuo era molto più di un gioco. Era il preludio di un amore viscerale, indimenticabile, che avrebbe inevitabilmente fatto parte di me anche da adulta. 

Una giornata storta, tutto parte da qui, nella vicenda della dark trentenne Michela. Ti è mai capitato che una giornata storta si rivelasse utile, alla fine?

Diciamo che le mie giornate storte, quando sono davvero storte e non c’è verso di raddrizzarle, sono sempre abbastanza pesantine e lasciano il segno, ma un segno che è più che altro un solco profondo. Ecco, se vogliamo guardare il lato positivo allora sì, qualche volta sono utili: mi permettono in qualche modo di maturare. Sì, ok, pazienza se questa maturazione avviene in maniera abbastanza brutale, no?

Il personaggio di Michela è molto complesso. Lei sembra forte, sicura di sé. In realtà è molto fragile e non riesce ad andare avanti: il suo passato infatti la perseguita. Da chi hai preso ispirazione?

Per questo romanzo volevo una protagonista che fosse esattamente così: forte e indipendente, ma con qualche problemino da risolvere. Confesso di aver forgiato la personalità di Michela basandomi solo in parte su come io mi percepisco, modellando il suo atteggiamento ispirandomi a qualche conoscente un po’ più estroversa di me. Michela, in fondo, è solo apparentemente sicura di sé e intraprendente, a volte addirittura sfrontata, tratto del carattere che più ci separa. Però, ahimè, abbiamo le stesse fragilità e paure, lo stesso modo di pensare e soprattutto… le stesse ansie! Insomma, Michela è una sorta di alter ego, anche se in sostanza siamo comunque molto simili. Ah, però a me i fantasy piacciono da matti!

Mi hanno colpita molto i suoi coinquilini. Bartolo e Rosa sono sempre pronti ad aiutarla, così come lei è molto legata a loro. Un ideale di amicizia autentica, in effetti, pulita e genuina. Che peso ha l’amicizia nella tua vita?

Bartolo e Rosa sono un po’ gli amici fraterni che ho sempre sognato avere e che un po’ tutti meriteremmo di avere accanto, soprattutto in certi periodi non proprio lieti. Però non sempre si ha la fortuna di incontrare persone tanto leali… L’amicizia, per me, ha sempre avuto una certa sacralità e importanza, molto più dell’amore. Sarà forse per questo mio modo adolescenziale di vedere l’amicizia che, negli ultimi tempi, certe storie mi hanno un po’ delusa… Però continuo a crederci e continuo a dare un grande peso all’amicizia, quella vera, nonostante tutto e tutti. Ecco, Bartolo e Rosa nascono proprio da questo mio ideale, da questo mio modo di vedere l’amicizia.

Abbiamo poi Luca, ragazzo estremamente buono ma anche lui legato a un passato che lo tiene un po’ al guinzaglio. Come è nato il suo personaggio?

Avevo bisogno di controbilanciare l’irruenza di Michela con qualcuno che fosse l’esatto opposto ma che avesse comunque qualcosa in comune con lei. Insomma, volevo un personaggio maschile diverso dai soliti canoni del ragazzo bellissimo, forte e sicuro di sé per il quale la protagonista si prende subito una sbandata. Luca ha un fascino magnetico tutto suo, ed è introverso ma non tenebroso o scontroso. Lui è gentile, premuroso, simpatico: il classico ragazzo rassicurante della porta accanto. È però tormentato da un passato che lo perseguita, e in questo lui e Michela sono molto simili. Luca e Michela hanno dei difetti abbastanza evidenti, come tutte e tutti, e spero che questo dia concretezza ai miei protagonisti.

Insomma, lo avrete già capito, io non amo creare personaggi caratterialmente troppo perfetti, statici o stereotipati, amo i personaggi imperfetti, fragili e pieni di difetti, magari che sbagliano ma che cercano in qualche modo di porre rimedio ai loro errori. Il personaggio di Luca nasce anche da qui: dalla mia convinzione che non esiste l’uomo perfetto così come non esiste la donna perfetta. Esistono solo persone imperfette, con i loro difetti e le loro fragilità, che si incontrano e danno vita a storie d’amore perfette nella loro totale imperfezione. Ed è proprio questo tipo di storia che io preferisco raccontare.

In tutta la storia, ci sono persone forti, alcune volte arroganti – parlo di Riccardo – che però nascondono una grande fragilità o degli scheletri nell’armadio. C’è una morale, in tutto ciò? Nel senso, mai fidarsi delle apparenze o qualcosa del genere?

L’iniziale citazione di “Orgoglio e pregiudizio” non è del tutto casuale… In questa storia le apparenze molto spesso ingannano e ogni personaggio, anche quelli secondari, alla fine si mostrerà per quello che è realmente, in qualche maniera evolvendosi. Sì, il messaggio è proprio quello: mai fidarsi delle apparenze. Michela lo imparerà a sue spese come, molto spesso, accade anche a noi nella vita reale.

Hai altri progetti in cantiere? Cosa bolle in pentola, scrittura parlando?

Ho cominciato a scrivere un altro chick lit, ma ho in mente anche una storia un po’ dark che spero di riuscire a mettere presto nero su bianco. In genere non mi piace fossilizzarmi su un unico genere letterario, mi piace spaziare e dare libero sfogo alla fantasia… Purtroppo il mio tempo libero è sempre risicato ma, anche se ci metterò anni, so che prima o poi riuscirò a creare altri mondi e a raccontare altre storie. Per me scrivere è una necessità, il tempo è tiranno ma non avrà mai il potere di interrompere questa mia passione.

Quali sono i tuoi riferimenti letterari?

In genere ho sempre letto di tutto, dalla fantascienza al genere storico, dai grandi classici della letteratura ai romanzi più leggeri. Sono sempre stata una lettrice onnivora e ho sempre avuto diversi maestri. Da ognuno di loro cerco di imparare qualcosa ogni volta, indipendentemente dalla fama dell’autore. Per quanto riguarda lo chick lit, però, è impossibile per me non citare l’influenza delle strepitose Helen Fielding e Sophie Kinsella! In seguito ho anche scoperto Polly Williams: le sue storie sono sì leggere, ma raccontano vicende a volte agrodolci o dal finale non totalmente lieto, ed è per questo che mi piacciono molto. Ah, e di recente ho anche scoperto la bravissima e  italianissima Alice Basso e tutta la saga di Vani Sarca… una vera sorpresa e un riferimento per me da tenere sempre a mente. E se non sapete chi è Vani Sarca sappiate che è arrivato per voi il momento di scoprirlo. Ora che ci penso… c’è un pizzico di Vani Sarca nella mia Michela!

Libro sul comodino? Scusa, è una domanda che faccio sempre. Io ad esempio ne ho uno che vorrei leggere da una vita, proprio sotto l’abatjour, ma mi ritrovo sempre a leggere qualcos’altro.

Purtroppo devo ammetterlo, devo confessarlo, riconosco la mia gravissima colpa. Però non siate troppo crudeli con me, non ce n’è bisogno: andrò a fustigarmi per conto mio non appena finirò di rispondere a queste domande… Detto questo, la verità inconfessabile è questa: non sono mai riuscita a finire Moby Dick di Herman Melville. Lo so, è un capolavoro, lo so, è famosissimo, lo so, è un romanzo bellissimo. LO SO. Ma proprio non riesco a finirlo. Il libro è rimasto sul mio comodino per quasi un anno, poi ho capito che così si impolverava soltanto e l’ho sistemato nella libreria. Ogni tanto lo prendo, lo sfoglio, cerco di ricominciare a leggerlo ma poi, dopo poche righe, lascio perdere e passo ad altro. Lo so, sono una sciagurata.

Dannata balena!

Lavori nel campo della comunicazione, questo ti ha dato la spinta alla scrittura?

No, il lavoro in quel campo è stato in realtà una conseguenza di questo mio continuo scrivere.

Ti va di regalare una citazione ai nostri lettori?

Certo! Ma una citazione del mio romanzo sarebbe troppo scontata. Vorrei invece citare le parole di uno dei miei romanzi preferiti, un romanzo per ragazzi con mille spunti interessanti anche e soprattutto per gli adulti. Sto parlando di “Cuore d’inchiostro” di Cornelia Funke. La frase è una delle tante dichiarazioni d’amore per i libri che si trovano all’interno di questa storia. In fondo, io non sarei qui a raccontarvi del mio romanzo se quel folle amore per la carta stampata, a un certo punto, non avesse colto anche me…

“Come Mo aveva detto un giorno, scrivere storie, in fin dei conti, ha un po’ a che fare con la magia. I libri amavano tutti coloro che li aprivano, offrivano protezione e amicizia senza pretendere nulla in cambio. Non ti abbandonavano mai, nemmeno quando li maltrattavi.”

Vorrei ringraziare tutti coloro che hanno avuto la pazienza di leggere i miei deliri fin qui… Grazie mille!

Mi intrufolo per ringraziare a mia volta Eleonora Ippolito, fresca e spumeggiante😍; grazie sempre alla nostra Federica Cabras, perfetta padrona di casa❤!

Ora non mi resta che darvi tutte le dritte per conoscere Eleonora fino in fondo: “Una giornata storta” edito Milena in love.

Trama

La trentenne Michela tende a intimorire il prossimo con il suo look dark, il carattere deciso e la tendenza a dire sempre quello che pensa, ma il suo modo di fare è un meccanismo di difesa. Da anni si porta dietro un segreto che le crea disagio e, qualche volta, la fa sprofondare nell’ansia. Preferirebbe farsi tagliare la lingua piuttosto che ammetterlo, ma il senso di abbandono la accompagna da fin troppo tempo, ormai. Sotto il suo essere scontrosa e aggressiva, pronta ad azzannare chiunque intralci il suo cammino, si nasconde una fragilità che non è disposta a riconoscere. Intraprenderà, però, un percorso di rinascita e accettazione grazie a una giornata storta. Ma sì, avete capito di che genere? Una di quelle dove nulla va come dovrebbe, dove si affrontano bufere senza ombrello e dove ci si scontra con le persone sbagliate. Ma poi, sono davvero sbagliate? E, se sono sbagliate,  come mai Luca la attrae così tanto? Coinquilini fuori dal comune, uomini impossibili da comprendere, apparenze che crollano, scontri e riappacificazioni: ecco gli ingredienti di questa commedia romantica, ironica e frizzante.

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