Recensione: “APPUNTAMENTO AL PICCOLO NEGOZIO DI DESIDERI” di Nicola May – ed. Newton Compton

La nostra Federica Cabras ha letto, per A libro aperto, “APPUNTAMENTO AL PICCOLO NEGOZIO DEI DESIDERI” di Nicola May, edito Newton Compton.

  • Titolo: APPUNTAMENTO AL PICCOLO NEGOZIO DEI DESIDERI
  • Autore: Nicola May
  • Editore: Newton Compton
  • Data pubblicazione: 14 gennaio
  • Pagine: 320
  • Prezzo: 0.99 digitale; 9.40 cartaceo

Trama

Appena sposata e con il suo negozio in piena attività, Rosa Smith sembra avere tutto ciò che si può desiderare. Ma il vero amore viene costantemente messo alla prova dagli imprevisti del destino e la gelosia potrebbe avere conseguenze disastrose! Josh, infatti, deve andare di continuo a Londra per lavoro, e questa separazione forzata sembra tirare fuori il peggio di Rosa. Ma si sa: bisogna toccare il fondo prima di poter risalire, e così, grazie all’aiuto di chi le vuole bene, Rosa ce la metterà tutta per affrontare a testa alta le sue paure. Con gli amici sempre al suo fianco, un misterioso incendio e la frenetica ricerca del padre del bambino di Titch, Rosa sta per intraprendere un imprevedibile viaggio alla scoperta di sé.

Copia digitale gentilmente fornita dalla CE in cambio di una recensione onesta

Talvolta abbiamo bisogno di qualche lezione – una, due, dieci, mille – per capire che stiamo sbagliando. Ah, gli esseri umani sono così bravi a boicottarsi da soli, a buttare all’aria sacrifici di una vita, a perdersi in tunnel neri e cupi, a guardare la volta celeste di notte e vederci sono buio e non stelle! Immagino che sia così perché, di base, noi mortali siamo autodistruttivi. E forse rimetterci in piedi, ragionare, impegnarci a vivere meglio e più sereni costa più fatica di rimanere fermi e farsi cullare dagli eventi. Tristi e soli. Distrutti nel cuore e nell’anima. Vai a capirci!

Rosa ha affrontato tante battaglie, nella sua vita, non si dica il contrario. Venne tolta da moooolto piccola a sua madre a causa dei problemi di quest’ultima con l’alcol e riuscì a ritrovarla – a rigor del vero, fu Mary, ex alcolista ma mamma devota, con la nonna, la mitica Queenie, a riacciuffarla per riportarla nella loro vita – solo da adulta. Ma era tardi… Rosa aveva già vissuto una vita fatta di affidi e senso di abbandono. Non c’è nulla da fare: checché se ne dica, le cose si fanno complicate quando di mezzo ci sono bambini impauriti, e Rosa lo fu.  

Adesso, ha ventisei anni e vive a Cockleberry Bay. Ha di nuovo – come abbiamo detto – una madre… Una madre veggente, per la precisione, che è capace di leggere le carte e di vedere il futuro delle persone. Il bassotto Hot Dog, un figlio, per lei, le è fedele. Titch, sua amica e mamma da pochissimo, la aiuta al negozio. Jacob e Raff, amici fantastici, le stanno accanto e la capiscono e la aiutano e le vogliono bene – non necessariamente in quest’ordine.

Ah, la donna ha anche un bel marito che, guarda un po’, è anche premuroso. E buono. E la ama follemente, questo è indubbio. Ma allora come mai Rosa è sempre così spaventata? Come mai teme che Josh, che le giurò amore eterno e che fece di lei una donna fortunata – un amore così ti rende sempre baciata dal cielo –, la tradirà?

Dopo una vita trascorsa a credere di essere stata rifiutata dai suoi stessi parenti, soprattutto dalla donna che la portò nel ventre per nove lunghi mesi e dal cui seno bevve il latte, be’, la finisci a non fidarti più di nessuno. Senza se e senza ma. E Rosa trascorre i suoi momenti a tremare per la strizza di perdere quella bella vita conquistata. Colma le sue paure con gli impegni al negozio di animali che ha ereditato – vera manna dal cielo, insieme alle altre – e con l’alcol, soprattutto con quest’ultimo, che la fa sentire leggera, senza pensieri. Troppo leggera. Di una leggerezza, per la verità, costruita e poco sana. Perché ci sta, ragazzi, bere in compagnia, farsi un bicchiere ogni tanto, alla fine del lavoro. Rilassarsi a suon di vodka, se non troppo di frequente. Ma ogni tanto, non tutte le sere. E soprattutto, l’alcol non deve mai colmare un vuoto. Essere usato come acchiappa-paure. In quel caso, si è davanti a un problema… E Rosa lo è.

Dopo aver rischiato, a causa della sua gelosia – sempre mossa dall’insicurezza – e della dipendenza da sostanze alcoliche, di rovinare il proprio matrimonio, si trova a un bivio.

Deve cambiare, decidere di amare se stessa. Comprendere quanto vale. Mettere in un cassetto il passato.

Ecco, fare questo potrebbe persino salvarla. Il passato si chiama così proprio perché è passato. E d’accordo, ci sta dare una sbiarciatina indietro, nella nostra vita di prima, per capire se stiamo facendo giusto, se possiamo cambiare qualcosa, se possiamo imparare da un errore fatto. Ma no, è sbagliato – completamente – essere influenzati da quel che fu in tutto e per tutto, in ogni nostra azione. Bisogna chiudere una porta affinché si possa aprire un portone.

Una lettura catartica. Molto bella, si legge d’un fiato.

Si impara tanto, da queste righe. Si impara che di vita ne abbiamo una sola e che non sempre si può mettere una pezzetta a una crepa. Nella vita reale, le azioni – soprattutto quelle sconsiderate – hanno delle conseguenze dure. Ah, e si impara che non è mai troppo tardi per metterci di fronte ai nostri limiti per superarli. Non bisogna scappare, quando si teme qualcosa, ma buttarcisi a capofitto.

Dobbiamo toglierci le catene che la vita, nostro malgrado, ci ha messo e tornare a respirare. È bello, sentire l’aria che ci riempie i polmoni, ed è altrettanto bello poterci sentire fieri di noi stessi.

Rosa ce la farà?

Be’, c’è da dire che è circondata da tante bellissime persone. Persone che la amano. Persone che ne hanno compreso il valore. Persone che darebbero tutto per farle aprire gli occhi, per farle comprendere la via giusta da percorrere per sentirsi libera.

Finalmente.

Libera di amare, di volare. Di essere felice. Perché, se è vero che la felicità non è fatta che di attimi, quando arriva ci fa battere forte il cuore. E questo è l’importante. 

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