Recensione: “WHISKY A COLAZIONE” di Simona Friio e Amanda Foley – ed. Literary Romance

Un duo consolidato che esordisce per Literary Romance. Simona Friio e Amanda Foley presentano l’ultimo romanzo che avrà il potere di conquistare un pubblico vastissimo grazie alle sue caratteristiche, e capace di accontentare gli amanti di generi diversi: frizzante e con una vena di giallo tra le atmosfere scozzesi. Ci state ancora pensando?

  • Titolo: WHISKY A COLAZIONE
  • Autori: Simona Friio e Amanda Foley
  • Editore: collana editoriale Literary Romance – PubMe
  • Genere: contemporaneo
  • Data pubblicazione: 11 febbraio 2021
  • Pagine: 310
  • Prezzo: 1.99

Trama

Una distilleria nel cuore della Scozia. La leggendaria traversata della Manica. Il mistero di dodici botti scomparse. Un’archeologa più piccante del peperoncino e un visconte strappato ai suoi numeri. Quando l’impossibile diventa possibile. E il giallo si trasforma in rosa.

La giovane archeologa Miranda Mill parte alla volta dell’isola di Islay con il compito di scovare delle botti di pregiatissimo whisky misteriosamente scomparse nel 1941. Sulle orme della leggendaria traversata della Manica di Rudolf Hess, braccio destro di Hitler, Miranda e il suo aiutante Jack, si mettono alla ricerca del prezioso malto che potrebbero salvare dal fallimento la rinomata distilleria dei MacTravish. Il suo arrivo, tuttavia, è accolto con riluttanza dal giovane e affascinante visconte Mark, affermato docente di fisica a Cambridge che, dopo l’improvvisa morte dei genitori, ha momentaneamente lasciato la cattedra per tentare di risollevare le disastrose finanze che altrimenti condurrebbero alla chiusura della distilleria di famiglia. Affermare la propria competenza agli occhi di Mark, si rivela un’impresa ai limiti dell’impossibile per la giovane archeologa che prova in ogni modo a farlo capitolare. La scoperta di un misterioso single track che attraversa MacTravish Manor, nonché l’esistenza di un antico mappale, porta a galla misteri e segreti sapientemente celati. Il ritrovamento di un cadavere nella baia della distilleria getta però nel caos il clan dei MacTravish. A stemperare la tensione ci pensa l’eccentrica e attempata Lady Violet, prozia di Mark, intenta a portare a termine un progetto personale alquanto originale seppur bizzarro. Con arguzia e spiccato senso ironico, la Lady tiene saldi i cardini di questa commedia giallo-rosa dove ogni cosa sembra ingarbugliarsi, ma tutto è possibile.

Benvenuti alla Distilleria dei MacTravish, produttori del più famoso e pregiato Whisky di tutta la Scozia. Mettetevi comodi che ho una storia da raccontarvi, con qualcosa dell’incredibile, che arriva da molto lontano. No, non avete preso una cantonata e non vi siete trovati nel posto sbagliato. Seppur nomineremo Lady, Lord e Visconte, non vi imbatterete in un romanzo Regency, bensì tra le fresche pagine di una storia d’amore che a un tratto si tinge di giallo. Primo indizio – anzi due – le incantevoli penne di Simona Friio e Amanda Foley. Ma prego, seguitemi, per oggi la visita all’interno della distilleria è gratis!

«E così mi sono offerto di accantonare temporaneamente il lavoro a Cambridge per occuparmi delle sorti di questa distilleria prossima a colare a picco. Solo il nonno sembra ignorare l’evidenza. Arriva il momento in cui si deve prendere coscienza dei propri limiti e i miei sono questi. Forse sono arrivato tardi, ma ho tentato di tutto per togliere il colore rosso dal bilancio. E niente, non sono un esperto di economia e soprattutto non sono attrezzato per i miracoli.»

Costui è il Visconte Mark MacTravish – attenzione a non dimenticarvi il titolo! – diretto discendente della fortuna (o sfortuna dati i tempi!) di famiglia. Fisico-matematico universitario, trova alquanto inutile perdere tempo dietro alle stramberie del nonno che continua ad asserire che per mano del collaboratore stretto di Hitler, Hess, sarebbero state trafugate dalla distilleria delle botti che a oggi si possono definire la salvezza dell’intera attività. Lord Gregory ne è talmente convinto da assoldare, con l’aiuto di George Hamilton – con parentele riconducibili a l’Hamilton… (shhh, me ne sto zitta!) – due archeologi capaci di stanare il “bottino”. Ma ditemi, voi affidereste un compito così delicato a una donna – con il sangue caliente italiano nelle vene – che sembra arlecchino, per non dire caricatura, e a un tipo con il nome di Jack Nicholson (rabbrividisco all’idea della sua faccia da/in “Shining”!)? Eppure sembrano i migliori su piazza…

«Ho attraversato mezza Islay, ho scorto cottage bianchi e turchesi […] e ora questo qui, un rampollo più stizzito del volto arcigno del nonno, si permette il lusso di darmi della cacciatrice di tesori? A me? Miranda Mill? Due lauree conseguite a Oxford? Nossignore! Arrogante, ampolloso Visconte dei miei stivali.»

Io, di fronte a questa sorta di presentazione, me ne starei zitta e andrei ad analizzare i fatti; anche perché, diciamolo, ‘sta ragazza ha una mente diabolica e – nonostante si ritenga nemica dei numeri – sa come far tornare i conti. Difatti, Miranda, tra una ricerca e l’altra si farà balenare nella testa la soluzione ai problemi economici dei McTravish.

Dinanzi ai risultati – grazie anche al Festival – il Visconte inizierà a rivalutare l’archeologa e ciò che prova per lei…

«Quella ragazza ha il potere di scompigliarmi i pensieri, di far traballare le mie certezze, ma soprattutto di accendere i miei desideri, quelli inconfessabili. Devo chiudere la faccenda della distilleria al più presto e tornare alla vita che ho scelto, dietro una cattedra, a risolvere enigmi o più semplicemente a inventare algoritmi. Ho bisogno di certezze, di numeri, di formule inopinabili. E quella ragazza è esattamente il contrario di tutto questo. […] La signorina Mill tornerà a scavare alla ricerca di ossa e ninnoli da qualche altra parte, evitandomi quel fastidioso senso di inquietudine che il suo sguardo mi getta addosso ogni volta che incrocio quei suoi occhi dannatamente splendidi.»

A Miranda stanno accadendo le stesse cose ma non è vero che – passatemi questa frase trita e ritrita – odio e amore hanno un confine sottilissimo? Come dire che la Mill non poteva accostarsi neanche al Whisky ma quando l’ha assaporato nella maniera giusta, non ha potuto più farne a meno…

«Senti l’aroma? Senti il suo respiro?» è la voce di Mark, gentile, leggera e soave. Mi scuote un leggero brivido. Vorrei dirgli che mi ha appena dato del tu, ma il momento è troppo perfetto per essere infranto.

L’archeologa si sente sempre più legata a questa missione: troppi conti non tornano (e non solo quelli economici), e la sensazione di un grosso intrigo si fa largo nei suoi pensieri. I dubbi incontrano quelli di Mark e i due diventeranno davvero complici fino a quando, a forza di indagare, non incappano in un corpo esanime, e in un sentimento troppo vivo che li metterà a dura prova. Ci saranno poi le indagini, il riaffiorare di certi fantasmi, le incomprensioni, le accuse, la gelosia… e la fuga!

Cari lettori, sapete perché ho adorato questo romanzo? Per l’accuratezza dei dettagli. Si denota un’approfondita ricerca, in special modo per quanto riguarda la sfera del “whisky” e il periodo storico risalente al trafugamento delle botti. Per non parlare del contesto ambientale, dove è impossibile non trovarcisi immersi: ogni spostamento in macchina con Miranda sembra di viverlo attraverso i suoi occhi.

I personaggi: superlativi, ben costruiti, convincenti e spassosissimi! Miranda, con i suoi colori e la sua italianità a tratti, tiene vivo il contrasto con il protagonista maschile, spocchioso, irriverente ma così affascinante che gli si perdona tutto. Seppur agli opposti entrambi amano gli agi e l’indipendenza: la Miller, in momenti di crisi, pensa a tutto ciò che rinuncerebbe dovendosi appoggiare dalla sorella; Mark adora complicarsi la vita con i suoi numeri e formule, ma non può esimersi dai problemi familiari. Il Visconte ha perso i suoi genitori in un brutto incidente e rappresenta l’unica ancora a cui aggrapparsi per l’anziano nonno… e non solo! Già, a MacTravish Manor non vi è solo Gregory, ma anche una macchietta come zia Violet: se vi dicessi che è l’anima del castello? Sì, lei con il suo intento di programmare la prossima vita, farà più volte da “intermezzo” tra una scena e l’altra.

Ora fermate le mie mani che sto rischiando di uccidere la vostra curiosità. Vi lascio con l’incombenza di scovare l’assassino e scoprire se finalmente quei “capoccioni” dei protagonisti avranno il loro lieto fine con Un Whisky a colazione.

Tantissimi complimenti a Simona Friio e Amanda Foley che ringrazio per l’onore della lettura in anteprima! ❤

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