CINEMA, SERIE E TV – “BRIDGERTON”

La settimana scorsa, attraverso i social e poi con la pubblicazione del primo articolo, vi abbiamo presentato la nuova Rubrica del blog “CINEMA, SERIE E TV”, ma non c’è stata l’occasione di spiegarvi come verrà strutturata. Ci organizzeremo nel seguente modo:

  • Ogni sabato verrà pubblicato un articolo “inedito” in una delle categorie (cinema/serie/TV). Per la prima uscita, Simona ed Elisa si sono trasformate in inviate speciali per mostrarvi le nominations alla 78esima edizione dei Golden Globe; è chiaro, a questo punto, che al famoso evento seguirà la cronaca dettagliata della serata grazie alle nostre ragazze! In questo caso, l’aggiornamento verrà pubblicato in un giorno qualsiasi durante la settimana.
  • Cosa succede per la serie già iniziata? Non verrà abbandonata, ma arricchita con novità che spazieranno tra playlist, curiosità sugli attori, “papere dal set”…

È arrivato il momento di darvi una prova concreta, e iniziamo alla grande con…

BRIDGERTON

Senza dubbio, il fenomeno del 2021. I Bridgerton hanno sovvertito ogni certezza, con le loro stramberie – e grazie alla versione filmica – hanno avvicinato tanti scettici al genere storico.

Sento già l’indignazione di qualcuno, ma lasciatemi spiegare… e partiamo da quando tutto ebbe inizio.

La saga nasce dalla penna di Julia Quinn e arriva in Italia grazie a Mondadori nel 2004, per poi essere ripubblicata – con i titoli accorpati – in tre volumi di I Romanzi “ORO SUPER (n. 6-11-20)”. Queste versioni non sono più reperibili, tantoché – puff – anche le copie nel mio kindle sono scomparse. Questo perché, come già successo per i primi tre volumi, si prevede il proseguo della serie Netflix e di conseguenza il restyling della versione cartacea. Vi posso provare tutto ciò con tanto di immagini e link di pre-order.

Cliccando sulle immagini verrete indirizzati ad Amazon per visualizzare trame e/o effettuare ordine e pre-order. Ricercando i primi tre titoli nel blog, potrete leggere le recensioni.

Le vicende vengono dipanate in un lasso di tempo tra il 1815-1827 e ogni romanzo è dedicato a un “Bridgerton”.

«I Bridgerton sono la famiglia più prolifica dell’alta società. Tale peculiarità è encomiabile anche se si può ritenere banale la scelta dei nomi fatta a suo tempo dall’ormai defunto visconte e viscontessa per i loro figli: Anthony, Benedict, Colin, Daphne, Eloise, Francesca, Gregory e Hyacinth. Avere metodo è cosa meritoria, ma si pensa che dei genitori intelligenti riescano a ricordare il nome dei propri figli anche senza metterli in ordine alfabetico.»

Il primo piccolo particolare di questa famiglia viene svelato dalla donna più conturbante, misteriosa e totalmente sconosciuta, Lady Whisteldown, della cui figura ci occuperemo tra poco.

Vi ho mostrato le nuove pubblicazioni e intanto abbiamo assistito alla “messa in onda” della prima serie. Tra voi che state leggendo, sicuramente, ci sarà chi ha letto la serie e fatto l’abbonamento a Neflix solo per questa pazza famiglia (come me!), ma anche chi ha proceduto in maniera inversa.

E ditemi, quante volte le due versioni coincidono perfettamente? Quante trasposizioni cinematografiche rispecchiano fedelmente la penna dell’autore? Potrei farvi mille esempi ma non è questa la sede… so solamente che i BRIDGERTON si sono distinti anche in questo ambito: le due versioni “non si somigliano per niente!”

Il primo particolare che mi ha lasciato perplessa è stato l’incontro tra Daphne e Simon. Vi premetto che non vedevo l’ora di imbattermi in colui che definivano “dotato di un’incrollabile sicurezza di sé”, “bello da togliere il fiato” e “l’esemplare perfetto di virilità inglese”.

“Aveva un viso semplicemente perfetto e le bastò un attimo per rendersi conto che avrebbe messo in imbarazzo le sculture di Michelangelo. Il suo sguardo era particolarmente intenso, le iridi talmente azzurre da brillare. Aveva capelli folti e scuri, ed era molto alto, come i suoi fratelli, il che era piuttosto raro.”

Pensavo di perdermi in quel bellissimo paio di occhi, un principe azzurro accorso a salvare una ragazza in pericolo: già, Daphne in quel momento era vittima della corte serrata di Nigel… e troppo distante dalla folla! Capirete che dell’incontro nel bel mezzo del ballo, nel romanzo, non vi è traccia. Non mi sto a soffermare sui “colori” di cui hanno parlato in tanti. Non mi riferisco solo a Simon, anche alla più grande delle Bridgerton che rispecchia perfettamente i canoni della famiglia:

“Simon arretrò di un passo e all’improvviso si sentì strano mentre osservava i suoi capelli castani. I famosi capelli dei Bridgerton, degli zigomi e… Dannazione, era la sorella di Anthony!”

Se al diverso incontro iniziale non riusciamo a dare una giustificazione, trovo contestabile ma geniale la versione multietnica della serie televisiva ai fini dell’integrazione; ciò che mi ha disturbato è non avere nella testa le immagini a confronto tra la mia fantasia e quella della Quinn, distorta dalla versione di Chris Van Dusen. Il papà della versione Netflix, inoltre, ha infarcito la versione originale con diverse sottotrame che, credo, fungeranno da liaison per le puntate e serie successive. Esempi lampanti sono le relazioni di Anthony con Siena e di Benedict con Madame Lacroix. I due personaggi femminili sono di pura invenzione; certo, i Bridgerton non è che siano degli “stinchi di Santo”, ma non sono stati associati a queste due specifiche figure: una cantante lirica e una sarta con discutibili origini francesi. Proprio per questo particolare mi sovviene un’altra figura – non proprio sconosciuta, ma vedremo più in là di chiarirci le idee –, Marina Thomson. Nipote dei Featherington, si trasferisce presso i parenti tenendo nascosta la gravidanza. Quando il segreto viene a galla, cerca una sistemazione più consona… e la trova tra le braccia del terzogenito dei Bridgerton, Colin. Costui è preso da Marina che l’avrebbe sposata anche sapendo la verità… mentre la Thomson con le sue trame rovina tutto. Non sappiamo alcunché, per ora, tranne una proposta di matrimonio. Non dico altro per gli ignari che vogliono avvicinarsi alla serie.

Ancora due personaggi inesistenti nelle pagine della Quinn sono: il principe Friederich (interpretato da Freddy Stroma) e Mr. Granville, con il quale si introduce una relazione omosessuale, che definirei “pericolosa” nell’800. Se non vi è chiara la figura, è anche colui che ha riprodotto il quadro che li ha visti riappacificarsi… sotto la pioggia.

Nella serie Tv mi sono mancati due approfondimenti:

  • la balbuzie di Simon – che seppur emerga dai ricordi del protagonista e dai racconti di Lady Danbury –, di cui si percepiscono poco le sofferenze legate all’infanzia, ma soprattutto il Duca non ha un instante di tentennamento, mentre nel romanzo ci imbattiamo in momenti di “nervosismo” che lo fanno incespicare tra le sillabe.
  • Il rapporto di Anthony con la famiglia, la complicità con i fratelli e quel sentimento forte di “sentirsi il capofamiglia”. Sembra più un’incombenza, una scocciatura, soprattutto quando ne parla con la sua amante; perché, nonostante il primogenito sia un libertino, nel romanzo mostra senso del dovere e protezione, soprattutto nei confronti di Daphne. A tal proposito, la Quinn tiene a informarci che Anthony sa del patto stipulato tra la sorella e il Duca di Hastings…

Ma ma ma, è arrivato il momento della donna del mistero: Lady Whisteldown. Nel “Duca e Io” la si teme solo per i “pettegolezzi” che possono derivare da un’azione insensata, ma non si fa menzione alle ricerche di Eloise o tanto meno a congetture; addirittura la giovane stringerà quasi un’alleanza con la Regina… tant’è che, a sorpresa, da un cappuccio spunta il vero volto della donna più informata di Londra, e già nella prima serie Van Dusen ci spoilera il suo vero volto. Vi siete chiesti quale sarà il fine, quale altra storia avrà preparato per il telespettatore, tanto da anticipare di tre libri questo segreto?

A proposito della Regina di cui nell’etere se ne dicono di tutti i colori, nel vero senso della parola: “ma sì, forse per le sue origini era…” e Wiki mette un ritratto che dimostra l’opposto… questo a noi non importa, non quanto almeno la sua prorompente figura, la prezzemolina di tutta la serie, che la si ama o si odia. Io, personalmente, l’adoro, soprattutto in combutta con ciò che abbiamo detto poco fa. Stesse sensazioni per l’insicura, indifesa, timida e furbetta 😉 Penelope che, ditemi, non vi fa simpatia solo a sentirla dire ogni volta “a me l’abito giallo”? Insomma, due perle di cui dobbiamo ringraziare papà-serie-Netflix!

In definitiva, tante congetture, critiche, risate… satire create apposta per affossare la serie. Quante ne abbiamo sentite sulle sigarette fumate da Eloise con uno dei suoi fratelli? Sugli abiti, le acconciature… o segnali troppo moderni e strisce sulla pavimentazione stradale dimenticate. È vero, ci sono troppe cose che rendono la serie attaccabile e contestabile, ma ci sono anche altrettanti elementi che la rendono semplicemente unica; tuttavia, proprio quegli elementi che “stonano” hanno fatto da collante tra generazioni diverse e per gli amanti di generi che mai si sarebbero avvicinati allo storico. Ed ecco che mi ricollego al pensiero iniziale: chi teme di “annoiarsi” con un Regency, un Vittoriano o uno storico di altra epoca, una rielaborazione del genere la trovo alquanto furbesca; la leggerezza con la quale è stata impostata l’intera serie – abbinando particolari tanto contrastanti e impensabili – avvicinano i giovani che spinti dalla curiosità hanno letto, almeno almeno, il primo volume della serie; di questi lettori acquisiti, ovvio, che una parte sarà stata scontenta, ma se anche un cinquanta percento avesse apprezzato, questa è una grande fetta regalata a un genere che purtroppo trova troppa fatica a farsi spazio tra le librerie.

In conclusione, sgombrate la mente e lasciate che si prepari ad accogliere entrambe le versioni dei Bridgerton. Cercate di non fare confronti, vi arrabbiereste troppo; non perdete tempo a cercare l’errore perché sicuramente quello è stato disseminato appositamente; tuttavia, approfittate per cogliere le linee guida del periodo, assorbitene le etichette, fate vostro il linguaggio… affinché questo genere non muoia, perché il romanzo storico ha sempre quella magia in più che il cuore riesce a trattenere per un tempo indefinito!

Iniziate a rilassarvi su queste note, presto parleremo anche delle colonne sonore dei Bridgerton… che si discostano dalle “ballate” del periodo Regency ma che si sposano alla perfezione con questa serie che ha tutto di alternativo!

Ora, dopo questa lunga chiacchierata, preparatevi ad Anthony. Sul blog trovate la recensione, nel caso foste curiosi. Sarà, poi, il turno di Benedict, che a dirvela tutta, forse, è la storia che ho amato di più.

Rimanete collegati per i vari approfondimenti, tenete d’occhio Amazon per le uscite successive, perché le recensioni – e questa rubrica – dei Brigerton continueranno ad arricchire A libro aperto.

Maika

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