Recensione: “SE POI ME NE PENTO? La mia vita a trent’anni” di Laura C.

Un’altra strepitosa lettura per Mariadora Vizza che ha letto, per A libro aperto, “SE POI ME NE PENTO? LA MIA VITA A TRENT’ANNI” di Laura C.

Titolo: Se poi me ne pento?
Sottotitolo: La mia vita a trent’anni
Data di uscita: 20 ottobre 2020
Genere: Autobiografico
Sottogeneri: rosa, umoristico, psicologico
Pagine: 300
Canale di acquisto: Amazon
ISBN: 9798694899000
Prezzo di lancio cartaceo: 9,99
Prezzo di lancio e-book: 0,99; gratis su Kindle Unlimited


SINOSSI

Laura ha trent’anni e conduce un’esistenza al limite dell’isolamento. Ha deciso che vuole una vita – e non solo un lavoro – senza contatto con il “pubblico”. Redige articoli in smart working e ama scrivere romanzi, ma ultimamente preferisce contemplare i suoi libri sugli inetti. Le convenzioni sociali la soffocano, l’ansia è la sua peggior nemica, una massa fluttuante che le ripete con voce stridula: “Sei una nullità!”. Nelle sue memorie echeggia il mito degli anni ‘90, il periodo spensierato. Durante la giornata, trae beneficio dall’ascoltare i brani del suo cantautore preferito, Geb, un amore platonico; tanto quello tangibile l’ha solo delusa.
Punto di riferimento è la sua mamma premurosa, ma è tempo per Laura di badare a se stessa e al nuovo appartamento.
Esce solo il sabato per fare la spesa, portandosi dietro quello che la sua migliore amica definisce “il carrello da vecchia”. Ginevra, infatti, prova a rigettarla nella mondanità, ma Laura è un’estimatrice di outfit come pigiami ingombranti e pantofole di peluche, insofferente alle discoteche. Si sente goffa, pensa di aprire un canale YouTube per diffondere i migliori tutorial su Come fare tutto male, mentre rigetta l’aggressività che riscontra nei social network.
Di ritorno da una spedizione al supermercato, durante la quale ha comprato uno spray anti-insetti al posto del deodorante, si imbatte in una visione… Un ragazzo biondo, dagli occhi blu, un angelo custode sceso in Terra: è Geb! Ma no, quel tipo magari gli assomiglia, infatti si presenta come uno psicologo e le propone una terapia a punti che dovrebbe consentirle di ritrovare se stessa e un sano equilibrio. Potrà anche aggiudicarsi il premio in palio per i pazienti guariti: un viaggio a caccia dell’aurora boreale!
Dopo la proposta, il “finto” Geb (come Laura lo definisce) si aggiudica una strigliata, ma continuerà a insistere e lei finirà con l’intraprendere il percorso.
Partecipare alla vita, mitigare le sofferenze, trovare la serenità, magari anche l’amore, sono bugie peggiori della gomma blu che cancella la penna o traguardi realmente conseguibili?

“Ci vorrebbe una vita di prova e poi quella da vivere con consapevolezza…”

Sorpresa.

Ci sono tanti aggettivi per descrivere le sensazioni che mi ha lasciato la lettura del romanzo di Laura C., però, se proprio dovessi sceglierne uno, sceglierei proprio questo: sorpresa.

È molto difficile spiegarne il motivo senza spoilerare, ma posso solo dire che, pur essendo una lettrice accanita, da sempre e di vari generi, sono state davvero poche le letture che mi abbiano lasciata a bocca aperta a fine lettura.

E, in migliaia di libri letti, “Se poi me ne pento” è stato il secondo in assoluto a farmi piangere.

Laura, la protagonista, è una ragazza che soffre di ansia sociale.

Lavora in smart working, le sue giornate sono scandite dagli articoli che scrive come redattrice per il giornale dello zio Raf, la corrispondenza solo virtuale con Milly, autrice come la nostra stessa protagonista, (che ha pubblicato un romanzo distopico raggiungendo un discreto successo) e la passione per il cantante inglese Jeb, di cui adora e conosce a memoria tutti i testi.

Laura, a trent’anni, rifugge il contatto umano, ne ha il terrore, esce solo il sabato per dedicarsi alla spesa. È proprio all’uscita dal supermercato che si imbatte in un ragazzo che è praticamente il sosia del suo adorato Jeb. Lui però le dice di essere uno psicologo e, dopo un tira e molla iniziale, il ragazzo la convince a farsi seguire in una specie di percorso a punti per uscire dal suo problema relativo all’ansia. Laura è titubante ma, invogliata anche da premio finale, un viaggio per vedere l’aurora boreale, accetta.

Da questo momento in poi il percorso terapeutico di Laura ha inizio.

Durante la lettura ho iniziato così a conoscere Laura e tutte le sue paure.

Ho scoperto tante cose che ignoravo, ho capito quanto possa essere invalidante avere paura di rapportarsi con il prossimo, quanto le esperienze, anche quelle all’apparenza più insignificanti, possano avere conseguenze a volte devastanti. E poi ci sono loro: i colpi della vita, quelli veri e propri, quelli che ti lasciano in sospeso, senza respiro.

Laura fa del suo meglio, incentivata dal suo coach, il suo mentore.

Accanto a lei ritroviamo la sua famiglia e gli amici. Presenze discrete all’inizio, quasi timorose di rapportarsi con la ragazza, che tentano le strade più disparate per riportarla alla vita, quella vera fatta di incontri, serate con le amiche, rapporti reali e non solo virtuali.

Gaia, Gioanna e Ginevra sono le tre amiche che ognuno di noi vorrebbe, così vere, umane, pronte a cadere nell’errore pur di aiutare, ma mai intenzionate a mollare.

Molto bello il personaggio di Milly, anche lei una sorpresa e non nego che mi piacerebbe molto saperne di più su di lei… un personaggio ricco di spunti narrativa che spero tanto l’autrice un giorno vorrà raccontarci.

Tornando alla trama, Jeb diviene ben presto, per Laura, qualcosa in più di un semplice professionista, e il rapporto medico paziente sembra piano piano trasformarsi in qualcosa di diverso.

“«Sei come una stellina che deve continuare a brillare nel buio» sussurrò.

La sua dolcezza mi fece rabbrividire. Un tremolio mi attraversò la schiena, lasciando poi spazio a un calore immenso.

«Nei momenti in cui ci sei, mi risulta meno difficile muovermi nel buio…»”

Eppure l’autrice riesce a stupirmi ancora una volta.

La trama sembrava già abbastanza chiara quando, quasi a metà romanzo, fa la sua comparsa lui, Filippo.

Spinta dallo zio e dal suo mentore a rientrare in ufficio e abbandonare lo smart working, Laura incontra Filippo, proprio nel suo primo giorno di rientro.

Una persona banale, “un sei e mezzo che cammina” come ironizzerà lo stesso Filippo in seguito. Un uomo normale e l’autrice ci dà realmente l’impressione, all’inizio, che Filippo non sia altro che una semplice comparsa.

E invece no.

La figura di Filippo prende man mano piede nella trama e nella vita di Laura. Gli interessi comuni, la storia della sua infanzia e della sua vita, e soprattutto la dedizione e la tenerezza che Filippo dimostra nei confronti di Laura, modificano la sua immagine ai nostri occhi, pagina dopo pagina, fino a quando noi, assieme alla protagonista, non riusciremo più a vedere sul suo viso due ordinari occhi marroni, ma qualcosa di molto più profondo.

“La realtà è che niente rende più caldo il cuore, più ottimista la mente, più protetto l’animo di chi, dolcemente, cerca ogni giorno di regalarti un sorriso…”

La protezione, la dolcezza e la pazienza fanno breccia nel cuore di Laura, piano piano, fino a darle, in ultimo, la conferma di avere fatto spazio nella propria vita a un uomo speciale.

Filippo è un po’ il ribaltamento dello stereotipo del bello e dannato in favore del bravo ragazzo, tanto amato dalle mamme.

Nonostante il romanzo di Laura C. sia introspettivo (cosa assolutamente normale vista la tematica trattata) l’autrice riesce a farci immedesimare alla perfezione anche nei luoghi, grazie a descrizioni brevi ma precise.

Molto bella a mio parere, anche la descrizione degli interessi della ragazza, dalla sua fissazione per gli anni ’90, alla passione per le commedie del grande Eduardo De Filippo.

Lo stile dell’autrice è molto chiaro, incisivo, privo di fronzoli e questo aiuta molto la lettura, che risulta piacevole e scorrevolissima.

E poi… e poi non posso dire più nulla. Vi lascio solo questa piccola, bellissima perla:

“La sua bocca era il suono delle risate e delle confidenze ad altri inenarrabili. Il suo cuore era il mio giaciglio morbido ed elastico, che si allargava per contenere l’amore strabordante e infinito che nutriva per me…”

Di cosa si tratta? Di chi sta parlando la nostra protagonista?

Non ve lo posso dire. Ma posso dirvi di leggere il romanzo per scoprirlo, posso garantirvi che non ve ne pentirete sicuramente.

Grazie Laura, per questo bellissimo inno ai valori della vita, dell’amore e dell’amicizia.

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