Recensione: “SENZA VELO” di Virginia Saccalupi – ed. Officina Milena

“Del tutto promosso. La scrittura limpida della Saccalupi e i capitoli brevi ne fanno una lettura molto scorrevole, nonostante l’importanza degli argomenti trattati. Non si dilunga, l’autrice, né liquida le cose con fretta. Si prende il suo tempo, ci dà il modo di comprendere tutto, di provare empatia per i personaggi, di essere tristi e allegri con loro e per loro.”

Seguite il consiglio della nostra Federica Cabras: SENZA VELO di Virginia Saccalupi, edito Officina Milena.

Trama

Anni Settanta. Mentre nel convento le ore si susseguono lente e disciplinate, fuori infuriano le manifestazioni di piazza e le battaglie per i diritti delle donne. Le vite di Veronica, bambina già adulta e femminista in erba, di Isabella, suora mancata e innamorata della sua ex insegnante, e di Agnese, monaca che si “sconsacra” preferendo amare una donna alla luce del sole, si intrecciano nel dipanarsi di detto e non detto, paura e coraggio, lotte e silenzi. Intorno a loro, le mura della scuola racchiudono timori e sogni d’infanzia, preghiere mattutine, presunti miracoli e tanti soprusi che, in quegli anni, ancora non venivano chiamati per nome. L’amore, intanto, giovanissimo o carico di anni, si rivela nelle ore del presente o ritorna malinconicamente al passato. Altre volte, invece, si mette il velo e corre a rintanarsi come polvere sotto al tappeto. Ma quando l’amaro conformarsi resta chiuso in bocca, la vita fuori, quella di tutti, innalza mura ancora più alte.

Siamo negli anni Settanta e, mentre impazzano in piazza le battaglie delle femministe e il mondo si prepara a un cambiamento epocale – sebbene ancora, dopo cinquant’anni, ci si debba ancora lavorare –, al Santa Caterina, scuola prestigiosa gestita dalle suore, si susseguono le ore lente e inesorabili tra angherie e bullismo.

I protagonisti di questa storia che ci catapulta indietro nel tempo, mostrandoci alcune delle svolte più importanti della storia italiana dei diritti delle donne, sono tanti, eppure pochi.

Abbiamo Veronica, che è iscritta all’istituto cattolico ma che si discosta presto dai suoi insegnamenti per inseguire la strada del femminismo; abbiamo Agnese, suora omosessuale che va via dal convento a causa di un amore finito proprio tra quelle mura tetre e fredde e si rifà una vita; e abbiamo Isabella, che pensò di prendere i voti per amore della stessa donna che ferì proprio Agnese ma che alla fine si imbriglia in un matrimonio non troppo voluto. Tutte sono umane, tutte fanno errori e tutte, sebbene in modo consono al proprio carattere, riescono a combattere per ciò che vogliono. Sono donne di roccia, ben consapevoli delle proprie fragilità – che sono un punto di forza e non di debolezza – e pronte a mettersi in gioco. Tramite i loro occhi, vediamo un mondo, quello di allora, dove il marcio non sempre veniva visto come tale ma dove, anche, si amava proprio come adesso, con fervore e desiderio… Un mondo dove, nonostante tutto, le persone combattevano per quello che ritenevano giusto.

Abbiamo parlato delle tre protagoniste principali ma c’è anche Luigi, tormentato dai bulli e non ancora consapevole della propria omosessualità; c’è Franca, vittima di una famiglia retrograda; c’è Michela, che rende le persone succubi del suo carisma e delle sue belle parole; abbiamo la Madre superiora con il suo ostinato antifemminismo e quei capelli che si strappa per l’angoscia di aver difeso cose aberranti in nome della Santa Chiesa; abbiamo Don Cirillo, prete pervertito che pare – almeno all’inizio – non pagare per le sue malate azioni; abbiamo Piero che si becca la silicosi lavorando come un mulo e che si batte affinché i suoi ex colleghi non muoiano così; abbiamo Leda, sua pacata e buona moglie; abbiamo Elena, altra anima in pena per la persona sbagliata.

Sì, ci sono tanti nomi, in questo libro.

Tutti hanno una storia, tutti hanno un perché. Nessuno sembra fuori posto, in questo circo di anime.

La Saccalupi è stata bravissima a creare un mondo dove potersi immergere totalmente, senza se e senza ma. Dove fare nostre cose che, grazie al cielo, non ci appartengono – perché si deve imparare a conoscere il nemico per poterlo contrastare. Dove tornare indietro a tempi diversi, quando la giustizia non sempre era giusta – oddio, forse nemmeno adesso è così – e dove anche per cose piccole bisognava usare unghie e denti. Dove, ahimè, si sono messe le basi di lotte ancor non finite – come quella che vuole l’uguaglianza di donne e uomini. L’ho letto tutto d’un fiato con, in petto, un’angoscia che sciamava e tornava all’attacco. E ho sospirato con i personaggi e con loro mi sono innamorata e mi sono ritrovata disillusa. In questo, il mondo non è cambiato: le promesse disattese creano un vuoto nel cuore molto difficile da colmare. E ho anche gioito quando le cose si mettevano per il verso giusto. Perseverare: dicono sia la chiave per la serenità. Ecco, alcuni lo sanno fare e lo sanno fare molto bene, anche.

Del tutto promosso. La scrittura limpida della Saccalupi e i capitoli brevi ne fanno una lettura molto scorrevole, nonostante l’importanza degli argomenti trattati. Non si dilunga, l’autrice, né liquida le cose con fretta. Si prende il suo tempo, ci dà il modo di comprendere tutto, di provare empatia per i personaggi, di essere tristi e allegri con loro e per loro. Cinque stelle meritatissime!

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