Recensione: “IL LATO SBAGLIATO DEL CIELO” di Laura Baldo – ed. Arkadia

IL LATO SBAGLIATO DEL CIELO di Laura Baldo è sicuramente un capolavoro. Vi invito a leggere la recensione che non sarà mai all’altezza del romanzo. Grazie ad Arkadia e all’autrice per le copie omaggio.

Data di uscita: 11 febbraio 2021
Titolo: Il lato sbagliato del cielo
Autrice: Laura Baldo
Editore: Arkadia
Prezzo: cartaceo 16 euro (presto anche ebook)
Genere: romanzo storico

Trama

Rainer è un giovane soldato delle SS. Di stanza a Varsavia viene colpito da un ordigno e inviato, dopo la convalescenza, come guardiano nel lager di Flossenbürg. E qui il destino vuole che incontri Lucjan, giovane prigioniero che, proprio nella città polacca, è stato artefice del suo ferimento. Sarà lui a ricordargli, in un momento di profonda sfiducia e amarezza, che in quei frangenti era stato un eroe e aveva salvato un bambino. Rainer non ricorda l’episodio, ma il partigiano sì, e questo basta perché ai suoi occhi diventi una sorta di angelo custode. Giorno dopo giorno tra i due nasce un sentimento di rispetto che si tramuta in amicizia e, quando Lucjan riesce a fuggire, Rainer viene incaricato insieme ad altri soldati di catturarlo. Sarà il momento della svolta. Rainer dovrà finalmente decidere da che parte stare, se continuare ad appoggiare un regime assassino e crudele o schierarsi dalla parte dei giusti.
Estratto/incipit:
“Anche gli angeli caduti, mentre giacciono nel fango, possono ancora contemplare la gloria delle stelle, e pensare che un giorno vi faranno ritorno”. La frase rimbalza per la mente di Rainer fin da quando si è alzato, per quanto si sforzi di ricordare da dove provenga. Gli pare che appartenga alla sua infanzia, a uno dei libri illustrati di suo fratello, o forse a uno dei sermoni di Padre Brandt, le ultime volte che è stato in chiesa.
Scrolla le spalle, e un alito gelido gli si infila nel colletto dell’uniforme, facendolo rabbrividire e sbattere con forza le palpebre. Torna a mettere a fuoco il campo davanti a lui, che mostra da solo tutta l’insensatezza di quella frase. Lui ha visto le stelle cadere a una a una, ogni stella un angelo, ogni stella un frammento della bontà del mondo che svanisce. Finché non è calato il buio, e non è rimasto alcun paradiso a cui tornare.

È davvero strano di come un “appellativo” possa dare due connotati diversi alla stessa persona. Di Rainer dicono…

«Ah, adesso mi ricordo, mi pare di aver sentito uno dei vecchi chiamarlo “angelo della morte”, e di aver pensato che con un soprannome così doveva essere particolarmente spietato. Ma a me non è sembrato»

Per tutti, nel campo di concentramento di Flossenbürg, Rainer è l’angelo della morte; non è dello stesso avviso Lucjan che ha assistito a un gesto eroico del tedesco, quando egli stesso avrebbe potuto togliergli la vita.

La storia risale a qualche mese prima, a Varsavia, città natia del ragazzo. Lucjan si batte per la libertà del proprio popolo mentre Rainer è dalla parte opposta, un militare delle SS. Il polacco, già a suo agio con le armi, sgancia…

«Eri lì… Eri tra i rivoltosi. Io ho visto la granata esplodere. […] Come mai ti ricordi di me?»

«Ti ho visto scattare all’ultimo momento per salvare quel bambino. […] Lo conoscevo, era figlio di una donna del mio quartiere.»

Lucjan è convinto che un uomo che salva un bambino – specialmente se rappresenta il nemico –, non può essere definito l’angelo della morte; ciò sarà confutato dalle azioni del soldato all’interno del campo lavoro. Infatti, Rainer non è uscito indenne da quell’incidente, e l’evidente zoppia gli ha precluso l’azione facendogli guadagnare il ruolo di guardiano. Ruolo che ricopre fin troppo bene, in difesa dei più deboli, in special modo di Lucjan. Tuttavia, dopo i chiarimenti tra i due, inconsapevolmente Rainer per il polacco si trasforma davvero in un angelo custode, con i pasti passati di trafugo o consigli su come muoversi e da chi guardarsi le spalle…

Il soldato non avrà, a sua volta, vita facile, continuamente monitorato da Krüger che mostra una sorta di ossessione nei suoi confronti; ricatti e giochi di potere verranno messi in atto dal superiore nei confronti di Rainer… e un piano “diabolico” per i dopo Flossenbürg.

Intanto Lucjan e i suoi compagni pianificano una fuga, intercettata da Krüger. Quest’ultimo però non aveva calcolato che Rainer alla fine decidesse di abbandonare il dovere seguendo la coscienza, che lo porterà a disertare, diventando un fuggitivo nazista. Potete immaginare cosa significhi ciò, nel momento che le truppe americane sono arrivate in terra tedesca? Il führer non ha più i consensi del popolo; la gente, spaventata, auspica la libertà. Rainer e Lucjan si incamminano verso Monaco, e il giovane polacco porta nel cuore una promessa fatta al compagno di viaggio…

Senza dubbio avete di fronte la recensione più difficile di questo 2021, perché definire capolavoro tale romanzo è riduttivo. È dato di fatto che la scrittura di Laura Baldo sia unica come le ricerche approfondite con cui delizia il lettore, ma Il lato sbagliato del cielo è capace di mostrare ciò che la storia non può. Mille documentari ci raccontano della guerra, come chi ha avuto la fortuna di sentire narrare delle brutture di quel periodo da un nonno o un conoscente. L’autrice ci parla dei tormenti di chi si trova dall’altra parte, né per vocazione né per necessità, ma forse per fare la cosa – che in quel momento – sembrava giusta… fino a che non si è presa coscienza di cosa avveniva all’interno del campo di concentramento.

Il Lavoro rende liberi, una frase – apposta sul cancello di ingresso del lager – che fa ridere, piangere e indignare; chi come me vi ha fatto visita può capire. Era un capodanno come tanti fuori porta, quell’anno avevo scelto Monaco, soprattutto per Dachau. Una mattina fredda, dove un leggero manto nevoso rendeva l’ambiente “magicamente” tetro, a rallegrare un solo istante la permanenza, è stata la corsa di uno scoiattolo su di un albero… il resto, il NULLA. Silenzio, tristezza, ricordi, volti e abiti – nel piccolo museo – di chi ci ha lasciato la vita; ho visto le “docce” e ho immaginato tanti corpi nudi arrivati fin lì con l’inganno e non tornare mai indietro… Nomi che non hanno avuto importanza per chi ha portato avanti un’ideale ignobile, ma che hanno creato voragini nella vita di chi è restato.

Laura Baldo ci racconta di una storia di amicizia, nata su un terreno minato dall’odio; non c’erano i presupposti di alcun tipo di rapporto tra un SS e un partigiano, eppure il cuore puro di Rainer è andato oltre un attentato, a una divisa impenetrabile, ai segni che il gesto del suo protetto gli ha lasciato addosso. Anche Lucjan, incredulo, non si è fermato a osservare; a suo modo ha saputo contraccambiare ciò che dal tedesco ha ricevuto.

«Se anche gli angeli custodi esistono, forse non sono io il tuo, ma tu il mio. Ci hai mai pensato?»

… e poi, lacrime, le mie!

Tutto perfetto, sublime – seppur a tratti crudo –, reale e profondo. Ho adorato i due personaggi, come è riuscito a farsi spazio nel mio cuore quel pazzo di Krüger. Una psicologia complessa, che mette ancor di più in luce la bravura dell’autrice. Un comprimario che non assomiglia a nessuno di conosciuto, anche se a tratti ne scorgo il lato genuino del Dottor Lessing, di “La vita è bella di Benigni”. In certi frangenti – immagino – si diventa egoisti, non ci si cura di null’altro oltre al proprio benessere, alla stessa sopravvivenza; se nel personaggio filmico si percepisce un opportunismo ludico nei confronti del protagonista Guido, Krüger con le sue pretese dimostra un altro modo di “sentirsi solo”; entrambi i personaggi cercano consolazione in una realtà deformata dall’odio. Magari mi prenderete per pazza per questa sorta di simpatia, per avermi suscitato una nota romantica, di solitudine…

«Sai, Rainer, i tuoi occhi… Sembrano più azzurri, più luminosi.»

«Forse è perché ora ho uno scopo.»

«No. È perché hai ricordato chi sei.»

Il romanzo ha un finale inaspettato, che amo perché non scontato; riflettendoci è un puramente realistico e non romanzato. Non posso dire altro, vi confermo soltanto che Rainer è davvero l’angelo che ha sempre creduto Lucjan; l’amico fedele, il compagno di vita che Ilse non smetterà mai di desiderare. Rainer sarà il personaggio che merita di essere ricordato, tatuato sulla pelle e nel cuore. Ringrazio Laura per questa meraviglia, e per aver intravisto delle ali che non so se meritare…

P.S. Piccola nota personale e romantica. Il mio primo tatuaggio è stato un bucaneve, simbolo di un romanzo che amo alla follia e che per me, in un momento delicato della vita, ha rappresentato la rinascita. Da oggi quel bucaneve avrà un nome: Rainer. Cara Laura, lui è davvero l’angelo – e questo un segno del destino –, e ti prometto che, una volta usciti dalla pandemia, farò incidere il suo nome vicino a quel bellissimo fiore.

«Il ragazzo ha scovato in un angolo umido all’ombra del muretto qualche bucaneve, che strappa e adagia sulla terra smossa. Recita una breve preghiera polacca, una che parla di angeli custodi, con grandi ali di luce a proteggere il sonno degli innocenti.»

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