CINEMA, SERIE E TV – “LA REGINA DEGLI SCACCHI”

Dopo essersi accaparrata, ai Golden Globe, il premio per Miglior miniserie o film televisivo e assegnato a Anya Taylor-Joy il riconoscimento come migliore attrice in una miniserie o film televisivo, A libro aperto proverà a convincere i pochi che ancora non hanno visto questa meraviglia: LA REGINA DEGLI SCACCHI. 

La serie di Netflix è suddivisa in sette avvincenti puntate; la storia trae spunto dall’omonimo romanzo di Walter Tevis, The Queen’s Gambit, Il gambetto della Regina. (Il gambetto è un’apertura del gioco degli scacchi). Diciamo che io adoro più il titolo italiano “La Regina degli scacchi”, per l’appunto, che è eloquente e “d’acchiappo” anche per chi non mastica le regole di questo complicatissimo gioco.

Ma avviciniamoci alla scacchiera, ops, alle vicende di Beth Harmon.

La serie si avvale di un piccolo espediente, volto ad attrarre di più rispetto al tetro ambiente dell’orfanatrofio; diciamo che questa è la prima piccola differenza con il libro, ma ne parleremo più avanti, in un articolo integrativo.

Siamo a poco più della metà carriera della scacchista, nel 1967 a Parigi, nell’incontro con l’uomo più temibile e detentore del titolo mondiale, Borgov. Immaginerete, come ogni trama richiede, che non sia il momento, ancora, del lieto fine o di una schiacciante vittoria… per cui in momenti di difficoltà si iniziano a percorrere gli episodi clou della vita, negativi e positivi, fino a tirare le somme. Quindi, torniamo all’inizio…

Beth sopravvive miracolosamente a un incidente stradale, dove però perde la madre. Non ha un’infanzia felice, non conosce il padre e il nonno le viene presentato come un errore. Sapremo poi che apparteneva a una famiglia molto ricca ma che si è poi ritrovata a vivere in una roulotte… quindi l’orfanotrofio non sarà poi tanto male, seppur non abbia più una famiglia materna. Ma Beth è introversa, silenziosa, schiva; ed è pure un genio, con un quoziente intellettivo molto superiore alla media. Se ne accorgerà anche Shaibel, e gli bastano ben poche “mosse”. Il loro incontro è avvenuto quando è dovuta scendere nel seminterrato e ha visto il custode alle prese con…

«Come si chiama quel gioco?»

«Torna dalle altre»

«Io non gioco con quelle lì, voglio sapere come si chiama quel gioco»

Bastano poche parole per tracciare la psicologia di Beth, che d’ora in poi non vuole circondarsi più di nessuno, tranne Jolene, le pillole verdi, e il suo nuovo amico con la scacchiera. Qualcuno la nota, grazie a Shaibel, le vengono aperte le porte per il primo torneo amatoriale scolastico, ma tutto viene perduto quando cede a un momento di follia e ruba i tranquillanti che l’aiutano nella concentrazione. Inizia la dipendenza della ragazzina, che durerà per troppi anni…

Un bel giorno, quando ormai non credeva fosse possibile, abbandona l’unica amica mai avuta per la sua nuova famiglia, gli Wheatley. Non trova amore, ma il bisogno di compagnia di una donna frustrata, per un marito che non c’è mai. Con la poca libertà acquisita, scopre di un torneo e si imbatte in quei tranquillanti, che ora necessitano alla sua nuova madre. Beth inizia a rivedere gli schemi sopra di lei, si sente potente e si iscrive a un torneo grazie ai dieci dollari prestati dall’amico Shaibel. Si batterà contro dei grandi campioni e lei lì sconfiggerà tutti, compresi Townes e l’imbattuto Beltik.

Alma inizia a vedere in sua figlia una fonte di guadagno, soprattutto perché è difficile tirare avanti dopo l’abbandono del marito. Cominciano così i tornei seri, con vincite cospicue, in cui Beth riconosce alla madre un 15%, rispetto al 10% chiesto dalla donna. Tra le due nasce un’intesa particolare, non più fatta di interesse, ma di vero affetto… e pronunciare mamma, per Beth, sarà sempre più semplice. Nel frattempo, la ragazza diserta sempre di più la scuola e inizia a pensare di studiare il russo per affrontare in terra straniera il temibile Borgov. Cosa vi ricorda questo nome?

Non entriamo nello specifico delle gare, ho cercato di presentarvi il più possibile Beth e i personaggi principali per permettervi di comprendere gli incastri successivi. Ma a un altro evento incontrerà Benny Watts, altro temibile avversario, capace di stimolarla tirandole fuori i punti deboli grazie agli errori commessi nel passato. Un’amicizia che sarà fondamentale per Beth, come Beltik e Townes. Fa sorridere, vero, come essendo stati stracciati (tranne uno fino a questo punto, e non è difficile comprendere!) da una ragazzina – da questa ormai donna –, pendano tutti dalle sue labbra… chi per amicizia, ammirazione o invaghimento, sappiate che questi tre uomini li amerete alla follia nel sorprendente finale. Ma ora, come posso condurvi fin lì, senza farvi del male con uno sporco spoiler?

«Sono qui perché tu hai bisogno che io sia qui, le famiglie lo fanno.»

Beth rimarrà di nuovo sola, in una casa troppo grande e da riscattare; e la mente non è lucida, troppo dipendente da alcol e pastiglie. Ma gli amici veri, come si dice, si fanno vedere nel momento del bisogno e da qui assisterete a un’escalation pazzesca! Benny, Beltik e soprattutto l’angelo nero Jolene l’aiuteranno a uscire da quella bolla fatta di dipendenze e solitudine… e si ritroverà di nuovo faccia a faccia con Borgov, ma questa sarà un’altra storia!

Beth non è solo la protagonista di una bella storia a lieto fine, di una ragazza che ha realizzato tutti i suoi sogni; la Harmon rappresenta la rinascita, la seconda possibilità quando tutto sembra perduto. Nella scena finale la vedrete sorridente, tutta vestita di bianco, e ho pensato: “ecco la purezza, colei che si è lasciata dietro i fantasmi e ha fatto pace con la sua vecchia vita”. Beth non ha potuto salutare il vecchio amico Shaibel ma gli ha mandato attraverso un giornale il suo grazie, pregando che questa volta quel nome venisse scritto. Non si è dimenticata mai di chiunque si sia imbattuta lungo il suo cammino e ha ridato tutto ciò che ha ricevuto. Non si è fermata mai a guardare dentro sé cercando la ragazza meravigliosa che gli altri vedevano, ma quando l’ha compreso è diventata semplicemente se stessa, seduta a un tavolo dicendo:

«Giochiamo»

E ora, voi andate a recuperare la serie – se l’avete persa – oppure lasciate un commento e ci confronteremo! Datemi qualche giorno e tornerò con la recensione del romanzo e quanto promesso!

A presto, la vostra Maika.

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