Recensione: NEL RUGGITO DELLA SPIAGGIA SCOSSA DALLE ONDE di Edgar Allan Poe, a cura di Mauro Cotone – ed. Haiku

La bravissima Laura Baldo ci parla di NEL RUGGITO DELLA SPIAGGIA SCOSSA DALLE ONDE di Edgar Allan Poe, a cura di Mauro Cotone, ed. Haiku Edizioni

  • Titolo: NEL RUGGITO DELLA SPIAGGIA SCOSSA DALLE ONDE (ANTOLOGIA PIRATA) di Edgar Allan Poe
  • A cura di Mauro Cotone
  • Autore: Edgar Allan Poe
  • Editore: Haiku Edizioni
  • Data pubblicazione: 29 marzo
  • Pagine: 142

Trama

Edgar Allan Poe, tra moltissime tematiche trattate, non seppe resistere al fascino inquietante del crimine e delle storie piratesche. Diversi sono i racconti e le poesie dall’animo tipicamente “losco” dell’autore americano perfettamente inerenti alle storie fin qui presentate all’interno della collana Settemari, tra cui un racconto straordinario come “Lo scarabeo d’oro”, del 1843, che descrive il ritrovamento del tesoro del pirata William Kidd (1645-1701), personaggio storico a cui lo stesso Daniel Defoe dedicò un intero capitolo della sua opera (nel secondo volume della Storia generale dei Pirati). Questa è una sorta di mini-antologia, tesa a dare in poche pagine un quadro il più completo possibile della poetica di uno dei più grandi e influenti scrittori americani.

Copia digitale gentilmente fornita dalla CE in cambio di una recensione onesta

Questo libro mi ha attirata subito, perché adoro Edgar Allan Poe, ma anche per lo spirito della collana in cui è inserito, il cui scopo è raccogliere classici della letteratura inglese controversi, soprattutto per temi e personaggi: pirati, banditi, avventurieri.

Poe ne fa parte non solo per la sua produzione letteraria ma per la sua stessa vita, precaria e sempre ai limiti: della società, della ragione, del buon senso. È uno di quegli artisti “maledetti” a cui il genio ha portato ben poca fortuna e felicità in vita, spesso a causa dell’incapacità di restare dentro le righe di una società che stava loro troppo stretta. Eppure da questa antologia emergono aspetti sorprendenti dell’autore, come il pensiero lucido e deliberato dietro ogni singola scelta narrativa, che ai lettori ignari può apparire invece casuale o ispirata.

Alcuni dei testi scelti li conoscevo già, ma li ho riletti volentieri, perché il grande pregio dei classici è proprio che non finiscono mai di trasmettere il loro messaggio, e che esso può cambiare a seconda del momento in cui li incontriamo.

Quand’ero più giovane coglievo soprattutto l’effetto emotivo di inquietudine e malinconia dei suoi racconti. Ora, da aspirante scrittrice, riesco a intravedere un barlume della tecnica con cui questo effetto viene ottenuto. Riuscire a imitarla è un altro discorso, soprattutto perché i tempi sono cambiati. I gusti di metà ottocento non sono più i nostri, ma proprio per questo è sorprendente rendersi conto di come capolavori scritti un secolo e mezzo fa mantengano intatto il loro potere di affascinare e coinvolgere. Racconti come Il cuore rivelatore o Il gatto nero restano a tutt’oggi pietre miliari del genere gotico, immancabili nel bagaglio di letture di ognuno, ma soprattutto in chi volesse cimentarsi a scrivere storie di suspense o di paura.

La sua produzione è stata però molto vasta e varia — comprendendo anche saggi, storie di avventura e i primi gialli moderni — e quella che è stata raccolta qui è solo una piccola parte, utile a darcene una visione d’insieme e magari a farci desiderare di approfondirla.

Ho trovato interessante (anche se per molti versi spiazzante) l’inserimento dell’analisi critica che lo stesso Poe fa della sua poesia più conosciuta “Il corvo”. L’assoluta freddezza matematica dietro la composizione di quella che ci appare un’opera spontanea dettata da una malinconia reale, lascia talmente spiazzati da farci dubitare della parola dell’autore, da far sospettare che abbia razionalizzato a posteriori dei processi creativi in gran parte inconsci. Pur tenendomi il dubbio (legittimo, vista la vita travagliata di Poe e la sua necessità forse di stupire, di crearsi una fama di autore solido, capace e autorevole), resta una testimonianza estremamente preziosa, che non conoscevo.

Dell’antologia fanno parte, oltre a due bellissime poesie, con versione originale (che per chi conosce l’inglese è da preferire, perché si possono apprezzare tutti gli espedienti ritmici usati), alcuni dei suoi racconti più belli e più noti. Il più lungo (e quello che forse più si attaglia allo spirito “piratesco” della collana) è Lo scarabeo d’oro. Una storia avventurosa di apparente follia, come è comune in molti altri suoi racconti, ma che alla fine si svela del tutto razionale.

Ora, commentare un maestro come Poe sembra quasi ridicolo, ma è un racconto molto bello, che una volta tanto fa seguire all’inquietudine e al dubbio (quest’uomo sarà pazzo oppure no?) un finale positivo, dove gli enigmi posti durante la storia vengono spiegati. Uno dei tanti esperimenti dell’autore, sempre in bilico tra la mente razionale e gli impulsi più oscuri e incontrollati dell’essere umano.

La raccolta dà un’idea esaustiva del genio e della duttilità dell’autore, della sua capacità di spaziare dalla prosa alla poesia al saggio critico, dal terrore alla malinconia, dalla follia più insensata al raziocinio più minuzioso.

Ciò che per me emerge con forza qui, nonostante il tentativo di razionalizzazione estrema, è la grande profondità emotiva di Poe, l’abisso insondabile delle emozioni che pervadono i suoi scritti: l’angoscia, la perdita, la paura, la rabbia, il senso di colpa. Forse se fosse vissuto di più (morì a soli quarant’anni) avrebbe trovato il modo di accettarli come parte essenziale e felice della sua produzione artistica, e di superarli grazie a essa, e magari di trovare ancora nuove e diverse ispirazioni. Ma questo è in fondo il problema di molte menti geniali: hanno dentro semplicemente troppo, e il peso di quel troppo spesso finisce per distruggerle anzitempo.

Consiglio caldamente la lettura dell’antologia, per scoprire o riscoprire uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi, o anche solo per spaventarsi, stupirsi ed emozionarsi grazie alle sue storie.

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