Recensione: “LA RAGAZZA DAI SETTE NOMI. LA MIA FUGA DALLA COREA DEL NORD” di Hyeonseo Lee (con Davide John) – ed. Mondadori

La nostra Gina Laddaga ha scelto di parlarci di “LA RAGAZZA DAI SETTE NOMI. LA MIA FUGA DALLA COREA DEL NORD” di Hyeonseo Lee (con Davide John) – ed. Mondadori.

  • Titolo: “La ragazza dai sette nomi. La mia fuga dalla Corea del Nord”
  • Autore: Hyeonseo Lee (con Davide John)
  • Editore: Mondadori
  • Genere: Biografia
  • Pagine: 350
  • Prezzo: € 20,00 (cartaceo – al momento non disponibile) – € 9,99 (ebook)

Trama

Come tutti i bambini cresciuti nella Corea del Nord anche Hyeonseo Lee pensa, che il suo paese sia “il migliore del mondo”. È una “brava comunista”, studia le gesta leggendarie del Caro Leader Kim Il-sung, partecipa alle coreografie di massa organizzate dal Partito e crede che la Corea del Sud, l’acerrimo nemico, sia un paese poverissimo, pieno di senza-tetto, dove la gente muore per le strade e gli odiati yankee si divertono a prendere a calci bambini e disabili. Per lei, proveniente da una famiglia della classe media “leale” nei confronti del regime, le cose cambiano all’improvviso quando, nel 1994, la Corea del Nord viene sconvolta da una terribile carestia. È allora, nel vedere molti suoi connazionali morire di fame o sopravvivere a stento cibandosi di erba, insetti e corteccia d’albero, che Hyeonseo, appena diciassettenne, comincia a interrogarsi sulla reale natura del proprio paese e a dubitare delle verità confezionate dalla propaganda. Ed è allora che si accorge che al di là del confine, in Cina, poco lontano dalla sua casa di Hyesan, le luci non si spengono mai. E che forse, dall’altra parte del fiume ghiacciato, un’altra vita è possibile. Comincia così la storia di una rocambolesca fuga da una dittatura spietata e corrotta, una fuga che la porterà dapprima a vivere da illegale nella Cina del tumultuoso sviluppo economico, e in seguito a Seul, la capitale del Sud, dove riuscirà a condurre la sua famiglia dopo un avventuroso viaggio di oltre duemila chilometri attraverso il Sudest asiatico.

Ho iniziato a leggere questo romanzo per curiosità, in quanto essendo amante della Corea del Sud e di tutto ciò che riguarda il mondo coreano, volevo ampliare il mio bagaglio personale anche verso il Nord di questo Paese. Essendo affascinata dalle luci e ombre del kpop e dei kdrama, volevo aprire una finestra anche su quella parte di Corea che è in eterna lotta con parte del suo stesso Stato. È il primo libro che leggo su questo argomento e sono certa che non sarà l’ultimo.

La protagonista e voce narrante è Hyeonseo Lee, una donna nordcoreana che ha vissuto nel suo Paese fino al 1997, quando molto giovane scappa dal Nord della Corea, inizialmente per curiosità, diventando davvero una fuga. Oggi è sposata con un occidentale e vive negli Stati Uniti; è attivista e portavoce per i diritti umani dei rifugiati nordcoreani.

Essendo una storia vera quanto viene descritto colpisce ancora di più perchè, parola dopo parola, il lettore comprende quanto sia difficile vivere in un regime dittatoriale come quello della Corea del Nord. Pagina dopo pagina si comprende quanto noi, rispetto a questa popolazione, siamo fortunati a essere nati in Occidente.

Eppure chi nasce nella parte nord della Corea crede che il suo Stato sia giusto, perfetto, e che tutto quello che c’è oltre il confine sia errato, imperfetto, soprattutto il Sud Corea e il Giappone.

Per capire al meglio questa mentalità e come la protagonista riesce a cambiare la sua visione della vita, il romanzo è diviso in 3 parti: la prima – Il paese più grande del mondo – ci fa conoscere una giovanissima Hyeonseo, la sua vita, quella della sua famiglia composta da padre, madre e fratello minore, e quella del popolo nordcoreano; la seconda – Nel cuore del drago – ci racconta la prima fuga della protagonista in Cina, dopo aver varcato il confine attraversando un fiume ghiacciato; la terza e ultima – Viaggio nelle tenebre – ci narra l’arrivo a Seoul e la scoperta di un mondo totalmente differente da quello che veniva inculcato nel paese natale.

Hyeonseo, attraverso le diverse fasi della sua vita, ci racconta com’è vivere in uno Stato totalitario con regole ben precise che tolgono quasi del tutto la libertà di scelta, di parola, di azione. In Corea del Nord esiste un sistema di caste che si chiama Songbun che suddivide le famiglie in leali, incerte, ostili. Naturalmente chi fa parte di quest’ultima casta sarà punita e ridotta, passatemi il termine, al pari della schiavitù.

Fin da infanti, a scuola, i bambini nordcoreani vengono indottrinati in base alle regole ferree del regime dove il “Grande leader” viene messo al pari di un dio.

Tutti i nordcoreani devono portare sugli abiti una spilla, fornita dal governo, con raffigurati il Grande leader Kim Il-sung e suo figlio, il Caro leader, Kim Jong-il. Pensate che il giorno del compleanno di Kim Il-sung è festa nazionale in Corea del Nord. Inoltre ogni casa deve avere due ritratti dei leader affissi alle pareti, nella parte più alta della stanza principale, e devono essere puliti con un panno speciale sempre fornito dal governo.

Queste sono solamente alcune delle regole – che vengono fatte passare come tradizioni – a cui un buon nordcoreano deve sottostare.

“La mia curiosità era sempre stata più grande della paura; certo, una caratteristica poco consona alla Corea del Nord, dov’è la paura a tenerti i sensi all’erta e a mantenerti in vita. Una parte di me sapeva bene che varcare la frontiera con la Cina era molto rischioso e poteva avere conseguenze serie, e non solo per me.”

A 17 anni decide di entrare illegalmente in Cina e dovrà affrontare innumerevoli ostacoli per riuscire a stabilirsi in quel Paese, anch’esso governato da rigide regole ma non alienante come il Paese che ha lasciato. Sul suo cammino incontrerà molte persone, sia oneste che meno, che in cambio di denaro, ma anche solo per affetto sincero verso la ragazza, l’aiuteranno a restare in Cina, a trovare un lavoro degno di questo nome, a maturare, a studiare, a capire che il mondo è immenso così come la curiosità della nostra protagonista.

«Allora hai un problema.»

«Quale?»

«Mettiamola così. Se non paghi, ti rimandiamo nella Corea del Nord.»

Hyeonseo ha sempre saputo che la sua scelta di fuggire avrebbe portato se stessa verso dolorose conseguenze, ma la cosa che più la faceva stare male era cosa avrebbe potuto subire la sua famiglia. Dopo la morte del padre, il quale era il collante della famiglia verso il credo nordcoreano, la mamma e il fratellino di Hyeonseo hanno imparato a sopravvivere, creandosi un proprio lavoro illegale agli occhi del North Korea, ma giusto per loro due. Il pensiero di andare contro il Regime, anche solo per poter avere soldi in più, penso abbia aiutato i due a mantenere le distanze dalla dittatura, mantenendo le loro menti aperte e facendo sì che, un giorno, avrebbero trovato il coraggio di raggiungere la loro figlia/sorella.

Chi sono io, sono forse nordcoreana? È là che sono nata e cresciuta. Oppure sono cinese? È là che sono diventata adulta. O sono sudcoreana? Il mio sangue è lo stesso che scorre nelle vene della gente di qua, apparteniamo alla stessa etnia. Ma basta una carta d’identità a fare di me una sudcoreana?

Durante la sua fuga, Hyeonseo si ritrova a vivere in diverse parti dell’Asia, ad affrontare diverse situazioni, a dove cambiare sette volte il suo nome per tentare di trovare la sua vera identità.

Ho apprezzato tantissimo questo romanzo, non solo perché mi ha fatto conoscere nello specifico una situazione attuale che milioni di persone si trovano a dover affrontare, ma soprattutto per la forza che questa ragazza ha avuto nel vivere in un mondo che le avevano insegnato essere il male.

Anche se non siete amanti della cultura asiatica, vi consiglio di leggere questo romanzo perché vi farà capire la fortuna che abbiamo e come si dovrebbero affrontare le avversità della vita perché, come recita un detto coreano:

고생 끝에 낙이 온다 (Gosaeng kkeute nagi onda)

“Alla fine delle difficoltà arriva la felicità.”

Gina.

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