Recensione: “NUOVE MAPPE DELL’APOCRIFO” di Luigi Pachì – ed. Delos Digital

Simona La Corte continua l’avventura sulle tracce di Sherlock Holmes, affidandosi alle nozioni precise di Luigi Pachì con NUOVE MAPPE DELL’APOCRIFO.

Quarta di copertina

Giallo – Saggio

Collana a cura di Luigi Pachì

Un percorso tra autori internazionali e nazionali di apocrifi sherlockiani  oltre duecento  proposto da uno dei principali cultori di questo argomento

Un libro studiato appositamente per tutti gli appassionati del grande detective di Baker Street e per chi voglia avvicinarsi agli apocrifi sherlockiani, sia per leggere quelli più meritevoli, sia magari per provare a scriverne. Un percorso tra autori internazionali e nazionali proposto da uno dei principali conoscitori di questo argomento: Luigi Pachì. Direttore da oltre vent’anni della Sherlock Magazine, editor di collane librarie come Odissea Mystery, Baker Street Collection, Sherlockiana, Sherlockiana Saggi, Sherlockiana Investigazioni e consulente editoriale fin dalla sua nascita del mensile Il Giallo Mondadori Sherlock, in questa sorta di vademecum Luigi Pachì propone i migliori autori e casi holmesiani da loro trattati nei romanzi e racconti apocrifi usciti in Italia negli ultimi anni. Non manca una sostanziosa parte iniziale dove si affrontano i seguenti temi: Il Canone sherlockiano e il suo universo; Arthur Conan Doyle e il ruolo dell’omicidio nel Canone; Sherlock Holmes: profilo del detective per antonomasia; Il professor Moriarty, la nemesi di Sherlock Holmes; La polizia e le forze dell’ordine ai tempi di Sherlock Holmes; La Londra vittoriana di Sherlock Holmes; La classifica personale dei casi canonici secondo Arthur Conan Doyle; La datazione dei casi canonici; Alcune regole basilari per chi scrive apocrifi sherlockiani.

Carissimi lettori e appassionati dei racconti di Sherlock Holmes, ho avuto il piacere di leggere questo interessantissimo saggio di Luigi Pachì, direttore della Sherlock Magazine, editor di diverse collane librarie e consulente editoriale di Giallo Mondadori Sherlock. Già da questa breve presentazione dell’autore è facile capire che siamo dinanzi a uno studioso che conosce profondamente l’intera opera di Arthur Conan Doyle, che con il suo celebre detective ha ispirato molti autori.

Il saggio può essere considerato una sorta di vademecum per chi desidera approcciarsi alla scrittura di apocrifi e pastiche sherlockiani, una vera e propria guida di tipo sociologica, psicologica, politica e storica che permette di avere un quadro competo di tutto ciò che ruota attorno all’universo dell’abilissimo investigatore.

Il testo è suddiviso in quattro parti e comincia con una premessa importante dello stesso Pachì, che rimarca l’importanza di studiare tutte le sessanta storie contenute tra racconti e romanzi di Doyle per avere un quadro chiaro della loro struttura narrativa; successivamente, dichiara quanto sia necessario conoscere la famosa “detective formula” utilizzata dall’autore:

ovvero una serie di convenzioni standard che costituiscono un terreno comune tra autore e pubblico.

Queste strutture prestabilite creano un senso di familiarità da parte del lettore che riesce in questo modo a comprendere più facilmente il testo che si accinge a leggere.

Altro elemento importante, è il ricorso al narratore che è un personaggio all’interno della storia (il dottor Watson, appunto). Attraverso lui possiamo scoprire molto non solo sulle indagini, ma anche sul personaggio di Sherlock Holmes (il suo carattere, il suo modus operandi, e così via).

Il Canone sherlockiano previsto da Pachì non si ferma solo su questi punti, ma approfondisce anche altri aspetti: uno fra tutti è il “cliché della detective story”.

Il nostro esperto dice in merito:

Sebbene il cliché della detective story sembri consolidato, Sherlock Holmes, nelle sue sessanta storie, si posiziona controcorrente. Gli omicidi, a un primo sguardo, non sembrano giocare un ruolo importante nella trama.

In effetti, se ci riflettiamo su, il nostro investigatore è quasi sempre incaricato di ritrovare perle nascoste, indagare su fidanzate sparite, trattati derubati e quant’altro.

Ma come districarsi in questa fitta rete di storie? Come facciamo a estrarre i tratti peculiari del consultant detective creato da Doyle, se vogliamo scrivere un apocrifo o un pastiche?

Anche in questo caso, l’autore è stato chiaro: uno dei romanzi da tenere in considerazione su tutti è il romanzo Uno studio in rosso. La descrizione fisica di Sherlock Holmes è stata addirittura ripresa da Umberto Eco ne Il nome della rosa, oltre ad aver ispirato quella di molti altri personaggi dello stesso genere.

Come dicevo all’inizio, nel saggio si parla dello studio socio-politico del periodo vittoriano, quindi utile per chi desidera avere una panoramica completa delle strutture sociali della Londra dell’epoca, incluso anche la suddivisione del corpo di polizia.

A Londra c’era il corpo di polizia più avanzato, la Metropolitan Police (popolarmente detta Scotland yard). Era divisa in 22 branche che comprendevano 21 zone della città più la River, la polizia fluviale. La city invece era di pertinenza della City Police, indipendente dallo Yard.

Dove si colloca quindi il nostro consultant detective?

Ebbene, Homes non è né un agente di polizia, né un ufficiale delle forze dell’ordine. Lui lavora in maniera indipendente e ciò spiega il perché, talvolta, lasci liberi i delinquenti (se questi non sono coinvolti nelle sue indagini). Ma non è solo questo il motivo: spesso lui si erge a giudice e a consigliere, come accade in uno dei suoi racconti.

Questo suo ruolo ibrido e al contempo innovativo l’ha portato a essere interpellato molte volte dalla polizia e anche da diversi detective privati.

Alla fine di tutte queste analisi, Luigi Pachì ci offre una lunga lista di autori che si sono cimentati in apocrifi e pastiche sherlockiani, sottolineando quanto sia difficile e complesso mettere d’accordo tutti gli appassionati e, pertanto, rimanere fedeli alla figura originale del celebre investigatore.

Naturalmente, io ho fatto un semplice riassunto dei punti salienti del saggio, ma per scoprire in maniera più approfondita gli argomenti trattati ne consiglio la lettura. Badate bene che non si tratta di un’enciclopedia – lo stesso autore lo sottolinea nella sua premessa −, tuttavia, ho trovato questo testo abbastanza impegnativo e molto interessante per chi voglia studiare da autodidatta le opere di Arthur Conan Doyle.  

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