Recensione: “LO PSEUDONIMO” di Juls Way – ed. Words Edizioni

Lettura più che gradita per Enrico Pedace. Non siete curiosi di conoscere il suo pensiero su LO PSEUDONIMO di Juls Way, ed. Words Edizioni.

TITOLO: Lo Pseudonimo
AUTORE: Juls Way
EDITORE: Words Edizioni
GENERE: Romance storico/Edoardiano
FORMATO: Ebook (2,99) – Cartaceo (15,90)

RELEASE DATE: 19.04.2021

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Trama

«Andate in libreria e acquistate tutti i suoi romanzi. Voi li avete letti?»
«Che domande! Certo che li ho letti! Tutti leggono Montgomery!»

Londra, 1907

All’uscita del terzo libro di Mr Carl Montgomery, la città di Londra è in preda a una frenetica caccia all’autore, di cui nessuno conosce l’identità. Non è esente dal dibattito, suo malgrado, Mr Ezra Talbot, importante editorialista della rivista The Point, al quale viene proposto di scrivere un articolo che smascheri lo scrittore. Tra visite al museo, aste di quadri impressionisti, interviste, letture ad alta voce e rocamboleschi scambi di identità, Talbot si troverà invischiato in una intricata indagine, ricca di colpi di scena, in compagnia della sua bizzarra assistente, miss Frances Evans. Ma cosa succederà quando verrà rivelata la vera identità del misterioso Mr Carl Montgomery?

Copia digitale gentilmente fornita dalla CE in cambio di una recensione onesta

Una piccola perla. Questo è quello che mi viene in mente pensando alla lettura che ho appena terminato.

Juls Way è stata per me una piacevolissima scoperta, sebbene sia già al suo secondo romanzo con “Lo pseudonimo” edito da Words Edizioni. Si tratta di una storia meravigliosa che si sviluppa nel corso di un romanzo storico, ma che in realtà è molto di più. Ho, infatti, iniziato a leggere questo romanzo con molte aspettative che sono state ampiamente soddisfatte, facendomi scoprire una storia affascinante e intensa; una storia che potrebbe tranquillamente essere classificata come un grande Classico della nostra epoca, o meglio un grande classico scritto da un’autrice contemporanea e ambientata in un contesto storico.

Juls Way è riuscita a creare una storia dal fascino delicatamente irresistibile, in cui i richiami all’arte e alla letteratura sono costantemente presenti e si amalgamano dolcemente con una piccola dose di mistero, che rende intrigante quel tanto che basta l’intero racconto.

Ci troviamo a Londra, agli inizi del ‘900 e troviamo due protagonisti, seppur diversi tra loro, di grande spessore.

Troviamo Mr Ezra Talbot, giornalista e caporedattore di un importante giornale londinese, il “The Point” e Miss Frances Evans, segretaria dello stesso Talbot.

Come ho già detto, i due protagonisti sono apparentemente opposti e distanti anni luce tra loro, ma in realtà sono più simili di quanto possa sembrare. Talbot è un giovane uomo elegante che un po’ per i suoi modi di fare e un po’ per la storia che si porta dietro, comunica al lettore un’età maggiore di quella che in realtà l’autrice ha voluto attribuirgli. All’inizio del racconto appare come una persona autoritaria, integerrima e a tratti anche fredda, ma in realtà si scoprirà nel corso della lettura che è un uomo dall’animo buono e dal cuore tenero.

Miss Evans appare invece completamente opposta al suo datore di lavoro. Sciatta e un po’ imbranata si presenta come una ragazza trasandata che presta poco interesse alla cura della femminilità

“- Miss Evans, nel mio uffico- le ordinò

La giovane si alzò in maniera goffa e urtò la scrivania con il ginocchio rovesciando il portamatite e il calamaio. Subito si chinò per rimediare al terribile disastro, ma si macchiò il vestito e sbattè la testa contro il bordo ligneo del tavolo.

La redazione fu pervasa da risatine di scherno, Mr Talbot sbuffò e scosse la testa.

Seppure così diversi, entrambi portano nel loro cuore la ferita dell’abbandono e della solitudine, causate dalla moglie di Talbot che ha deciso di scappare a Parigi per darsi alla bella vita, abbandonando marito e figlia, e dalla famiglia di Frances Evans, che ha diseredato la propria figlia dopo l’annullamento del matrimonio per decisione della stessa Frances.

Questo loro aspetto in comune li porterà a comprendersi e a scoprirsi inseparabili collaboratori, come vuole la tradizione che vede l’investigatore Sherlock Holmes affiancato dal fedele Watson.

– Davvero? Sherlock e Watson? – chiese perplessa.

– Sì. Noi siamo più che colleghi di lavoro, e voi non siete solo la mia subordinata. Lavoriamo insieme tutto il giorno, spesso siete i miei occhi e le mie orecchie, a volte la mia coscienza. Voi siete…

Un’amica? – provò a completare la frase.

– Diciamo di sì –.

Il lavoro di Talbot come giornalista, affiancato dalla fedele Miss Evans, scorre “tranquillo” tra le vicissitudini della politica e l’economia inglesi fino a quando un giorno viene contattato da un’importante Signora della nobiltà londinese, Mrs Abernathy, per un incarico piuttosto insolito. Mr Talbot dovrà indossare per davvero i panni di Sherlock Holmes e investigare su un personaggio tanto misterioso quanto famoso: Mr C. Montgomery, l’autore che sta riscuotendo un inarrestabile successo a Londra, ma che nessuno conosce la vera identità. Montgomery, infatti, è solo uno pseudonimo, ed è l’unica informazione che il pubblico detiene. Il resto è pura fantasia che aleggia intorno a questo nome.

Ma perché nasce questa insensata caccia a un autore che desidera rimanere probabilmente in anonimato, vi starete chiedendo. Perché Mr C. Montgomery è semplicemente un genio. Con la sua scrittura richiama la purezza dei valori tradizionali di Jane Austen che si mescola velatamente con lo stile provocatorio e ardito di Oscar Wilde, al fine di irrompere nei principi di assoluto imperialismo di quella casta nobiliare che si sente disturbata da un irriverente scrittore

– Non avete ancora letto i suoi libri, vero?

– Non ne ho ancora avuto modo, sono onesto

– Bene. Sarò sincera, io non li apprezzo affatto. Dipingono la nostra società come un branco di gente incapace di agire e fare qualcosa di buono nella propria vita, se non quella di seguire pedissequamente le regole che ci sono state imposte

Avete paura della decadenza, milady?

Ritengo che solo un borghese, convinto che il mondo gli appartenga, possa scrivere di noi in questo modo –. Sorseggiò il suo tè.

Da qui iniziano una serie di colpi di scena che vedranno Ezra e Frances lavorare sempre più a contatto, per cercare di portare a termine un incarico che diventerà quasi un’ossessione.

La penna di Juls Way è meravigliosamente elegante, raffinata e capace di comunicare pensieri profondi e importanti con una morbida delicatezza, senza mai essere pedante o banale. In “Lo pseudonimo” i temi trattati ruotano attorno alla sfera sociale e in particolar modo attorno al ruolo delle donne in un contesto storico molto particolare.

Ho apprezzato moltissimo, infatti, la costruzione del personaggio di Frances Evans come donna che cerca di evadere dalla prigione sociale che la sua altolocata famiglia voleva costruire intorno alla sua vita, e ho apprezzato ancor di più la dolcezza e la raffinatezza con cui ha combattuto la sua battaglia personale.

E poi è impossibile non lasciarsi amabilmente divertire dalla personalità di Ezra Talbot, che con il suo voler essere a tutti i costi l’uomo autoritario, impenetrabile e “borbottone” risulterà, invece, simpaticamente impacciato e inevitabilmente buono.

Un romanzo super consigliato. Se “tutti leggono Montgomery e se ne innamorano” non potrete innamorarvi di Juls Way.

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