Blog Tour: “BLACK SAKURA” di Maria Antonietta Capasso- TRADIZIONI: JAPAN VS USA

Prima vera tappa di A libro aperto sull’affascinante romanzo di Maria Antonietta Capasso, una storia che espone tradizioni giapponesi, mafiose, prettamente sul suolo americano. Se siete curiosi di saperne di più, proseguite con la lettura dell’articolo.

Piuttosto azzeccata è questa tappa per un’otaku come me, anche se – ammetto – di non essermi mai approcciata così tanto al mondo della yakuza. Ovviamente so che è la mafia giapponese, ma tante peculiarità mi erano all’oscuro.

Come tradizione giapponese, non manca all’interno un determinato codice d’onore – per un nipponico l’onore è di vitale importanza, se si macchia è preferibile togliersi la vita – che ogni adepto deve seguire alla lettera o saranno guai seri. Un ruolo familiare è alla base, patriarcale, che rende tutti dei fratelli ed è noto un richiamo all’antico codice samurai: il bushido. Una contraddizione degna di un paese totalmente incoerente.

Una regola del Kabuto Kai, l’organizzazione protagonista del romanzo, per esempio, vieta di insidiare le donne degli altri membri e di portare a termine gli ordini assegnati. La yakuza sembra risalire al periodo Edo, prima della restaurazione Meiji, quindi ancora in periodo medievale (il Medio Evo cessò in Giappone solo a metà dell’800) ed è un’organizzazione criminale che si occupa di spaccio di droga, prostituzione, estorsione, omicidi e chi più ne ha più ne metta. Sì, insomma, non sono dei santarellini. Piuttosto, questo esempio di criminalità nipponica si è sparsa in altre parti del mondo, tra cui gli Stati Uniti, uno scenario a dir poco dissimile.

Giapponesi e statunitensi, due realtà quasi agli antipodi, con tradizioni diverse. Per chi non lo sapesse, nella città di Los Angeles esiste una consistente comunità nipponica denominata Little Tokyo, insidiatasi nei primi del Novecento, decisamente più grande dell’oasi di New York. Un panorama moderno, dove manca però il fascino della cultura orientale, dell’aspetto paesaggistico e soprattutto manca la totale fioritura dei ciliegi. Eppure, un giapponese resta un giapponese, dovunque si trovi. Le tradizioni ce le hanno nel sangue.

Little Tokyo

Black Sakura si svolge nella comunità giapponese di Los Angeles, non mancano però accenni e ricordi sull’hanami di Kyoto, una totale immersione nella fioritura dei Sakura. Con hanamihana vuol dire fiore e mi guardare – si intende infatti l’ammirazione della fioritura dei ciliegi, evento che i giapponesi festeggiano ogni primavera.

Il fiore di ciliegio è il simbolo della bellezza effimera, della vita che scorre in fretta e della sua fragilità, questo perchè durano qualche giorno; i petali cadono al suolo e trasformano il terreno in un vero e proprio tappeto rosa con varie sfumature. Indica però anche rinascita e un nuovo inizio, questo spiega anche il perchè le scuole aprano proprio ad aprile, al culmine della fioritura.

Sakura, Takato Fiori Di Ciliegio
Hanami

Se volessi citare un manga, Tokyo Babilon, direi che il ciliegio è rosa perchè sotto vi è sepolto un cadavere, il cui sangue ha colorato i petali bianchi.

In realtà c’è una leggenda molto romantica sui Sakura. Narra di un periodo costantemente in guerra tra i feudi, di un bosco mai insozzato dalla malvagità dell’uomo e perciò sacro. Ma c’era un albero che non fioriva mai, come morto.

Ma un giorno, la fata dei boschi, colpita dalla tristezza dell’albero e dalla sua solitudine, ne ebbe pietà, si avvicinò a lui e gli lanciò un incantesimo che sarebbe durato 20 anni. Durante questo lasso di tempo, l’albero avrebbe provato quello che prova il cuore umano. Forse così si sarebbe emozionato e avrebbe trovato la fioritura.

Lei gli disse ancora che si sarebbe potuto trasformare in essere umano e poi di nuovo in pianta, ma se finiti i 20 anni non fosse riuscito a diventare vitale, sarebbe morto per sempre.

L’albero si trasformò in umano, ma all’inizio trovò solo odio e guerra. Per questo tornava spesso ad essere una pianta, fino a quando da uomo, camminando vide una bellissima ragazza. Era Sakura che si mostrò gentile: parlarono a lungo condividendo sogni e speranze.

Quando Sakura gli chiese quale fosse il suo nome, all’albero venne in mente una sola parola: “Yohiro”, che significa speranza. Tra i due nacque una profonda amicizia e in breve tempo sbocciò l’amore. Un giorno Yohiro confessò a Sakura tutto il suo amore e la sua vera natura. Sakura rimase impressionata e restò in silenzio. Il tempo era passato e la scadenza dei 20 anni stava per avvicinarsi. Yohiro, che tornò ad assumere le sembianze di un albero e si sentiva molto triste.

Sakura confessò all’albero tutto il suo amore. Fu allora che apparve nuovamente la dea e chiese a Sakura di scegliere: rimanere umana o fondersi con Yohiro sotto forma di albero.
Lei pensò all’odio e alla guerra e decise di fondersi con Yohiro. Ed ecco che i due si fusero e divennero uno solo, e come per miracolo, l’alberò fiorì.

La parola Sakura significa “fiore di ciliegio”. Oggi il loro amore fiorisce in Giappone.

Cosa c’entra tutto questo in Black Sakura di Maria Antonietta Capasso? Oh, state pur certi che la storia va a braccetto con tutti ciò che ho scritto. Leggerlo per crederlo. A presto con la mia recensione.

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