Review Party: “DANTE ENIGMA” di Matteo Strukul – ed. Newton Compton

È grazie a Newton Compton se A libro aperto partecipa al Review Party di DANTE ENIGMA di Matteo Strukul, uscito il 3 maggio e già in vetta alle classifiche. La nostra Simona La Corte, come al solito, fa un’analisi perfetta del romanzo. Andate a leggerla!

  • Titolo: DANTE ENIGMA
  • Autore: Matteo Strukul
  • Editore: Newton Compton
  • Genere: storico
  • Data pubblicazione: 3 maggio 2021
  • Pagine: 320
  • Prezzo: 4.99 ebook; 11.40 cartaceo

Trama

Firenze 1288. Una città cupa, fosca, nelle mani di Corso Donati, capo dei guelfi, assetato del sangue dei nemici, quei ghibellini che hanno appena sterminato i senesi – alleati dei fiorentini – nelle Giostre di Pieve al Toppo. In questo teatro d’apocalisse si muove il giovane Dante Alighieri: coraggioso, innamorato dell’amore e consacrato a Beatrice, ma costretto a convivere con la moglie, Gemma Donati; amico di Guido Cavalcanti e di Giotto, amante della poesia e dell’arte ma chiamato dal dovere sul campo di battaglia. Firenze infatti si prepara a un ultimo, decisivo scontro, e Dante dovrà dar prova del proprio coraggio impugnando le armi a Campaldino. Quando Ugolino della Gherardesca, schierato coi guelfi e imprigionato nella Torre della Muda a Pisa, morirà di fame fra atroci tormenti, Corso si deciderà a muovere guerra ai ghibellini. Il giovane Dante si unirà allora ai feditori di Firenze, affrontando il proprio destino in una sanguinosa giornata che ha segnato il corso della storia d’Italia. E che segnerà necessariamente anche lui, come uomo e come poeta.

Corre l’anno 1288 e la guerra tra Firenze e Arezzo è alle porte.

Il giovane Dante è diviso tra il suo amore segreto per la bella e irraggiungibile Beatrice e la sua devozione a Firenze. La bestia è stata sguinzagliata e Dante sa a cosa condurrà questa sete di potere: morte, distruzione, nuove coalizioni che combattono le vecchie.

Sentiva dentro di sé un dolore profondo, acuminato. Come se il respiro gli si fosse mozzato sotto il filo d’una lama. […] Avvertì in quel mutamento repentino un’oscura premonizione, un amaro auspicio di morte.

Non c’è spazio per l’amore, egli deve la sua fedeltà a Firenze, ma quel sentimento puro e totalizzante non cessa di accompagnare le sue giornate vissute sotto gli attacchi del nemico, sul campo di battaglia, dove Dante conosce le efferatezze della guerra. Il suo amore per Beatrice giace in fondo al cuore sempre vivido e presente, perché ella è una creatura angelica, incorruttibile… l’unica che può salvarlo dalla perdizione.

Sul campo di battaglia, Dante vede con i propri occhi fin dove può spingersi la violenza degli uomini, quanto possa essere disumana la lotta per la sopravvivenza. Su quelle pianure tinte del rosso del sangue versato, tra corpi smembrati e soldati agonizzanti, maturano le prime immagini che andranno più tardi a comporre le descrizioni dell’Inferno dantesco.

La donna che immaginava, l’amore che voleva, era la chiave per affrontare e vincere l’orrore e la miseria delle cose terrene. Ma per farlo, per poter creare qualcosa di veramente sublime doveva conoscere l’inferno, per ritrovarsi nella grazia doveva perdersi nell’orgia della violenza.

I suoi incubi, infatti, non sono soltanto un presagio di morte, bensì gli forniscono l’ispirazione necessaria per dare vita a una delle più celebri e complesse opere della letteratura.

Ora sepolcri ardenti bruciavano sulle mura della città e un fumo nero si alzava in colonne impalpabili verso il cielo […] Dante si coprì il volto, respirando nell’incavo del braccio. si chiese fino a quanto avrebbe potuto sopportare quelle grida […] Quando infine tornò a guardare, una delle tre Furie lo fissò con occhi fiammeggianti e iniettati di sangue. Poi, colma di sdegno e commiserazione, gridò minacciosa: «Tu, piccolo uomo che osi giungere alle porte di Dite, venga ora Medusa a ridurti in Pietra!»

Dall’orrore vissuto a Campaldino, Dante non sarà più lo stesso ed egli ne è consapevole. Quell’esperienza lo ha cambiato e l’autore è stato bravissimo a dare voce ai tormenti e ai dubbi del Sommo Poeta. Il Dante che Matteo Strukul ci presenta, infatti, esce dai soliti schemi ai quali siamo stati abituati e ci apre uno scenario nuovo e inedito che finora non è stato raccontato nei saggi o in altri romanzi.

Quel che più mi ha colpito è la straordinaria mescolanza tra verità storica – frutto di un’attenta e approfondita ricerca – e invenzione. Strukul mostra al lettore un uomo fragile, un’anima travagliata che cerca la pace rifugiandosi nel ricordo della donna amata e che, allo stesso tempo, si aggrappa alla forza di volontà di colei che ha scelto come compagna di vita: Gemma.

Tuttavia, la morte di Beatrice getta Dante in un tale stato di sconforto che sembra annientarlo fino a ridurre a brandelli il suo spirito. Allontana da sé la moglie e si chiude in un mondo tutto suo, dove vigono soltanto il rancore e il rimorso. Gli incubi e gli attacchi epilettici si intensificano e mettono alla prova il suo fisico già indebolito, ma il senso di rivalsa e l’orgoglio fiorentino hanno la meglio e, nel momento, decisivo intraprende l’unica scelta possibile.

Voleva stare per conto proprio e comprendere per cosa valesse la pena combattere da lì in avanti. E per ritrovare una dimensione onesta e sincera della vita, lontana, almeno per un istante, dal clamore della lotta per il potere e del mero vantaggio di piccola prospettiva.

Lasciare Firenze è indispensabile per ritrovare quella diritta via che ha smarrito e giura a se stesso di dedicare la propria vita a raccontare l’adorazione per le donne che aveva nel proprio cuore e per la città cui aveva consacrato la vita stessa.

Tre nomi, tre figure emblematiche: Beatrice, Gemma e Firenze.

Tre, come la Trinità, il numero perfetto.

Carissimi lettori, ci sarebbe molto altro da dire su questo capolavoro di storia e letteratura, ma rischierei di scrivere un papiro. Perciò mi impongo di fermarmi qui, ma prima permettetemi di esporre la mia più sincera ammirazione per lo studio che è stato fatto per rendere questo romanzo tanto speciale. Non si tratta soltanto di fare ricerca e consultare esperti dantisti per ricreare un personaggio che è stato raccontato già in passato in varie versioni, piuttosto della capacità dell’autore di rendere la figura di Dante più affascinante e misteriosa rispetto alla tradizione letteraria tramandataci dai testi letterari.

Non mi resta quindi che suggerirvi di addentrarvi nella “selva oscura” insieme a Dante per vedere attraverso i suoi occhi gli orrori che hanno ispirato i gironi infernali, ma anche per conoscere la purezza di un sentimento capace di sublimare l’anima umana. Un amore immortale capace di mostrare persino all’uomo più tormentato la strada verso il paradiso.

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