Recensione: “BLUES PER I NATI SENZA UN CUORE” di Ferdinando Salamino (Golem Edizioni)

Il tanto atteso ultimo capitolo della trilogia di Michele Sabella è arrivato finalmente nelle mie mani; letto in anteprima per me, per l’autore e per Golem Edizioni. Seguitemi e vi introduco nella testa de Il Kamikaze di cellophane.

  • Titolo: Blues per i nati senza un cuore
  • Serie: Terzo volume di Michela Sabella
  • Autore: Ferdinando Salamino
  • Editore: Golem edizioni
  • Genere: noir/thriller
  • Pagine: 260
  • Data di uscita: 13 maggio
  • Ebook:
  • Cartaceo: 15,00

TRAMA

Un trafiletto di cronaca nera, la fotografia di un volto fin troppo familiare e quelle parole come una sentenza sospesa: non ancora imputata. Michele Sabella torna a Milano, deciso a scagionare l’unica donna che abbia mai amato da una possibile accusa di omicidio. Elena ha davvero ucciso il marito? E cosa significano gli strani movimenti di denaro attorno alla ditta della vittima, passata dal fallimento a un’ascesa inspiegabile? Mentre Elena appare determinata a dichiararsi colpevole ed entrambi cercano di venire a patti con un passato che non ha mai smesso di tormentarli, le indagini di Michele lo portano nel cuore di un operoso villaggio della Brianza dove tutti sembrano nascondere qualcosa. A pochi giorni dall’Avvento, le tragiche conseguenze di un antico baratto vengono alla luce, reclamando un credito di sangue, e Michele scopre a poco a poco di non essere il cacciatore, ma la preda.

Il male si può sfidare, combattere, aggirare, eppure non sparirà mai dall’umanità. Perché? Beh, è uno degli effetti collaterali dell’essere umano; siamo costretti a prendere il pacchetto completo e assistere a vere e proprie aberrazioni, che spesso costringono un buono – almeno di fondo – a trasformarsi in un giustiziere e compiere egli stesso delle deviazioni. Da vittima a carnefice, da preda a predatore. Sono i ruoli che adatterei a Michelino, il Michele Sabella che abbiamo amato nei volumi precedenti. Il kamikaze di cellophane torna a ricoprire queste figure, tutto per lei, Elena, la donna che non smetterà mai nonostante lei non sia stata esattamente leale, anzi lo ha abbandonato. Una vera e propria sciagura questa ragazza, che in effetti mi ha sconvolta. Ma come?? Invece sì, ma non è tutto: è accusata di omicidio. E non di una persona qualunque; del marito. Non Michele. Il marito.

Avete capito… Marito?!? Ci dev’essere senz’altro un errore… Nessuno, ve lo garantisco. Capisco il disagio ma dovete accettarlo. Vabbè, continuiamo a essere serie.

Traslochiamo dall’Inghilterra, ambientazione urbana de Il margine della notte e torniamo a Milano – reduce dalla prima ondata di pandemia Covid 19 -, città di origine del protagonista, teatro di numerose vicissitudini passate per Michele, di delitti, di colpe, di sedute psichiatriche obbligatorie e luogo del suo incontro con Elena, del loro amore complicato, contorto e morboso. Immancabili sono i ricordi malinconici che hanno formato il Michele che è adesso, soprattutto quelli riguardanti il padre – quello che ha rovinato la sua infanzia e lo ha portato a tagliarsi -, in prigione e logorato da una malattia, e il suo salvatore Frankie, il maestro di pugilato che accolse un giovane alla deriva, scomparso da anni.

Ancora una volta, il nostro eroe ha intenzione sottrarre l’amata alla giustizia, come un tempo la salvò da se stessa. La donna è però compromessa oltre che passiva, si dichiara colpevole, le accuse sono molto pesanti e prove schiaccianti, a meno che qualcuno non l’abbia incastrata e usata come capro espiatorio. Michele, ormai esperto di indagini, scava nella vita coniugale di Elena, tralasciando il lato emotivo, e scopre del marcio nelle attività di famiglia; società al tracollo che improvvisamente risorgono e offrono prosperità a un’intera comunità di dipendenti e le loro famiglie. Cosa si cela dietro alla famigerata struttura di Centesio? Michele non rimane a farsi troppe domande e, sprezzante dei pericoli, e si precipita a scovare chi sia il vero criminale in tutta quella situazione.

Un altro capitolo colmo di tensione per Salamino, politicamente scorretto da un lato, che ci sa davvero fare in questo genere, possedendo competenze e una mente acuta nell’elaborare situazioni intricate. Non mancano di sicuro i colpi di scena e scoperte che sconquassano l’indignazione pubblica, che però esistono, che alcuni sono più bravi a nascondere di altri.

Michele rimane un giustiziere a suo modo, un mai una gioia, combatte il male che tocca intimamente le persone a cui tiene. Ho un vero e proprio debole per lui, nei suoi pregi e difetti. Elena ci ha dato un duro colpo, ma anche questa volta sono riuscita a giustificarla, quasi. Un personaggio molto complesso, autolesionista anche più del kamikaze, profondamente segnato da quello che le è capitato. Penso che lei abbia voluto davvero proteggerlo dalla propria condanna, per questo non riesco a condannarla. Nel romanzo vi sono altre figure femminili disposte ad aiutare Michele nelle indagini, Virginia, una ragazza coraggiosa, fresca e ottimista e un’ altra che non nomino perché altrimenti azzardo troppo.

Mi dispiace che sia l’ultimo, leggerei di questa storia a ripetizione, tanto ti lascia un segno nel profondo. Vi consiglio di recuperare, se non li avete, gli altri due volumi, per farvene un’opinione a 360°

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