Recensione: “RAGAZZI SELVAGGI” di Luca Azzolini – ed. DeA Planeta

La lettura del 2021 per Laura Baldo, vi anticipo solo questo del suo pensiero per RAGAZZI SELVAGGI di Luca Azzolini, ed. DeA Planeta. Che ne dite di leggere la recensione?

Luca AZZOLINI
Ragazzi selvaggi
Data di uscita: 11 maggio
Pagine  224 | euro 14,90 | Target: 14+ Un romanzo ispirato a una storia vera.

Un tuffo negli anni Novanta, tra “prede e predatori” nel pieno di un’adolescenza tormentata. Catartico e avvolgente – Martina Russo, ANDERSEN

Trama

Luca fa il conto alla rovescia: con la terza media si chiudono tre anni d’inferno. Non vede l’ora, ormai è questione di settimane. Anche Mattia fa il conto alla rovescia: aspetta il giorno in cui le sue stupide erre non suoneranno più così stupide e riuscirà a dichiararsi a Clara, l’attaccante più tosta della squadra di calcio. E poi ci sono Massimo, Lorenzo, Alberto. Loro sono quelli che camminano in gruppo e in gruppo trascinano i ragazzi grassi sotto le docce gelide. Anche loro però fanno il conto alla rovescia: contano i giorni che li separano dallo scherzo di fine anno, quell’evento che li farà passare alla storia e farà ricordare i loro nomi tra le mura della scuola media. E così, mentre Luca conta e sembra svanire, e Mattia conta e pare sbocciare, loro, i ragazzi, selvaggi, continuano a montare lo scherzo. Non sono mostri, non vogliono fare del male. Ma più il rischio è alto più l’adrenalina sale, e più sale più è facile sbagliare. E qualche volta, un singolo errore può trasformare lo scherzo in un gioco mortale. 

Copia digitale gentilmente fornita dalla CE in cambio di una recensione onesta

Chi non ha avuto un rapporto di amore-odio con la scuola media? Sono gli anni dove molte cose iniziano: le prime cotte, la decisione su cosa fare da grandi, le amicizie, le prime sortite in discoteca alla domenica pomeriggio; ma anche gli anni in cui si inizia appena a costruirsi un’identità, e in cui l’insicurezza e il bisogno di sentirsi accettati la fanno da padroni (chi non ripensa con un sorriso a metà tra imbarazzo e autoindulgenza ai vestiti ridicoli che metteva a tredici anni solo perché lo facevano gli amici?).

Non tutti affrontano le sfide tipiche dell’adolescenza allo stesso modo. C’è chi cerca di rendersi invisibile, chi vuole integrarsi a tutti i costi nel gruppo, e chi reagisce in modo violento, sfogando le proprie paure e frustrazioni sugli altri. È un’età difficile, in cui i ragazzi oscillano tra il sentirsi ancora bambini, l’obbedienza ai genitori e agli insegnanti, e la voglia di ribellione, la fame di vita ed esperienze che li spinge a volersi sentire qualcuno, e che li rende spesso senza volere egoisti, scostanti o apertamente violenti. In una parola: selvaggi.

Il romanzo ci trasporta indietro nel tempo, in quegli anni ‘90 che chi è stato adolescente all’epoca si troverà a rivivere – grazie alle descrizioni dettagliate e all’atmosfera resa con grande abilità – un po’ con nostalgia e un po’ con sollievo per averli superati più o meno incolumi.

Siamo in un piccolo paese appena fuori Mantova, adagiato lungo le rive del Po, e il fiume, col suo scorrere lento, mutevole ma sempre uguale, si fonde con la vita sonnacchiosa del luogo, caratterizzandone l’atmosfera.

“È come se le onde avessero un potere antico e straordinario: quello d’intercettare tutti i secondi, i minuti e le ore per non lasciarli andare via.”

È un paese dove si conoscono tutti, e dove la scuola ha un’unica sezione per ogni anno.

Seguiamo le vicende del protagonista, Luca – alter-ego dell’autore – che odia andare a scuola e conta i giorni che mancano alla fine della terza media, perché è preso di mira dai compagni di classe. Il suo unico conforto è il segreto che custodisce nell’ultimo cassetto della scrivania; e poi c’è la sua migliore amica, Marika, che però crescendo sembra allontanarsi sempre più da lui.

Alla sua storia si intreccia quella di Mattia, che è in prima classe, e anche lui è vittima degli stessi scherzi e vessazioni. Lui però non è solo: a incoraggiarlo ha Clara, la compagna di classe capace di fare tutto meglio degli altri; e ha sua sorella minore, che a soli nove anni è già molto saggia; e poi ha molti altri amici.

Il terzo punto di vista è quello dei “loro” cioè i quattro ragazzi di terza che formano una sorta di branco: Massimo, il capo, Lorenzo, Alberto e Mirco. A scuola fanno un po’ ciò che vogliono, riuscendo a non farsi mai cogliere dagli adulti e certi che nessuna delle loro vittime farà la spia. Questo perché le scelgono con cura tra i ragazzi più isolati, mentre loro sono sempre in gruppo: è solo questo a farli sentire forti.

Man mano che la fine dell’anno si avvicina, il branco si trova a pensare a uno scherzo abbastanza clamoroso da restare nella memoria della scuola. Niente di diabolico, soltanto uno scherzo, ai loro occhi, ma non hanno messo in conto che le conseguenze possano essere molto più terribili di quanto volessero.

“Ragazzi selvaggi” è un romanzo sul tema delicato e sempre attuale del bullismo, ma è soprattutto un romanzo sull’adolescenza, e tutto ciò che si porta dietro: paure, speranze, frustrazioni, incomprensioni e piccole (o grandi) tragedie. Ciò di cui parla è la difficoltà e la fatica di trovare – e restare – se stessi, a dispetto dell’ambiente in cui cresciamo e di ciò che gli altri pensano che dovremmo o non dovremmo essere.

Luca è un ragazzo tranquillo. Non si sente diverso dagli altri. Non ama particolarmente lo sport, a cui preferisce i libri di fantascienza e il segreto che custodisce ben chiuso in un cassetto; ama gli animali e ha come amiche delle ragazze, che hanno gusti e mentalità più simili ai suoi.

“Non so che cosa non vada in me, anche se continuo a chiedermelo. Non mi sembra di essere più alto o più basso degli altri, più grasso o più brutto, più furbo o più scemo. Mi pare di essere proprio come tutti i miei compagni, ma forse è qui che mi sbaglio. Se fossi come gli altri non ce l’avrebbero a morte con me, o no?”

Luca non è strano, è semplicemente più riflessivo e più maturo dei suoi coetanei. Ma vive un’età in cui non sentirsi accettati è una tragedia e instilla il dubbio doloroso di essere “sbagliato”. Il conflitto si viene quindi a creare tra la sua identità e le aspettative degli altri, di una società che vuole che i maschi siano tutti uguali, che si riconoscano in determinati schemi fisici e comportamentali. Se sei fuori dagli schemi, sei automaticamente un bersaglio.

“Era come se non ci fossi. Come se ognuno volesse dirmi chi sono; o peggio, chi dovrei essere.”

Anche Mattia, con la sua passione per il disegno e la mentalità aperta, che non vede il colore della pelle della sua migliore amica ma solo le sue straordinarie qualità di persona, diventa un bersaglio. Lui, a differenza di Luca, ha il coraggio di reagire, forte del sostegno dei propri amici e della scoperta, forse inconsapevole, che mostrare di non avere paura è il primo passo per tenere i predatori alla larga. Un po’ come con gli animali feroci, che si accaniscono soprattutto su prede che credono deboli.

E il paragone con gli animali percorre tutto il libro, perché in tutti i ragazzi c’è in fondo qualcosa di selvatico, per tutti vale la stessa legge della giungla: attaccare o essere attaccati. La scuola media è qui descritta molto bene nei suoi tratti più selvaggi, dove sopravvive non solo il più forte o il più intelligente, ma chi ha un solido branco alle spalle ed è in grado di affermare se stesso così com’è, qualunque cosa succeda.

Ma c’è anche il punto di vista dei “cattivi”. La pressione, la paura e la rabbia che, non trovando il giusto sfogo, si riversano su vittime innocenti, colpevoli solo di essere in qualche modo diverse, o escluse, e quindi vulnerabili. Mi è piaciuto molto che ci fosse anche il loro punto di vista, anche se, personalmente, avrei voluto che fosse approfondito di più. Perché in tutte le scuole e in tutte le classi ci sono dei bulli, ed è interessante riuscire a capire i meccanismi dietro certi comportamenti. Al di là di disturbi antisociali veri e propri, spesso dietro ci sono problemi molto simili a quelli delle loro vittime: essere accettati, essere qualcuno, sentirsi più forti della paura.

“A volte, anche se odiava doverlo ammettere con se stesso, si sentiva come lui. A casa. In palestra. Sotto il canestro. Si sentiva fragile, impaurito dalla vita. Quella sensazione lo spaventava a morte. Ma a chi poteva dirlo?”

La ricerca di un potere illusorio nella sopraffazione degli altri nasconde di solito un’estrema fragilità caratteriale. Una fragilità che poi verrà fuori nella vita vera, perché mentre il compagno serio preso in giro magari farà carriera, molti di loro finiranno in brutti giri, in carcere o peggio. Ci vuole davvero molto poco a rovinare una vita intera: anche solo uno stupido scherzo finito male.

“È la paura di non farcela e di non essere abbastanza, di non piacere, a renderci fragili e spaventati. È il potere che noi doniamo alle parole degli altri a renderci insicuri.”

La vera forza sta nell’essere se stessi e andare avanti per la propria strada, qualunque cosa ne pensino gli altri. Prendersela con chi ci sembra più debole non è di certo segno di forza, è qualcosa di meschino, che fa del male non solo alle vittime, ma anche agli aguzzini, perché distorce e rovina il carattere. La rabbia, la paura e il bisogno di affermarsi andrebbero indirizzati verso qualcosa che ci possa rendere fieri di noi stessi e di conseguenza davvero più forti. È un concetto che ragazzini di tredici o quattordici anni, bombardati di messaggi deleteri su come dovrebbe essere un vero maschio o una vera femmina – non si sa bene per decisione di chi – non sono sempre in grado di capire. Per questo credo che il libro dovrebbe essere letto anche dai ragazzi di quella fascia d’età, e consigliato nelle scuole. Siamo tutti in grado di pensare, e questo è un libro che suscita riflessioni profonde, attraverso le storie realistiche dei giovani protagonisti, simili al vissuto di ognuno di noi.

Lo consiglio quindi a tutti, a chi ha figli adolescenti, a chi adolescente lo è ancora e anche a chi non lo è più, ma certe insicurezze non le ha mai superate.

Trasmette un messaggio importante con uno stile semplice, piacevole e molto coinvolgente, tanto che una volta iniziato riesce difficile abbandonare la lettura.

Uno dei libri più belli che ho letto nell’ultimo anno.

A proposito dell’autore

Luca AZZOLINI è nato a Ostiglia (Mantova) il 21 maggio 1983 e si è laureato in Storia dell’Arte a Verona. Ha iniziato a scrivere fin da giovanissimo e oggi lavora come autore, editor e ghostwriter. I suoi romanzi per ragazzi, la Saga di Aurion, la serie Volley Star e il ciclo di Mark Mission, sono stati tradotti in diversi Paesi. Oltre a romanzi di fiction, Azzolini è autore di storie vere, come il bestseller La strada più pericolosa del mondo (2018), Bambini per gioco (2019) selezionato al premio Bancarellino 2020, e Don Ciotti, un’anima Libera (2019). Nel 2020 ha debuttato nella narrativa per adulti con Romulus, trilogia ispirata alla serie TV Sky prodotta da Matteo Rovere, con la collaborazione di Groenlandia e Cattleya. Ragazzi selvaggi è il suo primo romanzo per DeA Planeta Libri.

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