Recensione: “UN TRAGHETTO DI OSSA E ORO” di Hailey Turner – ed. Triskell Edizioni

Prima di regalarci la lettura del secondo volume “Tutte le anime vicine e lontane”, la nostra Alice Bruno ha recuperato UN TRAGHETTO DI OSSA E ORO di Hailey Turner, ed. Triskell Edizioni.

  • COLLANA: RAINBOW
  • Titolo: Un traghetto di ossa e oro
  • Titolo originale: A Ferry of Bones & Gold
  • Serie: Soulbound #1
  • Autrice: Hailey Turner
  • Traduttrice: Caterina Bolognesi
  • ISBN EBOOK: 978-88-9312-873-5
  • ISBN CARTACEO: 978-88-9312-874-2
  • Genere: Urban Fantasy
  • Lunghezza: 368 pagine

Trama

Patrick Collins lavora da tre anni per l’AOS, l’Agenzia per le Operazioni Sovrannaturali, quando gli dèi decidono che è il momento di riscuotere il suo debito con loro. Un immortale è scomparso a New York e continuano a spuntare cadaveri collegati a un rituale demoniaco che gli ricorda fin troppo quello dei suoi incubi.

Non potendo fuggire, si trova nuovamente ad affrontare i praticanti magici del Dominion Sect. Combattere da solo non è mai stata una tattica vincente, secondo la sua esperienza, ma sono passati anni dall’ultima volta in cui ha avuto un partner di cui potersi fidare.

Cercando alleati nei luoghi più sbagliati, scopre che il prossimo obiettivo del Dominion Sect è lo stesso licantropo che i Fati hanno gettato sulla sua strada. Si è sentito immediatamente attratto da lui, ma il desiderio non serve in guerra. Questo non gli impedisce di volere ciò che non dovrebbe avere. Jonothon de Vere è bellissimo, pericoloso e non porta altro che problemi, per il caso, per la lotta contro l’Inferno e, non da ultimo, per il cuore e l’anima di Patrick.

Alla fine, tutti i debiti devono essere ripagati e Patrick è costretto a fare ciò che gli riesce meglio: ingannare la morte.

Ogni tanto mi capita: innamoramenti letterari che procedono col progredire di una storia, ma non stavolta. In questo caso si è trattato di un vero e proprio colpo di fulmine, di quelli istantanei.

Procediamo con metodo, e scommetto che mi darete ragione.

In una New York in cui maghi, streghe, vampiri, mutaforma ed esseri umani interagiscono tra loro (in modo non sempre pacifico), in cui esistono agenzie governative per gli affari paranormali e le divinità si muovono più o meno con discrezione tra i mortali, l’Agente Speciale Patrick Collins viene costretto a rimandare una vacanza a lungo sognata per occuparsi di un nuovo caso.

E non ne è precisamente contento: barattare le spiagge di Maui, relax e forse qualche interessante avventura estemporanea per una città afosa e una serie di crimini particolarmente efferati, non è certo ciò che si augura, ma Patrick è un mago da combattimento, ha militato a lungo nell’esercito e quando il dovere chiama, corre.

Questo però è parte della sua natura, e anche parte di ciò che ce lo fa amare.

Spezzato e ferito, con una magia danneggiata da troppe battaglie, che non riesce più a connettersi alle correnti energetiche a cui attingono i praticanti magici, e un’anima ancor più danneggiata da eventi del suo passato che scopriremo poco a poco, non si tira mai indietro, a costo di autodistruggersi.

L’agente Collins ha però un debito da pagare, un debito enorme, come divinità invadenti – nella forma per lo più di un fantastico Hermes punk dai Jeans strappati e un amore per sigarette e concerti rock –, gli fanno notare ogni piè sospinto.

Debito che il nostro in realtà non vive come nei confronti degli immortali, ma dell’umanità tutta.

Patrick è l’eroe suo malgrado: ispido, stropicciato, e con una certa propensione per l’ottimo whisky. Dolorosamente solo, perché lo è sempre stato (a parte una manciata di amici della divisione maghi), imperfetto anche fisicamente, e con una quantità di cicatrici sul corpo e sull’anima che basterebbero per un esercito intero, è però assolutamente intrigante e romantico.

Ed è quello che pensa anche Jono De Vere, licantropo alfa senza però un branco, londinese espatriato, barista in un locale di mutaforma che sono diventati la sua famiglia, e che guarda caso sono legati all’indagine cui sta lavorando l’agente Collins.

Jono è splendido senza se e senza ma, eppure, è attirato da Patrick tanto quanto noi.

La cosa è reciproca, e quantomeno sul versante “incontri estemporanei bollenti” al nostro eroe non tocca rimpiangere le vacanze mancate.

Anche se Jono non è stato messo sul suo cammino soltanto per un’innocente sveltina, e i Fati, o Norne, li vogliono insieme per ottime ragioni: per esempio, salvare il mondo.

Nella storia l’azione, quella spettacolare con scene al cardiopalma, la fa da padrona, e l’indagine non è una semplice scusa per mettere in mostra i protagonisti e le loro dinamiche.

A ogni modo, la componente romance funziona benissimo (pur non essendo qui predominante), lasciando il lettore desideroso di ulteriori sviluppi che di sicuro non mancheranno nei prossimi libri della serie.

In conclusione, Hailey Turner costruisce un universo in cui magia e sovrannaturale si mescolano con la realtà contemporanea e lo fa alla perfezione: da padrona del gioco.

I personaggi sono sempre ben caratterizzati, così come le relazioni tra loro, a volte con un semplice efficacissimo tocco.

Tutto è calibrato e spiegato, senza per questo appesantire mai la narrazione, fornendo però le informazioni indispensabili per muoversi all’interno di una struttura complessa e appassionante.

Bello e coinvolgente davvero.

L’Agente Speciale Patrick Collins non avrebbe dovuto trovarsi lì.

New York non aveva niente a che vedere con le spiagge di Maui, dove in quel momento si sarebbe dovuto godere una fin troppo rimandata e molto meritata vacanza, con quanti più cocktail tropicali fosse riuscito a scolarsi. Invece era di nuovo in servizio per l’AOS, l’Agenzia per le Operazioni Sovrannaturali, con l’incarico di indagare su un paio di emergenze che, ne era certo, avrebbe potuto gestire benissimo qualcun altro.

«Millecinquecento dollari in meno e zero speranze di rimborso,» borbottò furente, mentre si aggirava in mezzo al traffico alla ricerca di un posteggio libero nel raggio di un isolato dalla sua destinazione.

Era quello che si meritava per aver risposto al telefono mentre raggiungeva l’Aeroporto Internazionale di Washington-Dulles per dare inizio alla sua vacanza.

Mai più.

«Me ne sarei dovuto andare a Maui e basta,» mormorò, ripensando a tutti quei drink con l’ombrellino che non si sarebbe più goduto.

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