CINEMA, SERIE E TV – “SECRETO BIEN GUARDADO”

Anche questo sabato vi attende l’appuntamento con Cinema, Serie e TV. Lasciamo la parola a Daniela Tess che ci parla di…

A volte capita che per caso si scoprano dei piccoli gioiellini: è il caso di questa miniserie  “Secreto bien guardado”, serie tv d’epoca, drammatica e romantica, basata sull’omonimo romanzo di Viviana Riviero. L’11 novembre 2020 è stata distribuita in Italia da Netflix, per un totale di otto episodi. I protagonisti sono interpretati da Oriana Sabatini e Victorio D’Alessandro.

Ho scoperto questa miniserie in un gruppo di lettura collegato al romance storico. Infatti le vicende sono ambientate nell’Argentina degli anni quaranta: è proprio in piena seconda guerra mondiale che questa nazione sceglie di restare neutrale e questo permette l’incontro tra una ricca ragazza ebrea, Amalia e un giovane nazista, Marthin. Amalia è figlia di un ebreo dell’alta borghesia mentre Marthin è un avvocato tedesco che lavora per la patria e si trova in Argentina per permettere ai marinai della corazzata Graf Spee, affondata nel Rio della Plata, di poter tornare in Germania. I due giovani, per un fortuito caso del destino, alloggiano nello stesso hotel. Il loro incontro sarà un colpo di fulmine per entrambi. Ma come potevano all’epoca stare insieme un’ebrea e un tedesco?

La miniserie è stata una bella scoperta; non aspettatevi nulla di troppo complicato o sofisticato ma sono otto puntate molto brevi, di circa venticinque minuti l’una, piacevoli da vedere sebbene solamente sottotitolate in italiano (l’audio originale è in spagnolo). La storia d’amore è drammatica e passionale al punto giusto; Amalia, diciassettenne ingenua e sognatrice ma anche ribelle e determinata, si troverà a dover sfidare tutto un mondo familiare e sociale per vivere un amore che lei considera forte e puro, capace di librarsi sopra le meschinità e gli orrori della guerra. Marthin, dal canto suo, non riuscirà a reprimere l’attrazione per quella ragazza che scopre essere una “nemica” solo in un secondo momento. Se all’inizio prova rabbia e sbigottimento, alla fine comunque non riuscirà ad allontanarsi da lei per il bene di entrambi. Non posso davvero rivelarvi altro perché incapperei in numerosi spoilers.

La trama è coinvolgente, l’intreccio fa rimanere con il fiato sospeso; molti i colpi di scena, alcuni davvero inaspettati. La storia si dipanerà nell’arco di circa cinque anni e ciò porterà inevitabilmente ad una maturazione di tutti i personaggi. Buona l’introspezione psicologica, curate le ricostruzioni storiche, bellissime soprattutto le scenografie, gli ambienti e i costumi. Anche i personaggi, principali e secondari, mi sono piaciuti molto: da Amalia e Marthin, che combattono ognuno a modo suo, per un amore impossibile, alla famiglia di lei, con un padre arrogante, prevenuto ed egoista che si illuderà di fare il bene della figlia causandole invece un grande dolore, alle sorelle, così diverse: Irene dolce e comprensiva e Lea, cinica e dura, amante delle convenzioni e concentrata solo sul nome e sulle apparenze. Simpaticissima la domestica Dora, fedele e materna, spiazzante l’antagonista maschile, prima comprensivo e affidabile che si rivelerà ben diverso, proprio a dimostrare che le apparenze ingannano e che il male non è mai appannaggio di un popolo, di una terra, di un’etnia ma anche l’amico, il vicino, possono riservare brutte sorprese.

Le scene d’amore sono presenti e anche abbastanza esplicite e passionali; la coppia ha molta chimica e funziona bene sullo schermo. La consiglio a chi vuole passare delle ore piacevoli e rilassanti, a chi ama comunque i drammi storici e quel periodo in particolare, a chi ha adorato le grandi produzioni sudamericane (le “telenovelas” per intenderci) a cui strizza l’occhio anche se porta con sé un respiro più internazionale e un registro stilistico più moderno e complesso. Vale la pena guardarla già solo per gli scenari e la fotografia. Se dovessi trovare un difetto sarebbe forse l’eccessiva brevità degli episodi e la celerità con cui avvengono certi avvenimenti. Si potevano approfondire degli aspetti, magari anche in una seconda serie. Il finale mi ha soddisfatto ma, come spesso accade, il momento di gioia è sempre confinato in pochissimi minuti; insomma si soffre per ore e si è contenti per pochi istanti! Ingiusto tutto ciò! Ora vorrei anche leggere il romanzo, un po’ perché le opere letterarie sono sempre o quasi superiori alle trasposizioni cinematografiche, un po’ perché sono curiosa di vedere le differenze e le scelte effettuate.

Se doveste guardarla aspetto le vostre impressioni! La prossima volta vi parlerò di un’altra serie sempre in costume, questa volta ambientata nell’Inghilterra dell’Ottocento, periodo che prediligo e di cui scrivo. Stay tuned, cari amanti del genere!

𝓓𝓪𝓷𝓲𝓮𝓵𝓪

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