Recensione: “LE RADICI DEL FIORDALISO” di Erika Casali & Anna Lisa Manotti

Bella ed entusiasmante la recensione di LE RADICI DEL FIORDALISO di Erika Casali e Anna Lisa Manotti, a cura di Laura Baldo. Andate a leggere!

  • Titolo: LE RADICI DEL FIORDALISO
  • Autori: Erika Casali; Anna Lisa Manotti
  • Editore: self publishing
  • Data pubblicazione: 31 maggio 2021

Trama

Tra la prima e la seconda Guerra Mondiale, quando i venti di guerra spazzavano le pianure da est a ovest e da ovest a est, i bielorussi hanno combattuto con e contro tutti per avere un Paese da chiamare casa. Un rivoluzionario russo, un’indipendentista bielorussa, un nazionalista e una studentessa polacchi, un orfano dalle origini incerte, una Giovane Sionista di Sinistra e un ebreo indifferente alla propria religione, sono le voci narranti del romanzo. Si può crescere senza conoscere le proprie origini? Quante volte ci si può rialzare dopo essere caduti? È possibile tener fede a un ideale quando sei il solo a farlo?Le radici del fiordaliso è il primo libro della Trilogia della Russia Bianca, un progetto complesso in cui si abbozza una Bielorussia che è un sogno ancora oggi.

Le radici del fiordaliso è il primo volume della Trilogia della Russia Bianca, una saga storica dai toni epici, una di quelle che chi ama il genere non può assolutamente perdersi.
Il fiordaliso è il fiore nazionale bielorusso, da qui deriva il titolo.
Il romanzo racconta in modo emozionante e coinvolgente le difficili vicende politiche e sociali della Bielorussia, dal primo dopoguerra, con la breve parentesi della Repubblica, alla spartizione del suo territorio tra la Polonia e la neonata Repubblica Socialista Federativa Sovietica, fino alla Seconda guerra mondiale.
Lo fa attraverso le vicende di persone comuni molto diverse tra loro, che finiscono per intrecciarsi, dividersi e ritrovarsi sullo sfondo spesso tragico di guerre e rivoluzioni. Tra essi ci sono russi, polacchi, bielorussi, ebrei in fuga, famiglie miste. Un’umanità variegata che rispecchia la situazione caotica e mutevole in quei territori di confine nella prima metà del ‘900.

Seguiamo le vicissitudini di alcuni personaggi e delle loro famiglie, a partire dal 1918, quando Minsk è ancora occupata dalle truppe tedesche (la Russia era uscita dalla Prima guerra nel 1917, con la pace di Brest-Litovsk), ma tutto sommato in pace e tranquilla.
A Minsk vive Olga, una ragazza bielorussa forte e determinata, che si innamora del polacco Jarek, fratello maggiore di Leopold. Quest’ultimo a sua volta è fidanzato con Luiza, che ha perso un fratello in guerra, ha una madre da accudire e un padre severo. Leopold e Jarek hanno appena perso il padre, ma hanno una madre tutta d’un pezzo e lo zio Pawel a badare a loro.
La situazione si complica all’inizio del 1919, quando scoppia la guerra sovietico-polacca. Jarek e lo zio si arruolano subito volontari. Anche Leopold vorrebbe partire, ma tutta la famiglia insiste perché accompagni la madre a Mosty, un paesino di campagna, dove hanno una bottega. Prima di partire Leopold chiede a Luiza di seguirlo, ma la ragazza, influenzata anche dal padre, che appena i russi hanno messo piede in città si è affrettato a iscriversi al partito comunista, la fa desistere. Di questa scelta finirà poi per pentirsi.
Nel frattempo Olga ha lasciato la città insieme a suo padre per trasferirsi a Bialystok. Lungo la strada ha un breve incontro con Jarek, che è ancora con l’esercito. A Bialystok trova lavoro in una fabbrica, dove conosce Zenia e Vera, due sorelle impegnate nell’affermazione di una Bielorussia indipendente. Pian piano anche Olga si lascia coinvolgere nelle attività clandestine delle due amiche.

“I miei tacchi passano veloci di pietra in fango, di fango in pietra, nella ricerca continua di un equilibrio che sfugge maligno, così difficile da mantenere e tanto facile da perdere.”

Alle loro vicende si intreccia quella del russo Sergej, figlio di un pezzo grosso del Partito, un uomo duro che ha perso la moglie a causa dello zar, e si è unito alla rivoluzione soprattutto per vendetta. Il figlio tenta di seguire le orme paterne, di mettere a tacere i propri dubbi e di ignorare le evidenze che non tutto nel nuovo ordine è limpido come dovrebbe. Prova a coniugare il senso del dovere verso il Partito e i dettami della coscienza, con alterni risultati. Sergej ha fatto una promessa a un uomo condannato a morte: proteggere la sua famiglia. Non ci è riuscito con la moglie, ma ha tutte le intenzioni di sposare la figlia e tenerla al sicuro, a costo di sfidare l’autorità paterna, perché la parola data è più importante.

“Speravo che la scomparsa della famiglia imperiale mi desse pace, ma la mia mamma, nonostante il sangue versato, continua a giacere nella tomba.”

Dopo un periodo nell’esercito, riceve la proposta di entrare nella polizia politica, e, conscio dei vantaggi ma anche dei pericoli di un rifiuto, accetta. Da quel momento coniugare la fedeltà al Partito e quella a se stesso diverrà sempre più arduo. La sua è una vita di finzioni, sempre in bilico su un filo sottile. L’unica cosa stabile e reale è il suo amore per Alexandra, e la volontà di proteggerla a ogni costo.
Altre storie vanno poi ad aggiungersi. Quella di Roza, ragazzina ebrea fuggita da Berlino insieme alla famiglia all’inizio degli anni ‘30, con la fantomatica speranza di una terra promessa in Russia: Birobidzhan, la città degli ebrei. Il loro viaggio terminerà a Skidel, nella Bielorussia polacca, dove comprenderanno che le terre promesse non esistono. Nessuno vuole gli ebrei, se non per i soldi che possono portare, quindi un posto vale l’altro. A Skidel, villaggio fuori dal mondo, potranno vivere tranquilli. O almeno è quanto sperano.

“Sono coperti di molti strati di indumenti malridotti: l’uniforme dell’ebreo in fuga. L’uniforme di chiunque in fuga[…]”

Alla loro storia si intreccerà quella di Szymon, ragazzo ebreo fuggito da Grodno allo scoppio della Seconda guerra mondiale, dopo aver cercato inutilmente di difendere la sua città dai russi.
A Grodno, per un periodo, riprendiamo anche la storia di Leopold, che è diventato maestro elementare, e conoscerà sia Szymon, e il suo amico-ombra Marek, che l’orfano Krzysztof.
Krzysztof è cresciuto in territorio polacco e con un nome polacco, ma scopre di essere figlio di una donna bielorussa e di un traditore. Ogni ricerca dei suoi genitori però è vana.

“Cosa significa avere una vita tranquilla? Lavorare tutto il giorno per poi cadere sfiniti sulla branda? Io voglio arrivare fino al mare, tornare da Irina, andare a Grodno e sapere che al mio ritorno Paulina capirà che sono un uomo.”

È un ragazzo costretto a crescere in fretta: lascia l’orfanotrofio e la scuola per lavorare sulle chiatte fluviali, solo per tornare qualche anno dopo, più grande, più robusto e più maturo, e prendere parte alla resistenza contro gli invasori, insieme all’amico d’infanzia Szymon e al maestro Leopold, che dietro l’apparenza tranquilla nasconde un’anima fiera.
Le cose si complicano ulteriormente con lo scoppio della Seconda guerra e, più tardi, con l’invasione tedesca, e tutte le carte verranno rimescolate.

È una storia corale, difficile da riassumere, perché è fatta di tanti fili che si sfiorano, si intrecciano e si sciolgono, col progredire delle vicende storiche. Il continuo cambio di nomi e confini dei vari territori è a volte difficile da seguire, ma rende alla perfezione la situazione caotica che le persone si trovavano a vivere. Un giorno bielorussi, un giorno polacchi, un giorno russi. Un giorno potevano parlare la loro lingua e quello dopo no. Una situazione di instabilità e pericolo perenni che rendono instabili tutte le vite coinvolte, costringendole ad adattarsi, spostarsi, nascondersi, per restare vivi e continuare a lottare per essere liberi.
Seguo questa saga da prima che uscisse, attraverso gli interessanti approfondimenti che le autrici hanno pubblicato, su tutto ciò che la riguarda: il territorio, le vicende storiche, i personaggi, la cucina, le tradizioni. Per questo già immaginavo che sarebbe stata una buona lettura, perché si vede che ogni dettaglio è stato curato e corredato da precise ricerche (ricerche tra l’altro molto difficili, vista la scarsa conoscenza qui in Italia del luogo scelto).
Quello che non mi aspettavo è la bellezza dello stile: ogni singola frase è curata. Non ci sono informazioni inutili, né banalità. Anche nei momenti di maggior coinvolgimento emotivo, tutto è funzionale, le descrizioni sono vivide e ricche di dettagli interessanti, le metafore sono fresche e originali, i sentimenti e i pensieri dei personaggi sono resi in modo sempre nuovo, mai scontato. Uno stile asciutto, preciso e potente, degno di una grande saga.
Ho trovato davvero molto ben delineati anche i personaggi. Sono tanti, e magari ci vuole un po’ per inquadrarli tutti, ma proprio per questo riuscire a dare un’identità definita a ognuno di loro non era un’impresa facile.
Sono tutti memorabili a modo loro, anche se io ne ho due o tre che mi sono rimasti nel cuore. Luiza, e la sua lotta disperata per sopravvivere pur partendo molto svantaggiata: un fratello morto, una madre malata di mente e un padre quasi assente. Tutto ciò in una città costantemente in guerra.
Sergej e la sua lotta altrettanto drammatica per non scontentare il padre, per restare vivo in un ambiente sempre più folle e paranoico, e per ritagliarsi comunque dei margini di libertà. Leopold, la sua onestà e la sua forza di carattere, mentre si arrabatta tra il tenere al sicuro la famiglia e i suoi studenti, il confronto costante con il fratello maggiore e una guerra in cui è obbligato a prendere posizione.
Tutti, in un modo o nell’altro, lottano per la libertà del loro popolo, del loro Paese, della loro famiglia o della loro anima. Questo non significa che facciano sempre la scelta giusta, ma i loro sbagli e le loro debolezze non fanno che renderli più umani.
È un romanzo che affronta molti temi essenziali: l’amore, l’amicizia, l’influenza della famiglia e della società, la vendetta, l’onore, l’importanza delle proprie radici, il coraggio, la libertà.
La trama appassiona fin da subito, e alla fine lascia con il forte desiderio di saperne di più. Perché a tutti questi personaggi ci si è ormai affezionati, e vogliamo sapere cosa ne sarà di loro, se supereranno anche questa ennesima terribile guerra oppure no, se il destino li farà rincontrare o le loro strade si separeranno per sempre. Attendo quindi con ansia il secondo volume della trilogia.

Intanto lo consiglio di cuore a chiunque ami i romanzi storici seri e approfonditi, dove le vicende personali e le emozioni vanno di pari passo con eventi realmente accaduti. È come se fossimo lì ad assistere anche noi: partecipi, disperati, arrabbiati o commossi.

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