Recensione: “BLACKOUT” di Simon Scarrow – ed. Newton Compton

La nostra Laura Baldo, come sempre, fa un’approfondita analisi della sua lettura per A libro aperto: BLACKOUT di Simon Scarrow, ed. Newton Compton.

  • Titolo: Blackout
  • Autore: Simon Scarrow
  • Editore: Newton Compton
  • Genere: thriller
  • Data pubblicazione: 24 giugno 2021
  • Pagine: 335

Trama

Berlino, dicembre 1939.  Mentre la Germania entra in guerra, i nazisti stringono la loro morsa sulla popolazione. La paranoia nella capitale è intensificata da un rigido blackout che ogni notte, al tramonto del cupo sole invernale, fa sprofondare la città in un’oscurità opprimente. Quando una giovane donna viene trovata brutalmente assassinata, l’ispettore Horst Schenke riceve subito pressioni per risolvere il caso. Trattato con sospetto dai suoi stessi superiori per la mancata adesione al partito nazista, Schenke cammina su una lastra di ghiaccio molto sottile. Perché la slealtà è punita con la morte. La scoperta di una seconda vittima conferma le peggiori paure dell’ispettore. Deve scoprire la verità prima che il male colpisca ancora. Mentre l’indagine lo porta più vicino al cuore sinistro del regime, Schenke si rende conto che il pericolo si nasconde ovunque. E che le fazioni del Reich in guerra tra loro possono essere letali tanto quanto un assassino che si aggira per le strade…

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Un thriller storico che mi ha attirata soprattutto per l’ambientazione, ma anche per la lunga esperienza dell’autore nella scrittura di romanzi storici. In più la trama mi ricordava un documentario che ho visto anni fa, su un serial-killer che colpiva nella Berlino della Seconda guerra mondiale, approfittando dell’oscuramento e lasciando le sue vittime vicino ai binari del treno. Il romanzo è chiaramente ispirato a quella storia vera e agghiacciante, anche se non vi ho trovato accenni nella postfazione.

Il protagonista è l’ispettore della Kripo (polizia criminale) Horst Schenke, coinvolto suo malgrado nel caso dell’omicidio di un’ex stella del cinema e moglie di un avvocato, pezzo grosso del partito nazista. La scelta nelle indagini ricade su di lui principalmente perché, a differenza di molti altri ufficiali di polizia, non è iscritto al partito né alle SS e quindi, oltre che neutrale, in caso di problemi è sacrificabile.

Gli ordini arrivano dall’alto, nientemeno che dal capo della Gestapo Heinrich Müller, e oltre che dall’assassino Schenke deve guardarsi anche dalle interferenze politiche. Il caso deve essere risolto in fretta e, soprattutto, a seconda di quel che si troverà, non deve creare scandali o minare la fiducia del popolo nel partito che lo guida in quei tempi difficili.

Schenke si muove quindi su un terreno pericoloso, dove non può fidarsi del tutto di nessuno, nemmeno della sua squadra, perché è spesso difficile stabilire a chi vadano le simpatie anche di colleghi o amici. A complicare il tutto, la donna che l’ispettore frequenta si rivela essere la nipote dell’ammiraglio Canaris, capo dei Servizi segreti militari, quindi alle difficoltà del caso vanno ad aggiungersi anche i segreti spionistici.

In una Berlino che si avvicina al primo Natale di guerra, e dove già scarseggiano beni di prima necessità come il carbone per il riscaldamento – causando molte morti per assideramento in quel gelido e nevoso inverno del ‘39 – e in cui prostitute, ladri, contrabbandieri e assassini girano quasi indisturbati dopo il tramonto, diverse morti vengono catalogate come incidenti. Solo l’omicidio di una donna importante farà sì che le indagini si approfondiscano, fino a capire di avere per le mani un serial killer.

La prima metà del romanzo, in cui si presentano i protagonisti e il mistero da risolvere, è quella che ho preferito. La scrittura è scorrevole e precisa, il ritmo incalzante, l’atmosfera resa in modo dettagliato. La trama è molto interessante, e così la costruzione della suspense, che spinge a girare una pagina dopo l’altra per saperne di più.

L’ispettore Schenke è il classico eroe combattuto: dopo un passato avventuroso di pilota di auto da corsa, interrotto a causa di un grave incidente, si è arruolato in polizia con l’intenzione di rendersi utile al suo Paese, e in breve tempo ha fatto carriera. La sua carriera però si è interrotta quando, con la stretta del partito nazista sul potere, per avanzare di grado si è reso necessario essere iscritti al partito, e avere i giusti appoggi. Il dilemma interiore di Schenke è proprio come tenersi fuori dalle beghe politiche facendo soltanto il suo lavoro, che è prendere ladri, stupratori e assassini. È convinto di poter restare neutrale e attendere semplicemente che il momento difficile passi, ma si rende sempre più conto che ciò potrebbe essere impossibile e che prima o poi sarà costretto a prendere una posizione.

Se devo essere sincera, ho trovato il protagonista adatto alla storia e all’indagine, ma non mi ha colpita particolarmente. Sembra che faccia e dica sempre la cosa giusta, ma spesso sono invece i personaggi che lo circondano a essere ottusi o antipatici. E quando invece fa la cosa sbagliata, causando delle morti innocenti, pare non rendersene nemmeno conto e da la colpa ad altri.

L’unico personaggio che mi è piaciuto davvero, perché non scontato, è quello di Liebwitz, giovane agente della Gestapo un po’ nerd (mi ha ricordato molto Sheldon di Big Bang Theory) che viene affiancato a Schenke per tenere d’occhio da vicino le indagini, ma in realtà perché nessuno alla Gestapo lo sopporta. Tutti gli altri sono esattamente ciò che ci si aspetta.

Ho apprezzato ancora meno i personaggi storici reali, che sono difficili da inserire, specie nel caso dei gerarchi nazisti, di cui nessuno ha mai scritto una biografia obiettiva, quindi non appaiono come persone vere ma stereotipi basati su quel poco che è noto di loro, finendo per assomigliarsi tutti.

Che un anonimo ispettore di polizia finisca per entrare in contatto con quasi tutte le più alte cariche dell’epoca risulta poi quantomeno forzato. Capisco il voler aumentare l’interesse, ma nel mio caso, conoscendo bene il contesto e i protagonisti citati, ha avuto l’effetto opposto. Preferisco le storie realistiche di persone comuni, dove le figure realmente vissute restano sullo sfondo ma non prendono parte alla vicenda, come succede normalmente nella vita vera.

Poi io sono consapevole, purtroppo, di avere problemi coi finali dei thriller, perché quasi sempre arrivata in fondo diverse cose non mi tornano, quindi l’ultima parte è quella che ho apprezzato meno.

Un thriller è come un meccanismo a orologeria: tutto dovrebbe incastrarsi alla perfezione. Per me, che sono molto pignola, non basta che lo faccia al 90%. Probabilmente il simpatico e bistrattato sergente Liebwitz sarebbe stato in grado di notarlo, e sarebbe d’accordo con me.

Detto ciò, l’ambientazione storica è molto dettagliata (e si vede che dietro ci sono ricerche serie e minuziose) e anche molto vivida. Scorrendo le pagine ci si trova immersi nell’atmosfera cupa e gelida di una Berlino in guerra, in cui ognuno cerca come può di sopravvivere e ritagliarsi un piccolo spazio di tranquillità. Sembra quasi di percepire il freddo dell’inverno e l’oscurità pericolosa della notte. Oppure il calore delle luci e le risate delle feste dell’alta società tenute dietro le persiane chiuse.

Lo stile di scrittura è semplice, scorrevole e preciso, la lettura coinvolgente.

Lo consiglio se amate i thriller dove protagoniste assolute sono la trama intricata piena di intrighi e colpi di scena e l’ambientazione insolita, se vi attirano i serial killer altrettanto insoliti, o se sapete poco della Berlino durante la guerra, perché è una lettura che fornisce spunti interessanti.

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