CINEMA, SERIE E TV – MUSICA – LEGGENDE DEL ROCK: Jim Morrison e il “club 27”

Per i 50 anni dalla morte di Jim Morrison, Simona La Corte ed Enrico Pedace vogliono omaggiarlo così…

Leggende del rock: Jim Morrison e il “club 27”

𝑈𝑛 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑜 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑙𝑎 𝑔𝑢𝑒𝑟𝑟𝑎 𝑠𝑖 𝑖𝑛𝑐ℎ𝑖𝑛𝑒𝑟𝑎̀ 𝑎𝑙 𝑠𝑢𝑜𝑛𝑜 𝑑𝑖 𝑢𝑛𝑎 𝑐ℎ𝑖𝑡𝑎𝑟𝑟𝑎.

Era il 3 luglio 1971 quando, in una vasca da bagno all’interno di una camera d’albergo a Parigi, veniva trovato il corpo senza vita di James Douglas Morrison. Meglio conosciuto come Jim Morrison.

Dopo cinquant’anni, la verità sulla sua morte è ancora un mistero: c’è chi dice che si sia suicidato, chi dice di no, chi ancora sostiene che non sia morto ma abbia cambiato identità e messo in scena tutto quanto. Alcuni dichiarano di averlo visto, molti anni dopo, seduto in un pub a bere birra, con i capelli lunghi e la barba folta!

Era davvero lui? Oppure il suo fantasma continua a vagare su questa terra, pieno di tormento, come lo era in vita?

𝑄𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑖𝑙 𝑚𝑖𝑜 𝑐𝑜𝑟𝑝𝑜 𝑠𝑎𝑟𝑎̀ 𝑐𝑒𝑛𝑒𝑟𝑒, 𝑖𝑙 𝑚𝑖𝑜 𝑛𝑜𝑚𝑒 𝑠𝑎𝑟𝑎̀ 𝑙𝑒𝑔𝑔𝑒𝑛𝑑𝑎.

Lo disse lui stesso, e lo confermano cinquant’anni di fama, che Jim Morrison è una leggenda. Lui, il cantautore ribelle, il “poeta maledetto” dell’epoca contemporanea, il visionario… il ʀᴇ Lᴜᴄᴇʀᴛᴏʟᴀ.

Con la sua musica e il suo carisma, Jim Morrison non è stato solo il leader dei Doors, ma anche una delle figure più rappresentative del movimento rivoluzionario (politico e sociale) degli anni Sessanta. Dallo spessore filosofico e con una visione concettuale, Morrison era una complessa figura artistica e intellettuale, capace di inserire poesia e storie di denuncia contro le convenzioni sociali atte, secondo lui, a inibire la libertà psicologica delle persone.

𝑆𝑖𝑖 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑟𝑒 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑖𝑙 𝑚𝑎𝑟𝑒 𝑐ℎ𝑒, 𝑖𝑛𝑓𝑟𝑎𝑛𝑔𝑒𝑛𝑑𝑜𝑠𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑜 𝑔𝑙𝑖 𝑠𝑐𝑜𝑔𝑙𝑖, 𝑡𝑟𝑜𝑣𝑎 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑓𝑜𝑟𝑧𝑎 𝑑𝑖 𝑟𝑖𝑝𝑟𝑜𝑣𝑎𝑟𝑐𝑖.

Cresciuto come un bambino rispettoso e molto intelligente, si interessò fin da subito alla lettura, alla scrittura e al disegno. Il suo interessamento allo studio fu talmente forte, da sbalordire i docenti del liceo al quale venne iscritto.

Con il passare degli anni il suo aspetto divenne più cupo e trasandato e proiettò i suoi interessi di studio verso la difesa della libertà, fino a diventare il leader indiscusso di un pensiero politico, sociale e musicale, che tutti noi conosciamo. La sua curiosità, però, viaggiava di pari passo nella sua vita con gli eccessi di spericolatezza e trasgressione, tanto da portarlo a pagare tali scelte con la vita.  

Entrato a far parte del “club J27” (espressione giornalistica con cui si definiscono i cantanti colpiti dalla “maledizione J”, ovvero, i tre artisti Jimi Hendrix, Janis Joplin e lo stesso Jim Morrison, i quali morirono tutti e tre all’età di 27 anni e in circostanze rimaste ancora oggi oscure), Jim Morrison ha lasciato una traccia indelebile e scrivendo una delle pagine più tristi nella storia del rock.

Durante gli anni dello studio, Morrison, stringe rapporti con un giovane Ray Daniel Manzarek. Da lì a pochi anni, Manzarek, oltre a rivelarsi uno dei suoi migliori amici diventerà il suo futuro tastierista in quello che sarà il gruppo che avrà cambiato indelebilmente la storia del rock. The Doors.

La sua voce mistica e sensuale ha accompagnato generazioni di giovani, attratti dal mito, ed è solo attraverso la mediazione dei suoi testi che possiamo comprendere chi è stato veramente Jim Morrison.

Un vero e proprio sciamano della musica. Una musica “orientata al blues con una ricca dose di rock e alcuni elementi di jazz, pop e sonorità classiche. Fondamentalmente, una blues band bianca”, a detta dello stesso Morrison.

E il termine “sciamano” sembra che sia stato coniato proprio per lui, quel cantante tenebroso dotato di un magnetismo e carisma tanto potenti da riuscire ad attirare l’attenzione di chiunque. E forse proprio grazie a questa particolare forza spirituale, lo stesso Morrison, riuscì a creare una delle band più influenti del periodo, con una musicalità dolce e allo stesso tempo amara e graffiante, morbida e grave, potente e delicata, ma più di ogni altra cosa, unica. Una musica unica perché non credo che siano esistite altre rock band in grado di raggiungere livelli di quel genere senza un bassista nel gruppo. Sì è proprio quello che ho scritto. I Doors non avevano un bassista. Una peculiarità unica, dettata dal fatto che durante i loro provini non riuscirono a trovare nessuno che soddisfacesse le loro esigenze. Una scelta bizzarra e azzardata per una band che si professava musicalmente innovativa, ma che diede i suoi risultati.

Risultati straordinariamente brillanti, che diedero vita a un suono originale e unico nel loro genere.

Ma se nel mondo della musica, Jim Morrison, era il poeta maledetto, bello e dannato, ribelle e trasgressivo, un leone indomabile, nella vita sentimentale trovò l’unica donna che riuscì a tenergli testa. Pamela Courson.

Bella e colta, sensuale e intelligente tanto quanto lui, Pam fu l’unica vera compagna di vita di Jim Morrison.

Fu una storia d’amore torbida quella con Pamela Courson: un amore non privo di tradimenti e dolore, ma unico, come solo due persone unite da qualcosa di più profondo del sentimento possono sperimentare. E allora ecco che, come i Doors con le loro turbolenze, trasgressioni e ribellioni, anche Pam e Jim entrano nel mito, diventando di diritto una di quelle coppie indivisibili e indistruttibili.

Inevitabilmente, la musica ha fatto da sottofondo alla loro indimenticabile storia d’amore portando Jim a comporre la canzone che racconta in maniera leggendaria, l’incontro avvenuto tra i due amanti sulla spiaggia di Venice a Los Angeles, Love Street.

She lives on love street

Lingers long on love street

She has a house and garden

I would like to see what happens

Altro testo emblematico è Love me two times.

𝐿𝑜𝑣𝑒 𝑚𝑒 𝑡𝑤𝑜 𝑡𝑖𝑚𝑒, 𝑔𝑖𝑟𝑙

𝑂𝑛𝑒 𝑓𝑜𝑟 𝑡𝑜𝑚𝑜𝑟𝑟𝑜𝑤                   

𝑂𝑛𝑒 𝑗𝑢𝑠𝑡 𝑓𝑜𝑟 𝑡𝑜𝑑𝑎𝑦                     

L’amore cantato da Jim in questa canzone è quello carnale che spinge un uomo a cercare rifugio tra le braccia di una donna, che lo consoli e lo ami prima dell’imminente addio. Un inno al piacere e all’oblio dei sensi da parte di un soldato in partenza per la guerra in Vietnam.

L’accostamento tra la coppia del testo e quella formata da Morrison e Courson non è casuale: come il soldato va alla ricerca spasmodica di un amore che lo salvi da se stesso, così Jim torna dalla sua Pamela per sentirsi al sicuro e, soprattutto, amato.

Sulla sua vita e sulla sua carriera con i Doors sono stati realizzati film e documentari e credo che in molti ricordino la pellicola di Oliver Stone uscita nei cinema nel 1991. Un vero e proprio successo. Un cult della storia cinematografica con un immenso Val Kilmer che interpretò magistralmente Jim Morrison.

Tuttavia, se il film rimane un capolavoro per tutti noi, c’è chi non la pensa esattamente così. Coloro che lo hanno conosciuto davvero, come i membri della band, dichiararono che il ritratto di Morrison era stato estremamente enfatizzato, forse per chiari motivi cinematografici, ma secondo loro Jim Morrison non era lo strafatto alcolizzato dipinto da Stone e non aveva condotto una vita costantemente sopra le righe e sempre tormentata da trasgressioni.

Nonostante la pessima fama, nel 1993 i Doors sono entrati nella Rock and Roll Hall of Fame diventando quindi una vera e propria icona.

Una vita breve, purtroppo, quella di Jim Morrison. Tanto breve quanto intensa e ricca di aneddoti indimenticabili e immortali, che tutti possono conoscere attraverso le varie biografie che sono state divulgate nel corso degli anni. Ma se si vuole conoscere veramente il pensiero, le riflessioni e i sogni di questo personaggio, bisogna approcciarsi alla lettura delle poesie e degli scritti che sono stati raccolti e pubblicati postumi.

Una vera vita da leggenda e come una leggenda andò via in quel maledetto 3 luglio 1971, ma a noi piace pensare che il nostro Jim non sia morto a Parigi in quell’anno e in quel giorno; piuttosto, vogliamo credere che sia ancora in giro per il mondo a godersi la musica del rock che non morirà mai.

Simona & Enrico

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