Recensione: “LOCKED” di Ella Franck e Brooke Blaine – ed. Triskell Edizioni

La nostra Anna Lisa Manotti ha letto, per A libro aperto, LOCKED di Ella Frank & Brooke Blaine, ed. Triskell Edizioni.

  • COLLANA: RAINBOW
  • Titolo: Locked (Edizione Italiana)
  • Titolo originale: Locked
  • Serie: PresLocke #2
  • Autrici: Ella Frank, Brooke Blaine
  • Traduttrice: Cristina Tormen
  • ISBN EBOOK: 979-12-207-0035-1
  • ISBN CARTACEO: 979-12-207-0038-2
  • Genere: Contemporaneo

Trama

“ACE LOCKE VOLA A SIN CITY CON UN UOMO MISTERIOSO”

Fanciulle (e fanciulli), abbiamo una brutta notizia per voi: la star d’azione più sexy di Hollywood, Ace Locke, è ufficialmente fuori dal mercato!
L’uomo a braccetto con Locke è stato identificato come Dylan Prescott, il modello sexy del momento, famoso per l’ultima pubblicità di Calvin Klein. Secondo alcune fonti di TNZ, i due si sarebbero conosciuti sul set del prossimo film di Locke, Insurrezione 2, e da allora avrebbero avuto “occhi solo l’uno per l’altro.” Si tratta della prima relazione gay pubblica di Locke, che ha fatto coming out un anno fa, e da allora si è parlato molto di chi sarebbe stato il primo ad attirare la sua attenzione.
Secondo diversi testimoni, Locke avrebbe trascinato via Prescott sul suo jet privato per un romantico fine settimana al Syn, l’hotel più esclusivo sulla Strip di Las Vegas. Le recenti foto della nuova coppia, affettuosamente ribattezzata PresLocke, che mostrano Locke stringere a sé possessivamente il suo nuovo spasimante, lasciano presagire che la situazione si stia riscaldando.
Il mondo osserva #PresLocke, e noi non vi faremo perdere neanche un aggiornamento su questa relazione in erba!

La storia di Ace e Dylan continua nel Libro Due della serie bestseller PresLocke.

“Locked” di Ella Franck e Brooke Blaine, secondo romanzo della serie “PresLocke” è uno di quei libri di cui si dice “è davvero carino, ma…”.

La tematica di fondo che fa da premessa è molto interessante, la discriminazione in base alle proprie preferenze sessuali è una cosa quanto mai attuale (e mi sto riferendo al DDL Zan). Fino a non troppo tempo fa erano comuni, specie nel cinema americano, i cosiddetti “lavender marriage”, i matrimoni di facciata e in alcune comunità si usano ancora oggi. Qui troviamo il primo “ma”. Ace Locke, uno dei due protagonisti, vede la propria carriera andare a catafascio dopo essere stato sorpreso in compagnia di un uomo. Perde sponsor e scritture, i sacrifici di una vita vanificati da una paparazzata. Ora, non dico che ogni romanzo che affronta temi di una certa rilevanza debba diventare un manifesto, ma che dietro ci sia un po’ di spessore sarebbe cosa buona e giusta. La reazione di Ace, in sé, mi è piaciuta. Non ha ripensamenti, non rinnega niente, convinto che perdere tutto sia un buon prezzo per stare con l’uomo di cui si è innamorato, il modello Dylan Prescott. Quel che genera il “ma” è che, nonostante una narrazione in prima persona, nessuno dei due protagonisti produce pensieri più profondi di “non è giusto, non dovrebbe essere così”. Leggendo non si ha l’impressione che la distruzione di una carriera sia un vero problema.

La trama è totalmente incentrata sul rapporto fra Ace e Dylan, condividono insieme quasi ogni pagina e sono due personaggi che funzionano, soprattutto se presi uno a uno. Dylan è più schivo e incerto, Ace più assertivo e dinamico. Entrambi sono modesti, gentili e generosi. I rapporti opposti che hanno con le rispettive famiglie sono descritti in modo breve, ma efficace (seppure quella di Ace sia un po’ troppo giocata sui toni dell’assoluto). Ace ha molto denaro, ma pochissimi amici, Dylan è più povero, ma ha alcuni amici cui potrebbe affidare la propria vita. Insieme, però, si perdono un pochino. Le loro voci narranti sono molto simili e  i loro tratti caratteriali comuni spesso contribuiscono a confonderle. Poi, una volta recuperato il filo di chi sta parlando, ci si ritrova e la storia scorre bene.

L’intreccio non annoia, però qui troviamo un altro “ma”. Il rapporto fra Ace e Dylan rimane spesso su strati abbastanza superficiali. Fra di loro non fanno grossi discorsi d’amore, e ci sta, ma considerazioni di più ampio respiro non si generano nemmeno nelle loro menti. Si arriva al punto in cui si dichiarano reciproco amore, ma il processo che li ha portati fin lì rimane un po’ fumoso. Leggendo si sente che manca quella sottotraccia di pensieri che ti fa davvero essere nella testa dei personaggi.

Anche il doloroso passato di Dylan viene trattato all’acqua di rose. Se si mettono in campo temi di una certa portata, come crescere con una madre tossica che fa la vita, e che per giunta tenta di venderti a uno dei suoi clienti, dopo li si deve trattare di conseguenza o resta il sospetto che siano poco più che pretesti. Ci sono varie gradazioni di dolore che si possono scegliere per tingere di nero il passato dei personaggi, ma più si sceglie un tono scuro e più bisogna starci dentro.

Una cosa che ho apprezzato molto, invece, è la mancanza della rottura di prammatica. Quando ho iniziato a leggerlo ho scoperto che prima c’era un altro romanzo e me lo sono letto per avere un’idea più definita, quando l’ho terminato mi son detta “ecco, al punto X si lasceranno” e invece no. Ace e Dylan non si perdono in recriminazioni e fraintendimenti: scelgono di mettere il loro rapporto sopra tutto il resto. Mentre la carriera di Dylan decolla, quella di Ace cola a picco, ma lui si guarda bene dal troncare (come sarebbe accaduto in mille altri romanzi), scegliendo di essere felice per lui.

Una rottura, comunque c’è, ed è quella fra Ace e lo star system, e qui troviamo il terzo “ma”. Di nuovo la cosa scorre in modo veloce: senza mai crollare, nemmeno fra sé, senza arrabbiarsi mai, nemmeno fra sé, senza mai maledire un sistema che ti stigmatizza perché sei omosessuale, Ace passa dai film d’azione al mondo indie. Sulla versatilità non ho nulla da dire, ma che tutto si risolva tramite l’interesse del padre di un amico di Ace, che è un super produttore, mi pare un po’ facile.

In generale il problema di “Locked” è una generale superficialità. L’ultimo appunto riguarda il linguaggio che è scurrile in modo talvolta un po’ gratuito, e giuro che io non sono una che, al bisogno, lesina sulle imprecazioni.

Ho finito “Locked” con l’impressione di aver letto qualcosa che, dati i temi di fondo, poteva essere molto di più. Le autrici hanno mestiere e si vede e questo fa ancora più dispiacere. A metà circa si leggono fra le righe alcune intenzioni sul prossimo romanzo, almeno credo. Le rimando all’ultimo capitolo per vedere se faranno il grande salto.

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