Recensione: “LA CASA DEI SEGRETI” di Liz Trenow – ed. Newton Compton

Altra bellissima lettura e A libro aperto ve ne parla sempre grazie alla collaborazione con Newton Compton: Anna Lisa Manotti ha letto e recensito LA CASA DEI SEGRETI di Liz Trenow.

  • Titolo: LA CASA DEI SEGRETI
  • Autore: Liz Trenow
  • Editore: Newton Compton
  • Genere: narrativa storica
  • Data pubblicazione: 15 luglio 2021
  • Pagine: 352

Trama

1936. La minaccia di una nuova guerra incombe sull’Europa. Churchill ha appena riunito le menti più brillanti di tutto il Regno Unito in una grande casa nel Suffolk – nota come Bawdsey Manor -, determinato a stabilire una linea d’azione che porti gli alleati in vantaggio. Vincolati da un giuramento di massima segretezza, gli ospiti di Bawdsey Manor dovranno lavorare insieme a un’invenzione che potrebbe cambiare le sorti della guerra. Tra loro c’è Vic, un fisico tanto geniale quanto timido che, per la prima volta nella sua vita, sente di avere finalmente uno scopo e di contribuire a qualcosa di importante. Anche la giovane Kathleen, che lavora nella locanda poco distante, è decisa a fare la sua parte: non intende limitarsi a servire tè con i biscotti mentre il Paese attraversa l’ora più buia. E così, quando il team Bawdsey inizia a reclutare donne per far funzionare l’elaborato sistema top secret che gli scienziati stanno mettendo a punto, si offre volontaria. Non ci vuole molto perché Kath e Vic scoprano una complicità inaspettata, proprio quando le bombe cominciano a precipitare dal cielo, minacciando di distruggere ogni speranza di felicità.

Copia digitale gentilmente fornita dalla CE in cambio di una recensione onesta

Quando mi accingo a leggere un romanzo storico ho sempre paura di trovarci scritte delle castronerie strabilianti: fatti storici spostati arbitrariamente per esigenze di trama (fatti grossi, intendo), errori di ricerca e chi più ne ha più ne metta. “La casa dei segreti” non ha questo problema. Il romanzo è ben documentato, i fatti sono verificati e la tecnologia delle onde corte è spiegata davvero bene.

Questo libro narra le vicende di Vikram “Vic” Mackensie e Kathleen “Kath” Moss. Lei è una giovane inglese che si affaccia ai sedici anni senza saper bene cosa fare di sé stessa e  lui è uno studioso di fisica che arriva al villaggio di Badswey per risiedere a Badswey Manor, residenza vittoriana acquistata dal Ministero dell’Aria per condurvi degli esperimenti volti a sviluppare una tecnologia basata sulle onde corte.

Le onde corte sono le vere protagonista del romanzo e la storia di Kath e Vic passa del tutto in secondo piano. Certo Liz Trenow ci racconta di loro che si avvicinano e si lasciano, poi si ritrovano e si perdono ancora. Conosciamo le loro famiglie, i loro amici e i loro nemici, ma chi la fa da padrone qua è la Storia.

Così seguiamo i progressi di Vikram nel costruire congegni capaci di distinguere velivoli amici da quelli nemici, seguiamo Kath che impara a leggere i segnali radio quando entra nella WAAF (il Woman’s Auxiliary Air Force) e diventa una di quelle donne coraggiose che contribuirono alla segnalazione dei velivoli tedeschi in avvicinamento (e che salvarono numerosissimi soldati inglesi prevenendone l’abbattimento). Ci immergiamo nelle onde (corte) e capiamo che se Oppenheimer e il Progetto Manhattan posero fine alla guerra e vincerla furono i radar. Conosciamo Robert Watson-Watt, padre del progetto, che per primo capì l’importanza di acquisire il dominio dei cieli, non solo con velivoli efficienti, ma con un sistema di difesa efficace. Prima del radar ci si affidava agli aereofoni, una specie di parabolona che intercettava il rumore degli aerei. Capite da soli che, per quanto utile, la contraerea avrebbe potuto fare ben poco con così scarso preavviso. Watson-Watt, i suoi uomini e le sue donne rischiarono la vita sotto i bombardamenti (per quanto protette dal segreto di stato spesso le basi RAF avevano vicino delle torri radio non proprio piccine), intercettando le pattuglie tedesche fin dal momento in cui lasciavano le coste olandesi o francesi, soccorrendo quelle inglesi che venivano falciate tracciandone la posizione. Il loro contributo è spesso ignorato, oscurato da quello dei loro colleghi di Bletchley Park (dove lavorò Alan Turing, per intenderci), ma non fu da meno.

In quasi mezza pagina, non a caso, ho nominato a malapena i protagonisti; come vi ho detto Vikram e Kathleen un po’ sono oscurati a loro volta. La parte romanzata regge meno: il narratore onnisciente si sente parecchio, i fatti sono spesso narrati con un certo distacco e non riusciamo a soffrire o gioire con i personaggi, a volte ci si chiede se l’intera storia non fosse che un pretesto per raccontare qualcosa di molto più grande.

Il finale, potenzialmente distruttivo, lascia quasi indifferenti. Che Vic e Kath se la vedano fra loro: le donne del WAAF, i tecnici, gli ingegneri e i piloti hanno vinto la guerra e Hitler è morto. Normalmente storcerei il naso, ma non questa volta. Kath e Vic non condividono chissà quale amore appassionato: sono due persone che si innamorano un passo alla volta, vedendosi poco e scrivendosi molto nel mezzo di un conflitto mondiale. Nessuno si strappa le vesti, nessuno getta a mare la propria esistenza. La guerra è finita, la vita riprende e il tempo passa. E quando c’è tempo si possono ricucire legami e riannodare fili. Liz Trenow è molto abile nel non propinarci una storiella strappalacrime, così da non perdere di vista la Storia, quella vera.

La pecca di questa scelta è che a volte la lettura è faticosa, ma degli uomini e delle donne di Badswey Manor valeva la pena raccontare.

Non me ne voglia la Newton, ma ho un paio di appunti: il titolo originale “Under a Wartime Sky” era molto più evocativo. Capisco che “La casa dei segreti” sia più accattivante, ma rischia di fuorviare. Anche la copertina non mi convince, un campo fiorito con in fondo una villa ha poco a che fare con un palazzo gotico-vittoriano immerso nei boschi e circondato di filo spinato. Con un titolo e una copertina così non l’avrei letto se non avessi dovuto recensirlo, avrei pensato: “toh, il solito romanzetto scritto dall’ennesima autrice che mi sposterà le cose a caso” e mi sarei sbagliata.

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