Segnalazione: “CODICE REDOX – LA SESTA COMPAGNIA” di Betta ZY – ed. Carpa Koi

CODICE REDOX – LA SESTA COMPAGNIA

Betta ZY

Titolo: Codice Redox la sesta compagnia

Autore: Betta Zy
Genere: Narrativa
ISBN: 8894515168
Data pubblicazione: marzo 2021
Editore : Carpa Koi
© 2021 Edizioni Carpa Koi


Biografia

Betta Zy (al secolo Benedetta Zibordi) nasce a Mantova il 23 novembre 1974. Nipote d’arte (lo zio Damiano Scaini, attore teatrale e cinematografico, noto soprattutto per la sua partecipazione al film “Centochiodi” di Ermanno Olmi), fin da bambina si è appassionata di musica, cinema e letteratura. Ha collaborato alla stesura del libro “Non più soli nel disagio: strategie di sopravvivenza nella scuola che cambia” (Franco Angeli Edizioni) e pubblicato “Viaggiare controvento” un breve racconto per il collettivo Lulù che fa storie.
Imprenditrice digitale, ha diverse specializzazioni nel settore olistico, ed è da sempre appassionata di storia, esoterismo e fantapolitica.


Trama

Siamo soli nell’universo? O invece da qualche parte esistono altre forme di vita intelligente? Soltanto Sasha Radislav, l’uomo che ha quasi ucciso Hitler, conosce la risposta, ma sa anche che certe cose è meglio tenerle segrete.
Anni dopo, però, l’omicidio di una giornalista rischia di portare alla luce l’esistenza di una vita extraterrestre, esseri superiori che il Terzo Reich aveva prima idolatrato, e in seguito provato a sottomettere per impadronirsi di armi e di ricchezze con le quali prepararsi a una nuova guerra. Tra complotti politici e misteriosi omicidi, Betta Zy ci racconta una differente versione della storia, dalla seconda guerra mondiale fino ai giorni nostri, in cui le razze aliene sono insediate sulla terra e vivono nascoste in mezzo a noi.


http://www.bettazy.com
Book trailer https://www.facebook.com/BettaZyAutrice/videos/1214519132359824


Strillo


Nulla è certo nella vita fuorché la morte. O almeno è certo che esistano il bianco e il nero. Ma nessuno può stabilire fra essi quante sfumature grigie possano esserci. Non si può stabilire se è nato prima il bianco che, sporcandosi, è diventato nero o il nero che, sbiadendo, è diventato bianco.


Estratti


“A Berlino, nell’aprile del 1945 il generale tedesco stava dormendo nel suoalloggio quando un boato terribile rimbombò nella notte. All’esterno delbunker, il clangore deipanzerfaust si mescolava ai botti dei Gewer43 e delle pistole mitragliatrici che rigurgitavano colpi come fossero bestie infernali. Il frastuono arrivava nel sotto-suolo come una pioggia di colpi sordi. Il Generale si svegliò di soprassalto e iniziò a correre lungo i cunicoli del bunker sotterraneo. Arrivato davanti alla porta la spalancò senza bussare: «Mein Führer! Berlino è sotto attacco. I russi sono vicini. Deve lasciare subito la città».
Il Führer si alzò dal letto cercando di non fare rumore ma la donna accanto a lui aprì gli occhi, guardandolo senza parlare. «Eva, torna a dormire» disse.
Ma lei non gli diede ascolto, e si rivolse direttamente all’altro uomo.
«Generale, com’è la situazione?» chiese. «Grave, signorina Braun. Si stanno avvicinando e…» «E noi li cacceremo, dannazione!» s’intromise il Führer.
«Siamo o non siamo il Terzo Reich?». Adolf Hitler non era pronto a cedere.
«Generale, riunisca gli altri. Prepariamo la controffensiva. Li distruggeremo».
«Adolf, ho paura». Eva Braun guardò il Führer con devozione prima di proseguire: «Ma so che vinceremo. Ne sono certa».
Lui la guardò, galvanizzato dalle sue parole: «Allora preparati. Presto ci sarà una festa. Porterò la Germania più in alto di tutti i Paesi al mondo e allora ti vorrò con me». Lei lo guardò, incerta sul fatto di aver compreso bene le sue parole.
«Allora, Frau Braun? Cosa rispondi?» «Sì, sì. Sarò con te quando succederà, mein Führer». …”
“All’oscuro di ciò che stava accadendo nelle profondità dell’Antartide, Il capo della CIA Allen Dulles attendeva di essere ricevuto dal Presidente Truman. La sala d’aspetto era fin troppo sfarzosa per i suoi gusti, ma dopo un po’ si scordava dov’era, come fosse uno di casa.
Nell’aria regnava un silenzio quasi religioso. Allen Dulles si convinse che chiunque fosse passato per quella sala prima di lui, ci avesse pregato per almeno due minuti. “Forse dovrei farlo anche io” pensò con sgomento. Le preoccupazioni del suo Presidente sembravano non aver mai fine, e adesso toccava a lui portargli le ultime notizie, che non erano esattamente buone. Il Presidente Truman doveva prepararsi a far fronte a una situazione difficile, e lui sapeva quanto poteva essere imprevedibile a volte. Da un lato sperava di non coglierlo impreparato, ma vista la situazione la cosa avrebbe preso comunque una brutta piega.
Ormai la guerra era finita mesi addietro, e mentre si trovava a Londra, aveva avuto un colloquio con Churchill che aveva causato non poca agitazione alla Casa Bianca, e subito aveva informato Truman circa le possibili complicazioni: Mosca, infatti, stava prendendo il controllo assoluto su alcune capitali Europee e il fenomeno si allargava a macchia d’olio. A quel punto Allen era ben conscio dei dubbi che attanagliavano l’amico. Perché se per tutti Truman era il Presidente degli Stati Uniti d’America, per Allen Dulles quell’uomo era semplicemente il suo vecchio amico Henry, ora e sempre, a dispetto delle regole che l’etichetta gli imponeva. E lo conosceva abbastanza per sapere che entrambi condividevano la stessa preoccupazione: con la caduta della Germania i Russi avevano preso il sopravvento, e la “cortina di ferro” era caduta sull’Europa Orientale, con gravi conseguenze per la popolazione.”
“…La tristezza pervase Isabelle. Tutto sembrava confermare i suoi so-spetti.
Eylis parlava di un posto dove non passano i raggi del sole… Forse si riferiva a un bunker nazista, uno di quelli che non erano stati ancora scoperti e smantellati. Doveva essersi nascosta lì in attesa di fuggire in Argentina come i suoi degni compari. Oramai non aveva più dubbi: lei era una di loro, una spia che si era infiltrata per boicottare il processo, solo che sua madre l’aveva scoperta ed Eylis, in quelle lettere, chiedeva di essere perdonata. “Ma chissà che delusione per la mamma”, pensò Isabelle, che ricordava ancora l’espressione triste di Brigitte quando Eylis se ne andò. Eppure, lei doveva sapere già chi fosse, perché le lettere erano antecedenti a quell’addio, eppure la madre sembrava triste nel lasciare andare chi aveva contribuito a uccidere suo padre.
A ripensarci adesso, Isabelle si sentì mancare, e presto la rabbia prese il sopravvento sullo stupore.
Eylis non doveva passarla liscia.
Isabelle ripose il taccuino ma prese con sé le lettere. Le avrebbe portate a Brandon, e lui avrebbe pensato al da farsi. Qualcuno doveva ricacciare indietro gli ultimi rigurgiti di quella follia.”

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