Recensione: “LA VIOLINISTA DI AUSCHWITZ” di Ellie Midwood – ed. Newton Compton

È il momento della nostra Erika Casali per un altro Newton Compton imperdibile. Non è il solito storico ambientato in un campo di concentramento… è LA VIOLINISTA DI AUSCHWITZ di Ellie Midwood.

  • Titolo: LA VIOLINISTA DI AUSCHWITZ
  • Autore: Ellie Midwood
  • Editore: Newton Compton
  • Genere: narrativa storica
  • Data pubblicazione: 22 luglio 2021

Trama

Ad Auschwitz ogni giorno è una lotta per la sopravvivenza. Alma è la detenuta 50381, il numero tatuato sulla sua pelle. È rinchiusa con migliaia di altre donne, strappata ai suoi cari, intrappolata in un labirinto di filo spinato. Questa tragica realtà non potrebbe essere più lontana dalla sua vita precedente. Stimata violinista, si esibiva lasciando il pubblico incantato. Ma l’orrore dell’Olocausto ha stretto l’Europa in una morsa e niente ha potuto salvarla. Quando la responsabile del campo femminile nomina Alma direttrice dell’orchestra, lei è tentata di rifiutare. Non ha intenzione di compiacere i suoi aguzzini, ma ben presto si rende conto del potere che quella posizione potrebbe offrirle: riuscirebbe a fornire alle ragazze affamate razioni extra di cibo e potrebbe strapparne molte dalle grinfie della morte. E così Alma si lancia nell’impresa. Ad aiutarla c’è Miklos, un pianista di talento. Circondati dalla disperazione, Alma e Miklos trovano un’inaspettata felicità nelle prove congiunte, nelle note segrete e nei concerti. Ma ad Auschwitz l’aria stessa è pregna di dolore, e la tragedia è l’unica certezza… In un luogo così disperato, può sopravvivere il loro amore?
Senza la musica non sarebbe mai sopravvissuta
La straordinaria storia di Alma Rosé, nipote del grande Mahler, deportata numero 50381

«Una storia straziante, ma indimenticabile. È nostro dovere non dimenticare storie come questa.»
«Il personaggio di Alma è descritto con una grazia e una delicatezza uniche. Un libro straordinario.»
«Le storie sull’Olocausto riescono a svelare ciò che è stato e ad avvicinarci emotivamente alle vittime di quella tragedia.»
«Una grande lezione sul significato della parola speranza.»

Copia gentilmente fornita dalla CE in cambio di una recensione onesta

Ho letto La violinista di Auschwitz di Ellie Midwood. Ero titubante in principio: un altro romanzo su un campo di concentramento nazista?! E allora perché l’hai scelto, vi chiederete voi. L’ho scelto perché mi sembrava che ci fossero tutte le premesse per una storia di coraggio, d’amore e di musica, elemento che mi affascina moltissimo. Forse perché sono stonata come una campana e nessuno si è premurato di fornirmi un orecchio musicale!

Altro elemento vincente, che ha determinato la scelta di lettura, è il fatto che Alma Rosé, la protagonista di queste pagine, è stata una persona in carne ed ossa ed è stata una famosa virtuosa del violino e direttrice dell’orchestra femminile di Birkenau. Come narrano il romanzo e la realtà storica, Alma ricoprì il ruolo di direttrice per meno di un anno, ma fu proprio grazie a lei e alle sue abili interazioni con i membri di spicco delle SS del campo che le sue ragazze ebbero salva la vita. Quasi tutte loro sopravvissero fino alla liberazione nel 1945 e tornarono nella società.

Quello che ha affascinato la scrittrice e che anche me, è stato l’impatto che questa donna ebbe sulla vita delle tante giovani che vennero salvate dalla musica. Per via diretta o indiretta, il coinvolgimento di Alma Rosé implicava sempre la musica in un qualche modo, perché era quello che aveva salvato lei e ne aveva determinato la crescita e la personalità.

Nel romanzo Alma è una donna forte, ma poco a contatto con la realtà dei fatti, almeno all’inizio. O almeno questo è quello che la scrittrice vuole farci credere, perché poi appare chiaro che Alma aveva deciso di vivere nel campo secondo le sue regole e che avrebbe fatto di tutto perché venissero rispettate anche dalle SS. E così è stato. Nei limiti del possibile all’interno del campo di concentramento di Birkenau, dove la fame e la sopravvivenza era ciò a cui pensavano tutti costantemente, e dove la cenere dei morti volteggiava nell’aria posandosi sui volti dei vivi come fiocchi di neve. I morti avevano un sapore e un odore. Vita e morte vanno a braccetto in questo romanzo con forza e con tutta la dignità che un essere umano riesce a raccogliere in una situazione che ormai è nota a tutti noi.

Quindi, sì, è un altro romanzo sui campi di concentramento, ma vale la pena leggerlo. Non solo per non dimenticare, ma soprattutto per imparare la dignità, la forza delle proprie convinzioni, il rispetto, il valore di ogni vita umana, l’umanità intesa nel suo significato più base e principale.

In un periodo storico in cui la questione femminile, i femminicidi e il rispetto per l’essere umano vengono costantemente messi in discussione, in questo romanzo troverete un esempio di fermezza morale ed etica a scapito di tutto e di tutti e in cui la musica vi fornirà uno spazio sicuro in cui rifugiarvi e rigenerarvi.

Sono stata felice di leggere questa storia che parla di speranza, di amore, di rispetto con profonda umanità e semplicità.

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